La punizione: argomento controverso

La punizione è oggetto di polemica, soprattutto perché viene applicata in modo errato in molte occasioni, ottenendo così risultati indesiderati, ma anche perché è strettamente associata alle percosse. In questo articolo cerchiamo di capire perché la punizione è un argomento così controverso.
La punizione: argomento controverso

Ultimo aggiornamento: 15 luglio, 2021

La punizione è una tecnica volta a ridurre il perpetrarsi di un comportamento negativo. Se usata correttamente, è un potente strumento per modificare le risposte di una persona.

Tuttavia, nel corso del tempo l’uso della punizione sembra aver preso una brutta piega, e non solo nell’educazione di bambini e adolescenti, ma anche nella relazioni interpersonali. Insomma, la punizione è diventata un argomento piuttosto controverso.

Il problema è che raramente viene usata con un asso nella manica che ci permette di ottenere gli effetti che cerchiamo. Al contrario, è uno strumento pericoloso proprio perché, se applicata male, provocare danni gravissimi.

Non a caso la sua applicazione senza un’adeguata conoscenza in merito è una delle questioni che preoccupa la psicologia negli ultimi anni.

Come funziona la punizione?

La punizione è uno stimolo avversivo che cerca di ridurre l’incidenza di una data condotta. I suoi effetti sono maggiori quando è immediata e non ha vantaggi secondari.

Prima di dare una punizione, bisogna sapere quali rinforzi sono importanti e come agiscono. I rinforzi, o al contrario la privazione di essi, funzionano in modo diverso per ogni persona.

Differenze tra punizione positiva e negativa

Come con i rinforzi, la punizione si divide in positiva e negativa. La punizione positiva consiste nell’aggiungere uno stimolo avversivo dopo la risposta che si desidera modificare, ovvero viene aggiunto qualcosa. Per esempio, la violenza fisica potrebbe essere considerata una punizione positiva nella misura in cui aggiunge dolore alla persona.

Per quanto riguarda la punizione negativa, consiste nel ritiro di uno stimolo positivo o di rinforzo prima che si verifichi la risposta da sopprimere. Ad esempio, eliminare un privilegio, come la scelta di una vacanza, potrebbe essere una punizione.

Vediamo come le conseguenze di entrambe le punizioni siano avverse, positive o negative, a seconda della loro applicazione.

Ricorrere alla punizione è legale?

Questa è la domanda che più alimenta la controversia sull’argomento. Numerosi studi suggeriscono che le tecniche non avversive, come il rinforzo positivo di comportamenti alternativi, sono efficaci tanto quanto la punizione.

Poiché le tecniche avversive non sembrano dare risultati simili, non sembra esserci una giustificazione per infliggere determinate sanzioni.

Tuttavia, e in determinate occasioni, l’uso di punizioni positive o castighi dolorosi sembrano necessari in presenza di condotte estremamente pericolose.

La pratica clinica mostra che certi comportamenti autolesionistici – su cui è necessario intervenire – possono essere efficacemente soppressi con una punizione positiva. Quando il comportamento viene rimosso, sarà utile un programma di rinforzo.

Ne consegue che etichettare la punizione come sbagliata a priori non è esatto. Al contrario, concentrare l’attenzione sull’uso appropriato – nella misura e nell’intensità – è molto più conveniente e vantaggioso.

Possibili complicazioni derivanti dalla punizione

Ecco alcune reazioni che possono verificarsi quando i castighi vengono impartiti senza la giusta conoscenza in merito alla loro efficacia.

Queste difficoltà hanno lo scopo di enfatizzare l’idea che punizioni indiscriminate, di natura emotiva o prive di scopo possono diventare pericolose.

Aggressività e paura

I comportamenti aggressivi

Numerosi studi di psicologia comparata, ovvero condotti sugli animali, mostrano come la somministrazione di punizioni dolorose induca gli animali ad attaccare i loro simili.

Questo può portare a riflettere sul valore funzionale di una punizione dolorosa prima di infliggerla e ad essere molto chiari su ciò che si vuole ottenere con essa.

Quando il bambino si comporta male e la prima cosa a cui si pensa è prenderlo a schiaffi, conviene trattenersi: la punizione fisica non è l’unica soluzione e sicuramente esistono delle opzioni alternative.

Le risposte emotive condizionate

La paura è una risposta altamente negativa, e forse per questo tra le più citate quando si parla della controversia sulla punizione. Infatti, una persona non deve imparare attraverso la paura. Inoltre, piangere e avere paura sono un ostacolo all’apprendimento di un comportamento alternativo che si vuole cambiare.

Poiché è questo l’obiettivo principale di un castigo, è meglio agire con saggezza. Se un padre cerca di farsi temere da suo figlio dopo averlo punito, significa che non sta usando bene la punizione e dovrebbe assolutamente evitarla.

Fuga ed evitamento

La generalizzazione dell’avversione è un aspetto da tenere in considerazione. Punire un’azione può portare quell’avversione a essere condizionata agli stimoli legati al comportamento.

Per esempio, se una bambina riceve una punizione per non aver segnato un goal durante una partita di calcio, è probabile che lo sport, le lezioni di ginnastica, gli insegnanti e il gioco stesso finiscano per provocarle uno stato emotivo negativo.

Ciò potrebbe portarla a evitare tutti quegli stimoli, e invece di migliorare le capacità atletiche della ragazza, si ottiene l’esatto contrario.

Questo effetto è correlato al punto precedente, perché quando abbiamo paura possono verificarsi comportamenti di fuga ed evitamento esperienziale, quindi non si ha più il tempo per insegnare il comportamento alternativo.

Comportamenti alternativi

  • Attraverso il castigo non insegniamo il comportamento desiderabile, perché in molti casi alla persona punita non viene detto come avrebbe dovuto agire. Si presume che lo sappia da sé, ma potrebbe non essere così. È ancora più difficile eliminare un comportamento se non viene stabilito un nuovo comportamento desiderabile.
  • Il comportamento da punire è condizionato da modelli: in molte occasioni la persona che punisce usa gli stessi modelli per insegnare il comportamento che vuole sopprimere. Ad esempio, quando un padre vuole insegnare a suo figlio che non può urlargli contro gridando a sua volta o quando condanna un comportamento aggressivo prendendolo a schiaffi.

Quando il castigo non è sufficiente

Punire con frequenza condotte che non possono essere soppresse può portare all’abitudine. Ciò significa che ciò che prima era spiacevole potrebbe non esserlo più.

Ad esempio, se portiamo via le macchinine ad un bambino ogni volta che fa qualcosa di brutto, alla fine potrebbe abituarsi e le macchine non saranno più importanti per lui. A quel punto, bisognerà sopprimere il comportamento aumentando l’intensità della punizione, cioè rimuovendo anche altri giocattoli.

In questo modo, e a causa di tutte le possibili conseguenze di un’applicazione scorretta della punizione, si raccomanda l’uso del rinforzo di comportamenti alternativi desiderabili.

La punizione è particolarmente utile quando rafforziamo simultaneamente i comportamenti alternativi che vogliamo ottenere. Tuttavia, spesso si preferisce la punizione è più pratica e facile.

La controversia sulla punizione può essere risolta solo nel momento in cui il suo uso sia responsabile, misurato e con uno scopo.

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