La capacità del cervello di imparare

La capacità del cervello di imparare dura tutta la vita. Vi invitiamo a scoprire perché.
La capacità del cervello di imparare

Ultimo aggiornamento: 24 marzo, 2022

Sicuramente avrai sentito il vecchio detto che il vecchio cane non impara nuovi trucchi . Tuttavia, gli ultimi studi sulla neuroplasticità indicano il contrario: è possibile imparare cose nuove, anche in età avanzata. In altre parole, la capacità del cervello di imparare dura tutta la vita.

Quante volte abbiamo sentito dire che nasciamo con milioni di neuroni che, una volta morti, non possono essere sostituiti? Vi siete mai chiesti come sia possibile che, nonostante la perdita di migliaia di neuroni nel corso degli anni, la capacità di apprendere e assimilare nuove informazioni perduri?

Il segreto risiede nella capacità del cervello di creare nuove connessioni neurali dall’apprendimento. Quando eseguiamo le stesse azioni, ma in modo diverso, o quando impariamo nuove parole in un’altra lingua, creiamo nuove sinapsi e facciamo funzionare il nostro organo più importante.

Il cervello è di plastica

Neuroplasticità è un termine che si riferisce alla capacità innata del cervello di adattarsi, di formare nuove connessioni neurali e rafforzare le sinapsi tra i neuroni per tutta la vita. Ciò si verifica come risposta alle esperienze vissute, allo sviluppo e all’apprendimento.

Gli studi considerano questa capacità “plastica” come un processo di costante rimodellamento della mappa neurosintetica, che ci consente di svolgere un gran numero di compiti.

Tra questi, l’assimilazione di nuove informazioni, la creazione di nuovi ricordi e la possibilità di continuare a imparare qualcosa di nuovo ogni giorno, nonostante il normale declino delle capacità cognitive che deriva dall’invecchiamento fisico e mentale.

Sinapsi.

Incoraggiare la capacità del cervello di imparare

L’aspetto più interessante della neuroplasticità è che non serve alcun aiuto “esterno”, ovvero basta usare la stessa determinazione per attivarla.

Per questo motivo, le situazioni quotidiane pongono le basi per questo apprendimento. Lo sviluppo della plasticità neuronale non è dunque un compito difficile, tutto dipende dalla persistenza e dallo sforzo investito.

Strategie per allenare la capacità del cervello di imparare

Gli studi assicurano che alcune abitudini aiutano a mantenere attivo e “giovane” uno degli organi più importanti nella vita dell’essere umano:

  • Essere analitici: osservare quello che ci circonda è una delle massime se si vuole continuare a imparare giorno dopo giorno. Tra le operazioni mentali che possiamo eseguire c’è la memorizzazione.

Per esempio, contare quanti alberi ci sono su un tratto di marciapiede può attivare, quasi senza accorgersene, molte aree cerebrali. Tra questi, la ricezione delle idee, la capacità di ricordare e pensare. Riusciamo a ricordare cosa abbiamo fatto al risveglio? Quando è stata l’ultima volta che hai memorizzato una canzone?

  • Dormire a sufficienza: il raggiungimento di un’adeguata quantità e qualità del sonno è fondamentale per il corretto sviluppo del cervello. Il consolidamento delle informazioni apprese avviene durante il riposo notturno. Gli studi dimostrano che le persone che soffre di insonnia hanno difficoltà a conservare nuove informazioni.
Uomo che soffre di insonnia.
  • Sfidare i propri limiti: completare un cruciverba, fare un puzzle o usare la mano non dominante per eseguire compiti favorisce lo sviluppo cognitivo. Queste attività, pur essendo così semplici, richiedono concentrazione e ragionamento, che alla fine contribuiranno alla creazione di nuove connessioni neurali.

Conclusioni

Il cervello è forse l’organo più vitale dell’essere umano. Il suo sviluppo non si limita, quindi, ai primi anni di vita, ma è in continua evoluzione e cambiamento. Pertanto, continuare a imparare è inevitabile. La neuroplasticità è una conquista quotidiana.

La ricerca sulla neuroplasticità è in pieno boom. Le tecniche di neuroriabilitazione trovano sempre più applicazioni. Di recente è stata avanzata una proposta per applicarle prima alle persone che soffrono di sindrome di Down.

L’obiettivo è trarre vantaggio dai benefici della neuroplasticità cerebrale al fine di attivare e promuovere le strutture cerebrali. Viene usata anche con i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD).

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