La storia di Saroo, 25 anni per tornare a casa

20 agosto, 2020
Nonostante i progressi della tecnologia e il controllo che ci permette di avere, la scomparsa dei bambini è ancora un problema importante. La storia di Saroo parla proprio di questo, ma dimostra che alcuni riescono comunque a ritrovare la strada di casa.

La storia di Saroo sembra frutto di fantasia: in effetti è stata trasformata in un film di successo che ha preso il titolo di Lion. La cosa più affascinanti è che, così come succede alcune volte al cinema, questo giovane ha dovuto affrontare situazioni drammatiche e commoventi, ma tutto si è concluso al meglio.

La straordinaria avventura di Saroo ha inizio in una cittadina dell’India conosciuta come Khandwa. All’epoca il il bambino aveva 5 anni ed era nato in una famiglia di umili origini.

Il padre lo aveva abbandonato per andare con un’altra donna; la madre, Ganesh, si era dovuta guadagnare da vivere lavorando come operaia edile, ma i suoi guadagni non riuscivano a sostenere la famiglia.

In totale i figli erano tre, incluso Saroo. Il figlio maggiore, Guddu, aveva 10 anni e faceva dei lavoretti per aiutare la madre.

Molto spesso veniva chiamato per spazzare i vagoni dei treni. Poi c’era Saroo, che in molte occasioni accompagnava suo fratello maggiore in questo compito; la più piccola era una bambina che aveva appena imparato a camminare.

Ci separiamo solo per poi rincontrarci.

-John Gay-

Il momento cruciale nella storia di Saroo

Un giorno qualunque i due fratelli uscirono per andare a lavorare come spazzini dei vagoni dei treni, presso la stazione di Burhanpur. La giornata era stata estenuante e il piccolo Saroo era talmente stanco da essersi seduto su una panchina della stazione fino ad addormentarsi. Quel riposino avrebbe cambiato la sua vita per sempre.

Una volta sveglio, non trovò suo fratello maggiore da nessuna parte. Ecco che iniziò a gridare il suo nome, senza vederlo. Il bambino vide allora un treno di fronte alla stazione e sapendo che suo fratello Guddu stava spazzando i vagoni, salì sul mezzo per cercarlo.

Guddu non c’era e nessuno rispondeva ai suoi richiami. Il treno partì in direzione Calcutta e la vita di Saroo si divise allora in due.

Nel frattempo, in casa, la madre era in attesa del rientro dei due figli che mai tornarono. Iniziò a dedicare ogni istante libero alla sua indagine per cercare di scoprire cosa fosse successo.

Trascorsero due mesi prima che scoprisse che il figlio maggiore, Guddu, era stato trovato morto. Era su un binario, quando un treno in corsa lo aveva tranciato in due.

La storia di Saroo, un incubo a Calcutta

Saroo arrivò a Calcutta 14 ore dopo essere salito sul treno, senza neppure saper parlare bene e senza conoscere il nome della città in cui viveva. Per questo motivo, giusto al capolinea, aveva deciso di prendere un treno di ritorno senza riuscirci. Rimase in quella stazione, dormendo tra i cartoni e mangiando avanzi dalla spazzatura.

Si imbattè in una banda che rapiva minori dalla strada e che lo sequestrò. Il bambino si mise a correre più forte che potè, ma non per fare rientro alla stazione.

I ricordi di quei giorni sono fatti di fame e angoscia. Non è del tutto chiaro come, ma quel che si sa con certezza è che un adolescente finì per portarlo in commissariato. Da lì venne portato in un orfanotrofio gestito all’insegna di regole davvero rigide.

Provarono a trovargli una famiglia, ma fu impossibile. Tempo dopo entrò in un programma di adozioni ed ebbe la fortuna di imbattersi in una famiglia australiana che volle prenderlo in carico insieme a un altro bambino indiano, anche lui povero. La sua vita cambiò del tutto quando intraprese un viaggio in Tasmania, insieme ai suoi genitori adottivi.

Saroo da bambino.

Il ritorno a casa

In ogni caso, Saroo non poteva dimenticare quel passato che si era lasciato alle spalle. Ricordava ancora suo fratello maggiore, sua madre e sua sorella minore.

Durante il periodo universitario, un gruppo di amici e la sua ragazza decisero di aiutarlo a scoprire un dato di importanza fondamentale: la città da dove proveniva. Iniziarono a controllare le città a 14 ore da Calcutta e a fare delle ricerche con Google Earth.

Trascorsero altri cinque anni, fino a quando un giorno Saroo vide sullo schermo un acquedotto che gli sembrava familiare. Si mise ad analizzare i luoghi nelle vicinanze e alcuni ricordi iniziarono a riaffiorare.

Da lì, riconobbe un sentiero e un ponte: fu in quel momento che ebbe la certezza di aver ritrovato i luoghi della sua origine. Fu travolto dalla gioia.

Il passo successivo fu recarsi al suo piccolo villaggio e iniziare la sua ricerca. Guidato dall’istinto, riuscì a trovare la casa materna, ma lì non viveva più nessuno. Sebbene avesse dimenticato la sua lingua madre, riuscì a raccogliere le informazioni e infine, un giorno, trovò il luogo in cui viveva sua mamma.

La storia di Saroo e l’incontro con sua madre

Lei lo osservò per qualche minuto, quindi lo riconobbe. Saroo afferma che quell’incontro, avvenuto dopo 25 anni, è stato il momento più felice della sua vita.

Poco dopo si rese conto che il suo nome non era “Saroo” bensì “Sheru”; da piccolo non sapeva pronunciarlo e per questo aveva adottato quel nuovo nome. Il nome “Sheru” significa “leone”. Un anno dopo tornò nel suo luogo di nascita con la madre adottiva e chiuse una volta per tutte quel cerchio di questioni e di abbracci in sospeso.

Somavía, J. (2000). “Los niños perdidos. UNICEF: El desarrollo de las Naciones. Ginebra: UNICEF, 27-30.