La nostalgia è l’essenza dell’affetto

· 14 dicembre 2015

“La bellezza del passato risiede nel fatto che nessuno capisce davvero un’emozione quando la vive. Questa si espande più tardi, ed è per questo che non abbiamo emozioni complete rispetto al presente, ma solo rispetto al passato.”
-Virginia Woolf-

La nostalgia è una sensazione in bilico tra la tristezza e la pienezza. Tristezza per ciò che non abbiamo più. Pienezza nel rivivere il ricordo di ciò che è stato. La parola viene dal greco e ha un significato che si avvicina a “dolore per il ritorno a casa”.

La nostalgia è il dolore di sentirsi assenti

Anche se la parola “nostalgia” è oggi di uso comune, in realtà fu inventata nel 1688 dal dottor Johannes Hofer. Nella sua tesi dottorale, Hofer registrò i casi di uno studente e una cameriera che soffrivano di gravi problemi di salute. Entrambi furono sul punto di morire e, per ragioni diverse, vennero portati a casa per morire accanto alla loro famiglia. Miracolosamente, entrambi migliorarono.

A quei tempi, la nostalgia veniva considerata un sintomo molto grave. Se un soldato provava questo sentimento, veniva immediatamente spedito a casa. La stessa cosa accadeva ai marinai.

Nostalgia e casa

A quanto pare, la nostalgia è sempre associata a elementi o sentimenti legati a ciò che possiamo chiamare “casa”. Il concetto stesso di casa, però, può rivelarsi molto più complesso di quanto non sembri a prima vista.

Casa è l’infanzia, con i suoi giochi e la sorpresa costante di fronte al mondo. Casa sono tutte le persone e le situazioni che ci accolgono tra le loro braccia, proprio come se fossimo a casa. Casa è anche la nostra terra, il luogo in cui non ci sentiamo stranieri.

Più che essere un posto specifico, la casa è uno stato d’animo. È caratterizzato da un’atmosfera di fiducia, pace e pienezza.

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Nostalgia e memoria

La memoria è, principalmente, una funzione affettiva. Raramente ricordiamo persone e cose per com’erano realmente, piuttosto per come sentiamo che erano. La nostra memoria non è come quella dei computer, che immagazzinano dati senza modificarli.

Al contrario, la memoria umana è molto plasmabile. Non sempre riflette i fatti esattamente per come sono avvenuti, ma dà loro un significato diverso a seconda delle circostanze.

La mamma che metteva i piatti in tavola era una quando la osservavamo di persona. È un’altra quando non c’è più, e la ricordiamo.

Quel semplice gesto assume significati diversi e, per questo, a volte attribuiamo alle persone azione parole che non sono mai state dette, ma che completano quella memoria affettiva che costruiamo.

Nostalgia e mancanza

Un’altra parola sorella della nostalgia è la mancanza, che può essere intesa come la sofferenza che ci provoca il fatto di non sapere dov’è o come sta qualcuno. È ciò che accade dopo la morte di un nostro caro: le persone che amiamo se ne vanno, e qualcosa dentro di noi vorrebbe sapere qualcosa in più su di loro.

I credenti vogliono sapere se sono andate in paradiso o no. Gli atei cercheranno di decifrare il significato filosofico o esistenziale della morte, assegnare un posto nel mondo simbolico a chi non c’è più.

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Nostalgia e creatività

Un’università nordamericana ha portato a termine un esperimento con 175 partecipanti. Ad ognuno di loro fu chiesto di elaborare una storia che avesse alla base un ricordo che provocasse loro nostalgia.

La storia doveva includere una principessa, un gatto e un’auto da corsa oppure iniziare con la frase: “In una fredda mattinata d’inverno, un uomo e una donna vennero svegliati dal suono dell’allarme di una casa vicina”.

Il risultato fu che tutti coloro che riuscirono a evocare un evento nostalgico con maggiore chiarezza ottennero un punteggio significativamente più alto rispetto a chi non riuscì a ricordare nessun evento che generasse in loro profonda nostalgia.

I ricercatori hanno concluso che la nostalgia favorisce la creatività. La ragione di ciò sarebbe che quest’emozione scatena sentimenti legati alla sicurezza, all’appartenenza e al significato, i quali costituiscono un’ottima base per scatenare l’immaginazione.

Immagine per gentile concessione di Claudia Plebani