La mente di un uomo violento

I maltrattamenti sono la conseguenza di un disturbo mentale o costituiscono un comportamento cosciente?
La mente di un uomo violento

Ultimo aggiornamento: 24 febbraio, 2021

Secondo le organizzazioni internazionali, la violenza di genere può essere classificata in cinque tipi: fisica, sessuale, psicologica di controllo, psicologica emotiva ed economica. Per anni si è cercato di spiegare l’origine dei comportamenti abusivi e dei meccanismi psicologici che popolano la mente di un uomo violento.

Ciò che alcuni giustificano tramite l’etichetta di “malattia mentale” viene negato da altri professionisti, i quali evidenziano in forma diretta i problemi educativi della nostra società. La macro-indagine sulla violenza di genere condotta Ministero della Salute in Spagna riporta i tre motivi principali per cui le donne non denunciano i propri aggressori:

  • Non danno sufficiente peso alla violenza subita.
  • Paura di ritorsioni.
  • Vergogna.

Che cosa passa davvero nella testa di un uomo violento? Di regola un maltrattatore vuole esercitare il proprio controllo, crede di avere diritto a tutto, distorce la realtà a suo piacimento, non rispetta la partner e possiamo dire che, in qualche modo, si considera superiore.

Confonde l’amore con l’abuso, è manipolatore, si sforza di creare un’immagine pubblica positiva, nega e minimizza i suoi abusi ed è possessivo. Sebbene molti di questi atteggiamenti possano manifestarsi in un uomo violento, non tutti i maltrattatori presentano lo stesso profilo psicologico.

Donna disperata.

Il ciclo degli abusi

La psicologa americana Lenore Walker ha stabilito l’andamento del ciclo classico della violenza per spiegare che le persone che subiscono abusi attraversano una serie di fasi che si ripetono ogni volta che si verifica un’aggressione. Questo ciclo è ampiamente descritto nel suo libro The Battered Woman Syndrome e consta di tre fasi principali:

  • Accumulo. Si verifica una graduale escalation di tensione tramite atti discreti. La donna può ricevere insulti, comportamenti sgradevoli o abusi fisici. La vittima cerca di domare la rabbia del suo aggressore e impedire che si verifichi un’esplosione del comportamento violento. A poco a poco, nella donna si instaura l’impotenza appresa, ovvero la convinzione che le sia impossibile prevenire l’abuso.
  • Esplosione. La tensione continua a salire e il risultato è l’esplosione in attacchi verbali e/o fisici che possono colpire o ferire gravemente la donna.
  • Luna di miele. L’aggressore si scusa, cerca di aiutare la vittima ed è gentile, premuroso, fa regali e promesse. Assicura che sarà in grado di controllare la sua aggressività in futuro e la donna desidera credergli; anche nella mente di un uomo violento si può creare la falsa speranza di un vero cambiamento. In questa fase di solito c’è assenza di tensione, ma con il passare del tempo il ciclo dell’abuso diventa cronico e questa fase scompare.

“La violenza non è solo uccidere. La violenza si trova in una parola aggressiva, in un gesto di disprezzo verso una persona, nel momento in cui obbedisce perché ha paura.”

-Jiddu Krishnamurti-

La mente di un uomo violento: 3 tipi

Come sottolineano Echeburúa e colleghi, ci sono due gruppi di ricercatori (Gottman et al., 1995; Holtzworth-Munroe e Stuart, 1994) che per più di un decennio hanno condotto il dibattito sui tipi di uomini violenti con le donne.

La classificazione di Holtzworth-Munroe e Stuart (1994) si basa su tre variabili: profilo psicologico dell’aggressore, entità della violenza e gravità dei comportamenti. Su questa base, si parla dei seguenti tipi

  • Super-controllati: sono violenti solo nell’ambiente familiare, con partner e figli. La violenza si verifica con poca frequenza e gravità, e vi è una minore probabilità di aggressioni sessuali. Non è frequente che presentino psicopatologie associate.
  • Impulsivi: violenti nell’ambiente familiare con partner e figli e occasionalmente con altre persone. Esercitano violenza psicologica, fisica e sessuale. Presentano maggiori problemi psicologici, con diagnosi frequente di disturbo borderline di personalità associato a rabbia cronica e depressione. Giustificano la violenza come metodo impulsivo per scaricare la tensione interna accumulata.
  • Strumentali: violenti con la famiglia e anche in altri ambienti. La violenza esercitata è di natura strumentale, ovvero volta al raggiungimento dei propri obiettivi e come strategia di coping. Atteggiamento freddo, narcisismo e manipolazione psicopatica, con frequenti casi di disturbo antisociale della personalità in comorbilità con l’uso di droghe. Giustificano la propria violenza ed è comune per loro avere problemi legali per altri crimini.

