La teoria di Salkovskis per le ossessioni

8 Ottobre 2019
La teoria di Salkovskis per le ossessioni si presenta come una spiegazione di carattere cognitivo contro gli elementi perturbatori, secondo cui sono fondamentali il valore e l'importanza che si dà all'atto di pensare.

Come riporta la teoria di Salkovskis, le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi non dissimili da un pezzo di carne che mastichiamo a lungo senza mai riuscire a mandarlo giù. Tutti noi abbiamo provato questa sensazione almeno una volta nella vita.

Esistono persone più propense a subire intrusioni nei loro pensieri, ma è un fenomeno comunque normale proprio di ogni cervello sviluppato. Sarebbe un errore, quindi, categorizzarle come una patologia.

Presentare un tipo di intrusioni piuttosto che un altro non definisce una persona. Esse appaiono da sole. È un fenomeno simile all’atto di sognare: è normale fare sogni che non rispecchiano i nostri valori o il nostro modo di pensare; una volta svegli, siamo capaci di non darvi troppa importanza e lasciarli andare.

Alcune persone, al contrario, mettono in atto un processo di fusione con i contenuti della loro mente, dando essi un valore che in realtà non gli appartiene. Nel disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è normale che la persona creda di essere cattiva o che possa fare del male a qualcuno soltanto perché ha avuto un pensiero al riguardo.

La mente dell’uomo è attraversata da migliaia di pensieri da quando si sveglia a quando si addormenta. Alcune di queste intrusioni hanno a che vedere con la nostra personalità, e sono dunque egosintoniche. Altre, al contrario, sembrano totalmente estranee a noi e pertanto non le riconosciamo.

Salkovskis, tenendo a mente questi concetti, è stato uno dei primi a presentare una definizione dal punto di vista cognitivo dell’ansia e del DOC. Approfondiamo.

Donna che pensa

La teoria di Salkovskis: pensieri e ossessioni

Con l’obiettivo di iniziare a studiare i processi accennati nel precedente paragrafo, nel 1985 Salkovskis propone la sua teoria cognitiva. L’autore segnala la differenza tra pensieri automatici negativi e ossessioni. Un pensiero automatico negativo è un rapporto soggettivo che si produce di fronte a determinate circostanze senza che queste siano state elaborate a fondo (Rachman, 1981).

Secondo Salkovskis, è possibile stabilire un’importante differenza tra pensieri automatici e ossessioni. La differenza ruota attorno al grado di intrusione percepito, il grado di accessibilità alla coscienza e il grado di consistenza del pensiero con le credenze dell’individuo.

Quest’ultima differenza, ovvero il grado di adesione dei pensieri alle nostre personali credenze, è la più importante. Un’ossessione risulta perturbante e genera malessere perché ha a che vedere con qualcosa di molto importante per la persona.

Salkovskis sostiene che i pensieri ossessivi funzionano come uno stimolo che può provocare un particolare pensiero automatico. Le prove disponibili dimostrano che le intrusioni sono spesso presenti nella popolazione non clinica, senza generare alti gradi di disagio.

Queste si trasformano in un problema soltanto quando scatenano una serie di pensieri automatici negativi, attraverso l’interazione di tali intrusioni inaccettabili per l’individuo. Il malessere, dunque, varia in funzione del significato specifico per quel paziente.

La responsabilità come schema

I pazienti affetti da disturbo ossessivo compulsivo tendono a sopravvalutare i limiti della loro responsabilità. La minima possibilità del danno – reale o immaginaria – diventa intollerabile per l’individuo, che cercherà in tutti i modi di neutralizzarla. Tale tendenza potrebbe essere l’effetto di troppe imposizioni avute da bambini.

Lo schema della responsabilità si attiva quando il bambino, non ancora maturo, non ha gli strumenti per gestire la pressione, dando luogo alla formazione di alcuni automatismi:

  • Pensare un’azione equivale a realizzare quell’azione.
  • Non riuscire a evitare un danno equivale ad aver causato quel danno.
  • La responsabilità non diminuisce per altri fattori, quali la bassa probabilità che si verifichi un fatto.
  • Non riuscire a neutralizzare l’intrusione equivale a desiderare di fare del male.
  • Una persona deve e può controllare sempre i propri pensieri.
Uomo con mano sugli occhi e la teoria di Salkovskis

I pensieri o le immagini automatiche scatenate dalle ossessioni ruotano attorno al senso di responsabilità di chi ritiene che “se le cose vanno male, sarà colpa mia”. Questa colpa non emerge soltanto di fronte alla realtà, bensì anche di fronte alla possibilità immaginata. Per il semplice fatto di aver avuto quel pensiero, l’individuo si ritiene una persona cattiva e responsabile.

Avviene qualcosa di simile quando ci si ritiene colpevoli per avere avuto un pensiero che possa essere qualificato negativamente. Il paziente sente così il bisogno di frenare il danno e la colpa che prova, attuando delle neutralizzazioni come soluzione. Le neutralizzazioni, secondo la teoria di Salkovskis, sono tentativi di evitare o ridurre la possibilità di essere responsabili del danno che si può causare.

Il punro è che questa “soluzione” finisce per diventare il principale problema. La persona resta intrappolata tra le sue ossessioni e le sue compulsioni, limitando in maniera estrema la sua vita.

Secondo la teoria di Salkovskis, il paziente deve essere istruito a considerare le intrusioni come fossero rumore: privarle così di valore, non fondere il pensiero con la persona e la realtà. Per riuscirci, oltre a una terapia cognitiva, sarà necessario svolgere dei rituali volti a smontare l’abitudine e le credenze sul danno e la responsabilità personale.

  • Belloch, A., Sandín, B. y Ramos, F (2008). Manual de psicopatología. Volúmenes I y II. McGraw-Hill.Madrid