La saggezza di Mafalda

16 maggio 2015 in Psicologia 6 Condivisi

“A tutti piacciono i cani, ma finora nessuno sa dire «bau»”.

Poche personalità superano la vivacità, l’umorismo e la simpatia di questa bambina argentina creata dal grande Quino. Ma cosa rende così speciale questa ragazzina da arrivare a compiere mezzo secolo senza invecchiare di una virgola? Pensiamo che la forza della sua umanità e il suo anticonformismo hanno permesso che mantenesse lo stesso incanto e lo stesso interesse che ha suscitato in origine. “Perché le voce sincere non se le porta via il vento, perché la ribellione non perde mai la voglia di cambiare il mondo…”

La filosofia quotidiana

“Non è vero che una volta si stava meglio, in realtà le persone stavano peggio, ma ancora non l’avevano capito”.

Mafalda è una bambina argentina di classe media, curiosa e dalla lingua lunga. Una personalità ribelle e consapevole che, nonostante l’idealismo e la visione utopica, non si piega mai per una critica distruttiva in cui si enfatizza l’anarchismo. La sua lotta ha uno scopo e aspira ad essere parte del cambiamento. Le piacerebbe poter studiare le lingue per lavorare per le Nazioni Unite e contribuire, quindi, ad un mondo migliore e più umano. Secondo lei, la sua lotta è guidata da una semplice aspirazione: la pace e l’armonia di un mondo pazzo “che non si da dove prenderlo”.

Mafalda è generosa e patriottica. Il suo patriottismo, però, non riguarda solamente la sua amata Argentina, infatti questa brillante bambina pensa a tutto e a tutti. Uno dei suoi problemi più grandi è di sicuro la sua statura… è ancora troppo piccola per cambiare e muovere il mondo, ma fin dall’infanzia dimostra di avere una certa consapevolezza di sé, sa risvegliare le menti e aprire le frontiere. Uno dei modi per protrarre la sua lotta è quello di “dare una spinta ai genitori“, abitualmente passivi e un po’ conformisti.

Odia l’ingiustizia, le armi nucleari, il razzismo e le incomprensibili convenzioni degli adulti. Ma se c’è una cosa che odia più di tutte è la minestra!

Cosa possiamo imparare da Mafalda?

“Non sarà per caso che questa vita moderna sta avendo troppo di moderno che di vita?”

Il lascito di questa bambina dalla grande chioma scura è quello di risvegliare la nostra coscienza. Non ha importanza che Mafalda sia nata negli anni ’60. Gli anni passano lasciandoci lo stesso sapore in bocca, lo stesso vuoto e la stessa incomprensione. Se l’animaletto di Mafalda era una tartaruga che lei chiamava “burocrazia” per la sua lentezza, sembra che da allora le cose non siano cambiate poi molto…

Le strisce a fumetti di Quino forse sono un archetipo sociale dell’anticonformismo che tutti dovremmo sviluppare. Avere una visione critica delle cose è un modo semplice per rivalutare la realtà e aspirare a qualcosa di meglio. Senza egoismo, però. Perché la Mafalda di allora, sopravvive ancora oggi e continuerà a vivere finché esisteranno le ingiustizie in qualsiasi parte del mondo.

L’incompetenza sociale ci sarà sempre, così come le ingiustizie e la cattiveria. A volte, però, basta una piccola voce per farci uscire dalla passività, per mettere in discussione con domande insistenti quel sistema inamovibile che a volte nemmeno percepiamo. Mafalda rappresenta la nostra aspirazione all’idealismo, con una nota di triste pessimismo, ma con la forza sufficiente per cambiare il mondo.

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