Kingsley Hall, il tempio dell'antipsichiatria

14 luglio, 2020
Kingsley Hall fu per anni la sede degli studiosi di antipsichiatria, un metodo volto a offrire un trattamento alternativo ai cosiddetti "malati di mente".
 

Kingsley Hall è il nome di un edificio in cui è stato condotto uno degli esperimenti psichiatrici più interessanti del XX secolo. In origine si trattava di un centro dedicato a varie attività educative e sociali. Persino Gandhi vi trascorse un periodo della sua vita, così come molti degli “scioperanti della fame” nel 1935.

Ronald Laing fu un medico che operò in varie unità psichiatriche, uno dei pionieri del movimento chiamato antipsichiatria. Nel 1935 chiese il permesso di utilizzare Kingsley Hall come sede per offrire un trattamento alternativo ai cosiddetti “malati di mente”. In particolare, a quelli a cui era stata diagnosticata la schizofrenia.

“I membri fondatori di Kingsey Hall speravano di mettere in pratica nella loro comunità l’idea originaria che le anime perse potessero essere curate impazzendo tra le persone che vedono la follia come un’opportunità per morire e rinascere.”

-R. D. Laing-

L’affascinante storia di Kingsley Hall, il tempio dell’antipsichiatria

A partire dagli anni ’50, la psichiatria iniziò a guadagnare fama e notorietà. Furono gli anni della terapia convulsiva, dell’elettroshock e delle prime medicine chimiche contro la “follia”. Laing era molto critico nei confronti di questi metodi.

L’interpretazione della follia di Laing contraddiceva in tutto e per tutto la prospettiva della psichiatria biologica classica. La sua ricerca era finalizzata a testare un nuovo modo per affrontare e trattare le persone affette da schizofrenia. E a ciò si dedicò presso Kingsley Hall per cinque anni. Tuttavia, le conclusioni tratte dall’esperimento peccarono di leggerezza.

 
Ronald laing

Laing descrisse una contraddizione fondamentale in psichiatria. Notò che la diagnosi si basava sull’osservazione del comportamento di una persona. Tuttavia, non c’era (e non c’è nemmeno oggi) una singola prova clinica che la schizofrenia sia una malattia del cervello. Nonostante ciò, veniva somministrato un trattamento biologico. Alla luce di ciò, Laing affermò che la schizofrenia non era un fatto, ma una teoria.

Sulla base della sua teoria, postulò che la follia era una sorta di trance attraversata da alcune persone. Una specie di viaggio nelle regioni oscure del proprio universo interiore. Da questo viaggio è possibile tornare, molte volte con un bagaglio di saggezza più grande rispetto a prima. Il medico deve consentire e accompagnare questo percorso dall’esterno, invece di reprimerlo.

L’esperienza di Kingsley Hall

A Kingsley Hall i pazienti vivevano insieme agli psichiatri. Le regole di convivenza venivano concordate tra gli abitanti dell’edificio, ma nessuno di loro era tenuto a rispettarle rigorosamente. Piuttosto, tutti venivano incoraggiati a vivere la propria follia liberamente, dando sfogo ai propri sentimenti e alle proprie emozioni. Quelli che stavano meglio aiutavano chi si sentiva peggio. Si trattava di una comunità aperta e premurosa.

L’esperimento di Laing durò quasi cinque anni e i risultati furono notevoli. In particolare, divenne celebre il caso di Mary Barnes, una donna a cui era stata diagnosticata la schizofrenia e che era stata ricoverata in vari ospedali psichiatrici senza ottenere alcun miglioramento.

 

A Kingsley Hall fu incoraggiata a dipingere i muri con le sue feci, esaudendo un desiderio della paziente. Col tempo Mary Barnes divenne una famosa pittrice e scrisse un libro intitolato Viaggio attraverso la follia.

Mary Barnes a Kingsley Hall

Oltre un centinaio di pazienti passarono per Kingsley Hall. Uno degli aspetti controversi delle pratiche realizzate nell’ospedale psichiatrico riguarda il presunto uso di LSD, farmaco psichedelico che apparentemente i medici impiegarono per favorire alcune esperienze mentali.

Questo approccio liberale finì per attirare le persone con problemi di dipendenza e i senzatetto. Il risultato fu che gli abitanti della zona iniziarono a disapprovare tutto ciò che accadeva a Kingsley Hall.

Le conclusioni che non sono mai arrivate

A Kingsley Hall i pazienti venivano incoraggiati a dare sfogo alla propria follia il più possibile, ovvero a intraprendere il loro viaggio personale senza restrizioni. Erano liberi di entrare e uscire dalla residenza a loro piacimento.

Tale approccio era, ovviamente, visto come assurdo. La parola “ordine” non esisteva in questa comunità, ma forse ciò portò a superare dei limiti che finirono per ritorcersi contro.

Comunque sia, a Kingsley Hall furono curati con successo diversi pazienti. Non esiste alcuna documentazione metodica in quanto tale, ma diversi pazienti assicurano di aver ritrovato la loro sanità mentale. Alcuni, invece, saltarono giù dal tetto dell’edificio. Altri sparirono una volta terminato il loro soggiorno.

 
Uccello in una gabbia

Nel 1969 Kingsley Hall venne dichiarato un luogo inabitabile. Questa dichiarazione sancì la fine dell’esperimento che infastidì molti residenti e professionisti della psichiatria. È comprensibile.

Gli ambienti privi di igiene, con pazienti che urlavano tutta la notte o piangevano chiedendo un biberon non potevano essere facilmente accettati. È un vero peccato che le conclusioni relative a questa esperienza non siano mai state formalizzate.

 
  • Desviat, Manuel. “La antipsiquiatría: crítica a la razón psiquiátrica.” Norte de salud mental 6.25 (2006): 1.
  • Laing, Ronald. “Metanoia: algunas experiencias en el Kingsley Hall de Londres.” Revista Argentina de Psicología.
  • Laing, D., J. Kornfield, and R. Assagioli. “El poder curativo de la crisis.” España: Kairós (2001).
  • Soto, Carlos Pérez. Una nueva antipsiquiatría: crítica y conocimiento de las técnicas de control psiquiátrico. Lom Ediciones, 2012.