La terapia cognitiva per i disturbi di personalità

La terapia cognitiva Beck e Freeman per i disturbi di personalità è un approccio terapeutico che può aiutare le persone affette dai disturbi dell'Asse II.
La terapia cognitiva per i disturbi di personalità
Alicia Escaño Hidalgo

Scritto e verificato lo psicologa Alicia Escaño Hidalgo.

Ultimo aggiornamento: 01 marzo, 2023

Possiamo considerare Aaron Beck come uno dei padri della terapia cognitiva. Questa terapia si è dimostrata efficace per curare molti problemi psicologici, come la depressione unipolare, l’ansia, i disturbi sessuali, ma anche per i disturbi di personalità.

Nel campo dei disturbi di personalità, il trattamento psicoterapeutico è più complesso. In questo senso, è più produttivo identificare e modificare i problemi “al nucleo”, cioè gli schemi sottostanti.

La premessa di base del modello cognitivo in relazione ai disturbi di personalità è che la principale fonte di comportamento affettivo disfunzionale negli adulti risiede nella distorsione attributiva e non nella distorsione motivazionale o della risposta.

Per la terapia cognitiva, gli schemi sono modelli di comportamento che tendono a produrre sistematicamente giudizi distorti e che favoriscono la tendenza a commettere errori in determinate situazioni.

È tipico per questo gruppo di pazienti andare in terapia non presentando come problema il disturbo di personalità in sé, ma lamentando depressione, ansia, problemi relazionali o situazioni esterne che li spingono a chiedere aiuto.

Le persone con disturbi di personalità spesso si considerano vittime degli altri o, più in generale, “del sistema”.

Non sono consapevoli di soffrire di un disturbo di personalità, non sanno perché agiscono in un dato modo né come modificare la propria condotta a causa della mancanza di insight. Tendono a pensare che siano gli altri a dover cambiare, il che rende difficile il loro di cambiamento.

Differenze tra i disturbi dell’Asse I e dell’Asse II

Quando usiamo la terapia cognitiva per i disturbi di personalità, bisogna differenziare tra i disturbi di Asse I, depressione, ansia, e disturbi di Asse II, ovvero i disturbi di personalità.

Nel primo, ci sono pensieri negativi automatici – del tipo “non valgo niente”, “la vita in questo modo non ha senso” e convinzioni irrazionali, che si risolvono in modo soddisfacente con la terapia.

L’intervento terapeutico per modificare questi pensieri e convinzioni di solito ha successo. A volte, può verificarsi anche la remissione spontanea quando l’episodio “nevrotico” scompare.

Purtroppo non accade la stessa cosa con i disturbi di personalità, in cui determinati pensieri e credenze sono molto più radicati. I pazienti si attaccano a loro, anche se li feriscono, rendendo difficile l’intervento della psicoterapia.

Questo perché le convinzioni disfunzionali dei disturbi di personalità sono “strutturate”; cioè incorporate nella “normale” organizzazione cognitiva della persona.

Il primo passo, che a sua volta è un grande progresso, avviene perché il paziente riconosce l’irrazionalità delle proprie convinzioni ed è in grado di identificare l’effetto negativo che proiettano sulla propria vita.

Le tecniche di terapia cognitiva per i disturbi di personalità

Concettualizzare il caso

Concettualizzare ogni caso specifico è fondamentale in questa terapia, poiché ogni paziente è un mondo a sé. L’obiettivo è fargli comprendere che il proprio comportamento è permeato dal disagio.

Molti psicoterapeuti scelgono di mostrare al paziente dei diagrammi, per spiegargli il problema e guidarlo attraverso il percorso che lo aiuterà a risolverlo. Alcuni usano una lavagna per dimostrare come la costruzione intelligente della realtà derivi dalle credenze.

Ad esempio, il terapeuta dimostra al paziente che la sua convinzione di essere pazzo deriva da un padre severo e intransigente che lo ha costretto ad essere un perfezionista. Il paziente, per compensare, ha cominciato ad umiliare gli altri cercando di controllarli, fino a sviluppare un disturbo narcisistico.

Identificare lo schema

Il terapeuta raccoglie dei dati per dedurre il concetto che il paziente ha di sé e quali sono le regole e le formule che segue nella sua vita. Deve essere identificata anche la concezione che il paziente ha delle altre persone.

