La bontà non chiede nulla in cambio

· 11 marzo 2015

Praticare la bontà non dovrebbe costare nulla e, tuttavia, a volte si paga a caro prezzo. Quante volte facciamo qualcosa per qualcuno in modo sincero, altruista e disinteressato, per poi scoprire che le nostre azioni sono state giudicate in modo negativo o addirittura guardate con sospetto? Quante volte ci comportiamo in modo buono, e alla fine ci rimettiamo?

C’è differenza tra essere buoni ed essere ingenui

La bontà non ha il fine di ottenere nulla in cambio, si esercita in modo libero quando sentiamo la necessità e il desiderio di aiutare, di offrire ciò che abbiamo, a livello materiale o personale, per il bene di qualcun altro. E questo non significa essere ingenui.

La società in cui viviamo oggi giorno si basa sul materialismo e spesso sembra scontato che qualsiasi azione richieda una ricompensa. Se diamo qualcosa, dobbiamo ricevere qualcos’altro in cambio. Quando le cose non vanno così, quando non otteniamo una ricompensa, le nostre azioni vengono giudicate come assurde o con dei secondi fini. Da qui nasce la triste concezione per cui una persona che agisce spinta dalla sola bontà è in realtà ingenua, perché non chiede niente in cambio.

Se cerchiamo sul dizionario la parola “bontà”, viene definita come la capacità innata di “fare del bene, essere compassionevoli e solidali con chi soffre o ha più bisogno di noi“. Dovremmo sempre ricordare che la bontà è questo, e non lasciarci offuscare da quella visione materialista e piena di egoismo per cui chi agisce in questo modo non viene apprezzato. La verità è che la bontà è un’apertura all’intelligenza e all’affetto, alla ricerca del bene per gli altri, che tutti dovremmo mettere in pratica.

La bontà: qualità dell’essere umano

Si dice che la bontà sia una qualità dell’essere umano e che in molte persone sia addirittura innata, ma la verità è che, che sia davvero innata o acquisita, non costa nulla cercare di trasmetterla ai bambini sin da piccoli. Si tratta di uno strumento che non solo li renderà persone migliori, ma, cosa ancor più importante, darà loro la possibilità di saper comprendere gli altri, essere più empatici, cooperare invece di aggredire o disprezzare; offrirà loro un atteggiamento più positivo, con cui potranno trarre maggiore ricchezza dal mondo che li circonda.

Chi agisce con indifferenza davanti alle difficoltà degli altri, non riesce a creare delle solide relazioni affettive e questo mina la qualità della loro vita. Se offrite rancore, otterrete rancore; se dimostrate indifferenza, verrete ripagati allo stesso modo. Per questo è così importante disfarsi di quell’idea insensata per cui “chi è buono è un ingenuo”: è bene che la nostra società impari invece a valorizzare in modo più giusto e aperto tutte le azioni che ci rendono persone un po’ migliori, senza aspettarsi nulla in cambio. Perché anche la bontà è un’arte, e un tipo di saggezza molto semplice e pratica: la gente buona è saggia, perché capisce che ciò che fa per gli altri, lo fa anche per se stessa.

In un certo modo, è come se cercassimo di mettere in pratica il famoso “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te“, anche se il problema risiede nel fatto che la nostra società tende a isolarci e a portarci a risolvere i problemi da soli. Ma chissà…

Agire con bontà è sempre necessario, ci arricchisce dentro e addolcisce questo mondo che, da fuori, sembra spesso troppo duro.