La guerra psicologica, uno strumento di potere

La guerra psicologica è oggi il principale metodo di combattimento nel mondo. I diversi poteri, politico ed economico, lottano per colonizzare le menti. Se ci riescono, possono espandere il loro potere illimitatamente.
La guerra psicologica, uno strumento di potere

Ultimo aggiornamento: 24 marzo, 2022

La guerra psicologica è il nome dato a un insieme di azioni volte a distruggere sul piano morale, emotivo o simbolico l’avversario nel contesto di un confronto.

Si tratta di una pratica antica, utilizzata fin dall’inizio dei conflitti bellici. I grandi guerrieri e combattenti sanno che indebolire soggettivamente il nemico produce vantaggi strategici.

Lo stratega cinese Sun Tzu Sun ha proposto proprio l’idea di sconfiggere il nemico in guerra senza armi. Lo ha fatto nella sua famosa opera L’arte della guerra, che da allora è diventata un classico manuale per combattenti. Lo stesso Gengis Khan adottò numerose tattiche di guerra psicologica che si sono rivelate altamente efficaci.

In seguito la guerra psicologica prese la forma di propaganda. Attualmente viene utilizzata costantemente e non sempre in condizioni formali di guerra, ma anche in diversi ambiti come politica, religione, famiglia e relazioni interpersonali.

L’arte suprema della guerra è sottomettere il nemico senza combattere.”

-Sun Tzu-

Colleghi che litigano.

Le basi della guerra psicologica

Hitler, un uomo di guerra, è un esempio di ricorso sistematico alla guerra psicologica. Profetizzò che le guerre del futuro si sarebbero combattute prima che iniziassero le azioni militari. Disse che ciò sarebbe avvenuto “attraverso confusione mentale, sentimenti contrastanti, indecisione e panico”.

Attualmente, la dottrina della difesa degli Stati Uniti comprende interi capitoli dedicati alla guerra psicologica. Sottolineano che questa ha tre obiettivi principali:

  • Distruggere la volontà e la capacità di combattere del nemico.
  • Privare l’avversario del sostegno dei suoi alleati.
  • Aumentare il morale delle proprie truppe e la loro voglia di vincere.

Per raggiungere questi obiettivi è necessario un potente sistema di propaganda. Ai loro tempi, i nazisti esercitavano già il controllo assoluto sui media, usandoli a favore dei loro interessi.

Si dirà che oggi in Occidente prevalgono la democrazia e la libertà di stampa , ma nella pratica non è sempre così.

La conquista dei cervelli

Vari governi e numerosi gruppi illegali hanno utilizzato il terrorismo come mezzo per raggiungere i propri obiettivi. Da un lato, in entrambi i casi viene promossa l’idea di un nemico radicalmente malvagio, praticamente disumano.

Gli Stati Uniti classificano tutti i leader nemici come “dittatori pazzi”. Questi, a loro volta, si riferiscono a quel governo come imperialista, demoniaco e accecato dall’arroganza.

D’altra parte, anche diversi governi e gruppi illegali hanno fatto ricorso all’attacco alla popolazione civile come mezzo di guerra psicologica. Da un punto di vista militare, questa è stata soprannominata “guerra di quarta generazione”.

Significa rendere i civili vittime in modo tale da spaventarli e indurli a schierarsi con il loro stesso aggressore. Con ciò si raggiunge l’obiettivo di eliminare il sostegno che l’avversario potrebbe avere o conquistare.

Di recente si sono verificate massicce proteste in Ecuador, Cile e Colombia. In tutti e tre i paesi è stato dichiarato il coprifuoco. E nelle tre nazioni si è verificato un evento eclatante: di notte, quando non c’era nessuno per strada, la gente ha iniziato a ricevere messaggi sui social media che dicevano che c’erano dei vandali che irrompevano nelle case per rubare.

I cittadini hanno chiamato la polizia che tendeva a non rispondere. Dopo molte insistenze, ecco però che i poliziotti risposero alle chiamate, presentandosi nel luogo che era loro richiesto.

In molti casi sono stati accolti come eroi. La gente era così spaventata da dimenticare gli abusi dell’uniforme durante le proteste; invece, hanno donato tutto il loro sostegno.

Persona con cellulare.

La guerra psicologica nella vita di tutti i giorni

La guerra psicologica si verifica anche nella vita di tutti i giorni; per esempio, quando i poveri sono accusati della loro povertà o i disoccupati della loro disoccupazione.

Sullo sfondo risuona un messaggio autoritario che mira a soffocare una possibile protesta da parte di chi si trova in una situazione di impotenza.

Si verifica una guerra psicologica di genere quando uomini o donne decidono di sminuire con il pregiudizio l’altro sesso. O quando presentano un modello di vita e di successo a cui dobbiamo attenerci per essere accettati.

Viviamo in tempi in cui la nostra mente è il principale bottino di guerra. Dominare le menti equivale a dominare il mondo e intraprendere un percorso privo di ostacoli per mettere in atto qualsiasi barbarie con la complicità generale. La lettura, la riflessione e la meditazione sono validi scudi contro questo attacco.

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  • Martín-Baró, I. (1990). De la guerra sucia a la guerra psicológica: el caso de El Salvador. Psicología social de la guerra. El Salvador: UCA.