La mente di un assassino

9 Maggio 2019
Cosa si nasconde nella mente di un assassino? Cosa lo spinge a compiere atti violenti e sanguinari? Ecco un viaggio all'interno della psicologia del killer.

Ogni giorno, i mass media ci forniscono notizie allarmanti circa fatti di cronaca nera. Omicidi, reati patrimoniali, traffico di armi e droga sono certamente crimini che scuotono le fondamenta della società in cui viviamo. Ma cosa spinge determinate persone a commettere tali azioni violente e sanguinarie? In questo articolo cercheremo di comprendere quali sono le principali caratteristiche che definiscono la mente di un assassino.

Il termine “assassino” ha la sua origine dalla parola araba “ḥashshāshīn” o “ḥashāshīn” che significa, letteralmente, “mangiatori di hashish”. Così, nell’XI secolo, ci si riferiva ai Nizariti, la famosa Setta degli Assassini, la cui missione era quella di uccidere persone di potere e nobili, per favorire determinati cambiamenti nella società. Si diceva che, in questo modo, avrebbero avuto libero accesso al paradiso.

Venivano reclutati giovanissimi ed erano soprattutto bambini orfani, mendicanti, con poca educazione, ecc. Grazie all’assuefazione e al consumo di droga, veniva inculcato loro il concetto di “missione”, quella di uccidere senza rimorsi. Una volta messa alla prova la loro fedeltà, seguivano un percorso di allenamento durissimo che li trasformava in veri e propri killer professionisti, in grado di utilizzare qualsiasi strumento come arma letale.

Che differenza c’è tra omicidio e assassinio?

Per poter comprendere a fondo gli elementi psicologici che contraddistinguono la mente di un assassino, è fondamentale rispondere prima a questa domanda. A tale scopo, dovremo ricorrere al nostro attuale codice penale.

La legislazione italiana individua e separa varie figure criminali nei confronti dei delitti contro la persona (articoli dal 575 al 623 Bis). Il codice penale distingue infatti l’omicida in senso stretto dall’assassino, considerato come “omicida volontario”. La differenza principale tra i due va ricercata proprio nell’esecuzione (dolosa o meno) dell’atto criminale.

Un assassino senza volto

Per comprendere la differenza tra un omicidio (sia esso anche colposo o preterintenzionale) e un omicidio volontario, occorre sottolineare l’aspetto psicologico del dolo, dell’intenzionalità, della volontarietà. L’agire consapevole, appunto, finalizzato alla soppressione della vita altrui e non come conseguenza casuale o imprevista.

A ogni modo, un omicidio può essere considerato assassinio nelle seguenti circostanze:

  1. A tradimento: generato da una situazione di evidente superiorità sulla vittima, impedendo che possa difendersi (ad esempio colpendolo alle spalle).
  2. Per prezzo, premio o promessa: uccidere in cambio di qualcosa (come nel caso dei sicari).
  3. Con aggravante della crudeltà: viene procurato più dolore del necessario (per esempio quando vengono procurate delle ferite non letali per rallentare il decesso e prolungare la tortura).
  4. Per facilitare la commissione di un altro crimine o per impedire che venga scoperto (di solito nei casi di violenza sessuale, per coprire l’abuso commesso).

Un assassino è per forza psicopatico?

Togliere la vita a un’altra persona, soprattutto in determinate circostanze, è terribile, motivo per cui si tende a pensare che questo comportamento sia il risultato di un qualche disturbo mentale.

Quello a cui si fa più riferimento è la psicopatia. Tuttavia, la percentuale di psicopatici assassini è davvero bassa. È più probabile incontrare uno psicopatico in un alto incarico politico, al comando di un’importante azienda, ecc. Ma quando uno psicopatico uccide, lo fa con una tale crudeltà che distorce la percezione di chi osserva.

Un assassino non è per forza uno psicopatico. La percentuale di psicopatici assassini è molto bassa.

La società deve trovare una spiegazione a tali azioni, ma non è giusto che tutti i comportamenti che non riusciamo a spiegare vengano giustificati con una patologia. Molti di questi crimini vengono commessi per puro piacere del male. Così come ci sono persone buone, ne esistono molte altre cattive e che si comportano di conseguenza. Esiste la possibilità che una persona affetta da disturbi mentali possa commettere un determinato reato, ma ciò non è mai la regola.

Si sono verificati molti casi in cui una persona ha ucciso parenti o amici per futili motivi e che, nonostante le numerose prove psicologiche, non presenta alcun disturbo e ha agito per semplice odio.

La mente di un assassino: cosa cambia se è uomo o donna

In generale, il numero di uomini assassini supera di molto quello delle donne. Ma anche queste ultime non sono da meno. L’omicidio volontario è un comportamento criminale caratteristico dell’essere umano e non dipende affatto dal genere. A causa del ruolo che le donne hanno avuto nella società, i loro metodi per uccidere sono semplicemente diversi da quelli degli uomini.

Nel corso della storia le donne hanno fatto un uso maggiore del veleno, dal momento che sono state relegate in cucina per secoli. Gli uomini, d’altro canto, tendono a usare metodi più aggressivi e violenti. Per quanto riguarda la motivazione, le donne di solito uccidono con l’intenzione di ottenere un beneficio (non necessariamente patrimoniale), mentre gli uomini di solito agiscono mossi da ragioni come la gratificazione o il dominio sessuale.

Donna sola di notte

La mente dell’assassino e altre caratteristiche

La maggior parte degli omicidi richiede soprattutto volontarietà, quindi una certa pianificazione. Inoltre, gli assassini di solito mancano di empatia e per avvicinarsi alle loro vittime usano tecniche di persuasione, di seduzione, ecc. Possono derivare da un ambiente deficitario che ha portato allo sviluppo di una personalità anomala.

Non possiamo dimenticare che non è una scienza esatta e tutto quello che abbiamo detto sull’argomento può cambiare a seconda del crimine, dei protagonisti (autori e vittime), dell’ambiente, ecc. Il crimine è malleabile e le ragioni per cui viene commesso si trovano solo nella mente dell’assassino.

È possibile delineare un profilo approssimativo di un assassino che aiuti inquirenti e psicologi a capire il perché del suo comportamento criminale. Ma ogni persona è diversa, pertanto è poco probabile che possa valere per tutti un singolo modello interpretativo.

Velasco de la Fuente, Paz. , (2018), Criminal – Mente. La criminología como ciencia. Barcelona: España, Ariel