Un modello che trae conclusioni arbitrarie riflette una distorsione cognitiva; in questo caso si dice che il paziente è “guidato dallo schema”.

Specificare gli obiettivi

In generale i pazienti perseguono degli obiettivi, anche se a volte non ne sono consapevoli. Il terapeuta deve scoprire quali sono questi obiettivi e mostrarli al paziente.

Ad esempio, un paziente che dice a se stesso: “Alle feste non sono a mio agio perché poche persone vengono a salutarmi” in realtà sta dicendo: “Per me è essenziale piacere a tutti e dato che non succede non valgo niente”. Pertanto, in questo caso particolare, l’obiettivo sarebbe “piacere al maggior numero possibile di persone.”

Sessione di psicoterapia.

Enfasi sulla relazione terapeuta-paziente

Le strategie utilizzate a questo proposito sono:

  • Cooperazione, ovvero instillare la fiducia.
  • Scoperta guidata, per far vivere al paziente un’esperienza educativa umana.
  • Uso delle reazioni di trasferimento, che costituiscono del materiale rilevante da tirare fuori durante la terapia.

Le tecniche della terapia cognitiva

Le tecniche cognitive servono ad insegnare al paziente a fermare i pensieri automatici e a metterli alla prova. Il terapista utilizza freccia in giù per accedere allo schema di base.

La comparsa di una reazione forte nel paziente indica che abbiamo raggiunto lo schema. Un’altra tecnica è affrontare gli schemi. In questo senso abbiamo tre opzioni:

  • Ristrutturazione schematica o cambiamento totale degli schemi, che è molto difficile e talvolta impossibile. Modificare lo schema significa cambiare il modo che abbiamo di rispondere al mondo.
  • La reinterpretazione degli schemi che si basa sull’aiutare i pazienti a comprendere e reinterpretare i loro stili di vita.
  • Il processo decisionale è un’altra tecnica utilizzata. Il terapista può utilizzare le tecniche di problem solving di D’Zurilla e Goldfried.

Tecniche comportamentali secondo la terapia cognitiva

L’obiettivo di queste tecniche è triplice: modificare i comportamenti autodistruttivi, apprendere delle capacità e proporre dei test comportamentali per testare le cognizioni.

Le tecniche comportamentali utilizzate possono essere: programmazione delle attività, prove cognitive, rilassamento, distrazione.

Evocare le esperienze dell’infanzia

L’analisi dell’infanzia è essenziale per curare i disturbi della personalità: può essere considerata all’origine degli schemi.

Per cambiarli, il terapeuta usa la drammatizzazione e l’inversione di ruolo. Infatti, i pazienti hanno bisogno di sperimentare la catarsi emotiva per diventare consapevoli e intraprendere il cambiamento.

Evocare le immagini

Con questa strategia il paziente rivive le esperienze infantili in seguito alle quali ha appreso i propri schemi. Non si tratta solo di verbalizzarli. Per generare il cambiamento, deve interpretarli, deve viverli.

Il terapeuta aiuterà il paziente adulto a cambiare l’esperienza vissuta da bambino. Quando queste drammatizzazioni si ripetono e vengono modificate in età adulta, possono essere modificati gli schemi. È come rifare correttamente ciò che è stato vissuto in modo traumatico.

Conclusioni sulla terapia cognitiva per i disturbi di personalità

Sempre più studi sostengono l’efficacia della terapia cognitiva per i disturbi di personalità. La connessione che il paziente stabilisce tra i suoi pensieri attuali e le esperienze passate gioca un ruolo chiave.

Conoscere l’origine di tutto ci permette di prendere coscienza del “perché sono così, se proprio non voglio esserlo”. È vero che il passato è immutabile, ma reinterpretare le situazioni quando si è adulti e razionali e dare loro un finale meno traumatico ci permette di capire che le cose sarebbero potute andare diversamente. È questa la strada verso il cambiamento.

Per fortuna oggi ci sono numerose alternative e non tutto è perduto. Il paziente capisce di essere un adulto e, dall’alto della sua maturità, può cambiare quelle abitudini emotive, cognitive o comportamentali che lo hanno ferito per così tanto tempo.


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  • Beck, A., Freeman, A., Davis, D. Terapia cognitiva de los trastornos de personalidad. Paidós. 2º edición (2015)

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