Joker, l'antagonista perfetto

21 maggio, 2020
Come si costruisce la figura dell'antagonista? Perché ci affascina tanto? Uno degli antagonisti più conosciuti in assoluto è l'eterno rivale di Batman: Joker. La sua personalità sadica, narcisistica e sociopatica è uno dei motivi del suo successo.

Il Joker è uno degli antagonisti più noti e amati dal grande pubblico. La sua popolarità è tale che non ha più bisogno di Batman per essere riconosciuto: nel 2019 è approdato al cinema con un film interamente dedicato a lui e impersonato da Joaquin Phoenix.

Sono vari gli attori che negli anni lo hanno impersonato; fra tutti spicca sicuramente Heath Ledger, la cui interpretazione del Joker gli valse un premio Oscar postumo che trasformò sia l’attore che il personaggio in vere icone del cinema. Non da sottovalutare anche altre interpretazioni di enorme qualità, come quella di Jack Nicholson. Il cinema ha contribuito, in grande misura, a rendere l’immagine del Joker mitica e indelebilmente associata all’eterno antagonista.

“Nei loro ultimi attimi, le persone mostrano chi sono veramente. Quindi in un certo senso posso dire che ho conosciuto i tuoi amici meglio di te.”

-Joker-

L’evoluzione dell’antagonista Joker

Fino agli anni ’40 Batman apparteneva alla serie Detective Comics, ma a partire da quel momento il personaggio si separa e diventa protagonista di un fumetto che prende il suo nome. Come ogni supereroe che si rispetti, aveva bisogno di un rivale, ed ecco che inizia a configurarsi la figura del Joker, la cui paternità è stata ampiamente discussa. Il primo Joker assomigliava alla figura del Jolly nel poker, da cui prende il nome, aveva un ruolo meno elaborato ed era un nemico comune.

Con il passare del tempo la sua popolarità è aumentata fino a renderlo una figura chiave nei fumetti di Batman, quasi come se i due personaggi fossero due facce di una stessa moneta: il bene e il male, inseparabili, indissolubili.

Joker personaggio fumetto

Questa è l’idea che ha cercato di trasmettere l’acclamato regista britannico Alan Moore con il suo Batman: The Killing Joke, rivelando un’intima somiglianza tra protagonista e antagonista: se la bontà di Batman non è poi così pura, neanche la malvagità del Joker lo è. Batman: The Killing Joke nasce in un periodo di crisi, quando le solite leggi editoriali non funzionano più, il vecchio iniziava a stufare e gli scherzi del Joker avevano smesso di divertire.

Moore è riuscito a dare una svolta radicale attribuendo al Joker la sua vera personalità, non più un personaggio piatto e superficiale, ma un antagonista con un’essenza propria. Grazie a Moore, Joker ha abbandonato il ruolo di personaggio secondario che, pur inserito all’interno di trame interessanti, restava in secondo piano limitandosi a essere un’appendice di Batman.

A partire da quel momento, aumenta l’interesse per l’antagonista e per il suo passato oscuro e confuso di cui ben poco si sapeva; aumenta la curiosità per un personaggio di cui non si conosceva la reale natura: è sempre stato così o è il frutto di una giornata storta? Moore ha messo insieme i pezzi mancanti del puzzle e ha tracciato i principali tratti della vera personalità del Joker, della causa della sua pazzia.

Chi è Joker?

Il suo aspetto fisico è una vera presa in giro nei confronti di Batman: da una parte il protagonista serio, scuro e dal passato tragico; dall’altra il suo antagonista dall’aspetto comico, eccentrico e colorato.

Il suo aspetto fisico, spiegato in vari modi nella storia del fumetto, è dovuto alla sua caduta in un serbatoio contenente residui chimici che lo hanno sfigurato in volto, bruciandone la pelle. Alcuni autori lo ritraggono truccato, altri spiegano che il colore delle labbra è dovuto al contatto con gli agenti chimici.