“Il desiderio irrazionale di dominio, controllo e potere sull’altra persona è la forza principale che alimenta la violenza domestica all’interno della coppia.”

-Luis Rojas Marcos-

Donna maltrattata.

Qual è l’origine del problema?

Gli uomini violenti presentano personalità molto diverse, indipendentemente dal fatto che abbiano avuto un’infanzia difficile o meno. L’abuso non è la conseguenza delle carenze emotive o delle incapacità sociali di un uomo.

In realtà, l’abuso nasce dalla prima formazione culturale degli uomini, dai loro modelli di ruolo maschili e dall’educazione ricevuta. In altre parole, come sottolinea Lundy Bancroft, l’abuso è un problema legato ai valori, pertanto non di natura psicologica.

Non bisogna cadere nella trappola di identificare le cause dell’abuso facendo ricorso a luoghi comuni. L’uso di droghe non porta necessariamente all’abuso. Avere una malattia mentale non ti rende necessariamente una persona violenta. Essere stato vittima di abusi durante l’infanzia non ti trasforma in un uomo violento.

In altre parole, rabbia, droghe o disturbi mentali non sono la causa o l’origine dell’abuso. È vero che possono essere un fattore in più che contribuisce a far acquisire alla persona le caratteristiche dell’aggressore, ma non possiamo ridurlo a un rapporto di causa-effetto.

Ricorrere a queste argomentazioni per giustificare il maltrattamento non aiuta a dirigere l’intervento verso la vera radice del problema. L’aggressore deve assumersi la responsabilità dell’atteggiamento offensivo.

Qualsiasi uomo violento può farsi carico del proprio comportamento e decidere di cambiarlo. La domanda è se è disposto a perdere la sua posizione di potere. La mente di un uomo violento è molto rigida e non tollera opposizione o resistenza.

La mente di un uomo violento e donna triste vittima di maltrattamenti.

Cosa si cella nella mente di un uomo violento

L’aggressore non è né un mostro né una vittima. Spesso è un essere umano con un problema molto complesso e distruttivo che richiede aiuto, per il bene delle persone intorno ad esso, ma anche per il suo. Questo cambiamento, inoltre, non avviene da un giorno all’altro. Una struttura così complessa che si è andata configurandosi nella mente per anni non cambia “per magia”.

Il comportamento dell’aggressore è per lo più di natura cosciente. Agisce in maniera deliberata, non per caso o perché perde il controllo, ma il pensiero alla base che guida il suo comportamento è così radicato che agisce senza mettere in discussione nient’altro.

L’abusante apprende il suo comportamento da varie fonti: importanti modelli di ruolo maschile, amici, messaggi culturali, ambiente educativo, ecc. Quando raggiunge l‘età adulta, ha integrato questo comportamento a un livello molto profondo e le sue risposte sono automatiche: in questo momento la mente di un aggressore è già completamente configurata ed è molto resistente al cambiamento.

Questo è il motivo per cui è così importante stabilire un’istruzione basata sull’uguaglianza. L’istruzione nutre le nostre menti fin dalla giovane età, le nostre convinzioni e personalità vengono scolpite basandosi sull’ambiente che ci circonda e ai rapporti che instauriamo.

L’abuso è un problema legato a valori e atteggiamenti. Per sradicare la violenza domestica e di comunità, forse dovremmo chiederci in che modo stiamo modellando dei comportamenti e pensieri di natura aggressiva e sessista.

“La violenza dell’uomo contro la partner è invisibile tranne quando viene denunciata; invisibili a tutti tranne i bambini che corrono il rischio di perpetuarlo: i bambini come molestatori, le bambine come vittime sottomesse”.

-Jacobo Durán-

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  • Amor, P.J., Echeburúa, E., e Loinaz, I. (2009) ¿Se puede establecer una clasificación tipológica de los hombres violentos contra su pareja? Interntional Journal of Clinical and Health Psychology, 9(3), 519-539.
  • Bancroft, L. (2017). ¿Por qué se comporta así? : comprender la mente del hombre controlador y agresivo. Barcelona: Paidós.
  • Holt, S.; Buckley, H. & Whelan, S. (2008). The impact of exposure to domestic violence on children and young people. A review of the literature. Child Abuse & Neglect, 32, 798-810.
  • Walker, L. (2012). El síndrome de la mujer maltratada. Bilbao: Desclée de Brouwer.