La leggenda di Ulisse, un eroe astuto

16 aprile, 2020
La leggenda di Ulisse è una delle più affascinanti e interessanti della mitologia greca. Questo personaggio si distingue per la sua furbizia, la sua astuzia e il suo amore per la patria. Rappresenta l'esiliato che si strugge per la nostalgia della patria.

La leggenda di Ulisse ci parla del più umano degli eroi greci, famoso per la sua astuzia e protagonista della popolare Odissea, opera dell’autore Omero. Superate innumerevoli avventure, l’eroe viene ammirato per la sua furbizia. Nato un giorno in cui la madre era stata colta di sorpresa dalla pioggia, mentre camminava per strada, la parola “Odisseo”, altro nome con cui è conosciuto Ulisse, significa “Zeus è piovuto durante il tragitto”.

Nato a Itaca, fu incoronato re di Itaca. Si narra fosse discepolo del centauro Chirone. Sin da piccolissimo iniziò a vivere una serie di avventure. La leggenda di Ulisse, tuttavia, acquisisce importanza con la Guerra di Troia, della quale fu protagonista. Quando ebbe inizio, lui era già sposato con Penelope e con lei aveva avuto un figlio, Telemaco.

Per eludere l’obbligo di arruolarsi per la guerra, si finse pazzo, ma la sua farsa venne scoperta e fu costretto a partire. La leggenda di Ulisse narra racconta che accompagnò colui che aveva dato il via alla guerra, Menelao, per giungere a un accordo pacifico. Non riuscendoci, partecipò attivamente ai preparativi per la battaglia.

Ulisse visse numerose avventure durante la guerra e riuscì sempre a distinguersi perché capace di destreggiarsi dinnanzi a qualunque situazione. Fu lui a inventare lo stratagemma del famoso “cavallo di Troia”, che condusse il suo esercito alla vittoria. Ma la leggenda si fa molto interessante durante il suo famoso rientro in patria, Itaca, dopo la conquista di Troia.

Nessun uomo o donna su questa terra, codardo o coraggioso che sia, può fuggire al proprio destino.

-Omero-

Il cavallo di Troia

Il ritorno a Itaca secondo la leggenda di Ulisse

Uno degli aspetti più popolari della leggenda di Ulisse è il susseguirsi di ostacoli in cui l’eroe si imbatte per rientrare nella propria terra natia. Gli ci vollero dieci anni di guerra e altrettanti per fare ritorno a Itaca.

Molti ritengono che quello di Ulisse sia il mito dell’esiliato, poiché narra l’esperienza dell’essere lontani dal luogo natio e dalle persone amate, insieme alla difficoltà del ritorno.

Poco dopo aver intrapreso il viaggio di ritorno, Ulisse affronta l’isola dei Ciconi, dalla quale scappò facilmente. Il vento iniziò a soffiare forte, spingendolo fuori dalla sua rotta per Itaca e portandolo all’isola dei lotofagi, così chiamati perché mangiavano fiori di loto. Questo cibo li induceva a dimenticare il passato e a vivere sempre felici e in pace.

Gli uomini di Ulisse mangiarono questi fiori e dimenticarono tutto. Fu lui a trascinarli a forza verso la nave, finché l’effetto non fu sparito del tutto. Quindi, giunsero all’isola dei ciclopi, esseri con un occhio solo. Proprio lì dovettero affrontare il gigante Polifemo, figlio di Poseidone. Ulisse lo sconfisse, lasciandolo cieco da un occhio e ingannandolo. Per questo motivo il mostro giurò vendetta.

Nuove avventure per Ulisse

Ulisse continuò a navigare con i suoi uomini e giunse all’isola del re dei venti, Eolo. Questi intrappolò tutti i venti in un’otre che regalò all’eroe affinché potesse fare rientro a Itaca. Era ormai nei pressi della sua patria quando i marinari aprirono l’otre pensando contenesse un tesoro; si scatenò dunque una grande tempesta che li allontanò dalla sospirata meta.

Gran parte della ciurma di Ulisse perì su un’isola di giganti cannibali. In seguito, i sopravvissuti giunsero all’isola Eea, dove piansero le proprie disavventure. Proprio lì viveva la bella maga Circe, che trasformò alcuni membri dell’equipaggio in maiali. Con l’aiuto di Ermes, Ulisse riuscì a salvarsi e a guadagnarsi il rispetto della maga, che li accolse tutti per un anno e che diede loro istruzioni per riprendere la rotta.

Seguendo i consigli di Circe, Ulisse e i suoi uomini riuscirono a resistere alle sirene, agli scogli impetuosi e ai mostri Scilla e Cariddi. I suoi uomini vennero puniti per aver mangiato le vacche sacre del dio Sole e Ulisse restò da solo con la sua nave. Fu così che arrivò nell’isola dove viveva la bella Calipso.

Sirena nel mare

Il ritorno a Itaca

Calipso si prese cura di Ulisse. Lo consolò e si occupò di lui fino a quando non fu guarito da tutti i suoi mali. L’isola di questa divinità era un vero paradiso; tuttavia, l’eroe sognava solo di tornare in patria, da sua moglie e suo figlio. Eppure, per volere di Poseidone, che decise di vendicarsi per tutto quello che aveva fatto a suo figlio, Ulisse rimase in quell’isola per otto anni.

La dea Atena, che apprezzava molto l’eroe, parlò con le altre divinità affinché Calipso lasciasse partire Ulisse, il quale piangeva tutti i giorni bramando la propria patria. Sebbene Calipso oppose resistenza, sotto minaccia lasciò partire il suo ospite. Poseidone continuò a infierire con uragani e tormente, ma anche allora Atena aiutò l’eroe, che giunse all’isola dei Feaci.

Grazie all’intervento della principessa, il re della Feacia dispose tutto il necessario affinché Ulisse tornasse a casa. Gli procurò una nave e un equipaggio che condusse l’eroe fino a Itaca. Infine, con l’aiuto del figlio Telemaco, l’eroe riuscì a ricongiungersi con la sua amata Penelope, che aveva atteso 20 anni il suo ritorno, rimanendo fedele al suo amore.

Castillo Didier, M. (2003). El mito de Odiseo. Atenea (Concepción), (487), 11-23.