  • In Batman: The Killing Joke Joker ricorda il suo passato in vari modi tramite flashback che non sappiamo se sono reali o meno.
  • In Batman: Amore Folle il Joker parla a Harley Quinn del suo triste passato, di problemi con il padre, mentre a Batman racconta una versione simile ma con delle varianti.
  • Nel film Batman (1989) diretto da Tim Burton con Jack Nicholson nel ruolo di Joker, a questi viene assegnato il nome di Jack Napier e assistiamo alla sua trasformazione in Joker dopo essere caduto in un serbatoio contenente agenti chimici.
  • Il Joker di Heath Ledger ha un tono più realista, più vicino alla figura del criminale, dell’assassino seriale che lascia la sua impronta al fianco di ogni sua vittima, seguendo il filone tipico dei primi fumetti.
Joker di Jack Nicholson

Follia e fascino

Non esiste un passato definito e chiaro del personaggio, bensì più versioni che lo ritraggono in diversi modi, conservando però sempre il suo passato incerto. Il Joker tende a inventare storie e a manipolarle per ottenere il suo obiettivo, proprio come accade in Batman: Amore Folle.

Non sappiamo cosa è reale e cosa è menzogna, ma possiamo intuire un passato oscuro e forse non così distinto da quello dello stesso Batman, che insieme al suo sadismo costruiscono l’antagonista che tutti conosciamo.

Sadico, sferzante, estremamente intelligente, pazzo, manipolatore… così appare il Joker in tutte le sue varianti. La pazzia è intimamente legata a questo personaggio e trapela nei suoi rapporti con chi lo circonda, come con Harley Quinn: pur essendo la sua psichiatra, si innamora di lui e della sua pazzia. Perché il Joker ha quel qualcosa di affascinante, quell’aura narcisista, egocentrica e crudele che inevitabilmente ci cattura.

Il suo gusto per gli scherzi, il suo burlarsi di cose che a nessun altro farebbero ridere, il suo giocare con la vita e con la morte, i suoi piani ritorti ma incredibilmente elaborati e intelligenti lo hanno trasformato nell’antagonista perfetto. Il cattivo assoluto, così perfetto nel suo archetipo, che riesce a farci innamorare.

Il cattivo

Pur non conoscendone il passato e sebbene Moore abbia tentato di offuscare il bene e il male, la verità è che il Joker è il perfetto psicopatico, il cattivo della letteratura o del cinema diventato tale senza motivo. Senza una vera ragione che lo abbia indirizzato su quel cammino. Le versioni sono tante e le proposte svariate, ma tutte coincidono nel disegnare uno sociopatico senza scrupoli il cui unico obiettivo è disseminare il caos.

Si è cercato di attribuire all’antagonista tutto quello che l’eroe è o non può essere: se Batman è ordine, Joker è caos; se Batman è il bene, Joker è il male… Ma la figura del cattivo è molto più complessa ed è stata analizzata in diversi ambiti; le interpretazioni del concetto di antagonista sono così ampie che risulta difficile classificarle.

Disegno del Joker

L’archetipo dell’antagonista appare all’interno di manifestazioni artistiche di carattere diverso; il cattivo non è sempre un personaggio, ma può diventare un’istituzione o un gruppo. Tendiamo ad associarlo ai racconti, alla tradizione popolare, là dove gli archetipi sono chiari e i personaggi si modellano e configurano sulla base di essi.

Vladimir Propp realizzò un profondo studio sulla morfologia del racconto, indicando 31 punti comuni o ricorrenti in tutte le fiabe. Tra questi, naturalmente, anche la presenza di un antagonista e la sua relazione con l’eroe. La sua analisi si rispecchia in tutta la narrativa, anche in opere più approfondite, tra cui i fumetti e il mondo del cinema.

La figura dell’eroe diventa essenziale nello schema di Propp. Ogni eroe ha bisogno di un antagonista, un personaggio che cerchi di intralciarlo, ferire la sua famiglia, distruggerne i piani e che in ultimo contribuisca alla costruzione e mitizzazione dell’eroe stesso.

“Basta una giornata storta per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto dista il mondo da me. Una giornata storta.”

-Joker-

Propp, V., (1985): Morfología del cuento. Madrid, Akal.