La trincea infinita: un film sul potere dell'amore

14 giugno, 2020
In questo periodo di post-quarantena, "La trincea infinita" può produrre sensazioni molto diverse da quelle che avrebbe potuto generare prima della pandemia. Sicuramente oggi ci risulta più difficile immaginare di restare rinchiusi per 30 anni in condizioni sfavorevoli.

La trincea infinita è un viaggio travolgente attraverso la guerra civile spagnola e le cosiddette “talpe”. Dopo un’amnistia del governo nel 1969, un gruppo di uomini poté finalmente uscire dai propri nascondigli. Erano rimasti nascosti, spesso nelle loro case, per più di 30 anni per evitare le ritorsioni della dittatura franchista, insediatasi nel paese nel 1936.

Il film racconta i dettagli di questi orrori, presentandoci la storia nascosta di una “talpa” e di sua moglie, che soffre la sua terribile situazione in modo profondo e altruistico, servendosi dell’amore per proteggersi contro la paura.

Gran parte dell’impatto visivo si deve all’interpretazione dei due attori e alla location. Un team di registi e produttori baschi ci regala così un viaggio emotivo intenso, quasi perfetto, sulla paura della repressione politica e sulla vulnerabilità umana, la disperazione e la resistenza.

La trincea infinita: dalla fuga all’attesa eterna

Tutta l’azione si svolge durante i primi 20 minuti del film. La telecamera segue il politico di sinistra e l’astuto Higinio (Antonio de la Torre) che viene caricato, insieme ad altri prigionieri, su un camion della polizia di Francisco Franco.

Mentre uno dei suoi compagni urla a una delle guardie temendo per la sua vita, Higinio coglie l’occasione per saltare dal camion e scappare. Viene inseguito dai militari, mentre corre attraverso una zona rurale dell’Andalusia.

Alla fine, fattasi notte, si nasconde in un pozzo buio e profondo insieme ad altri due ricercati. Questi due uomini vengono colpiti dall’alto. Nel frattempo, Higinio riesce a nascondersi in uno dei buchi lasciati dal pozzo. Mettendo da parte i corpi insanguinati, lascia il pozzo la mattina dopo e torna a casa.

Lì lo aspetta sua moglie Rosa (interpretata da Belén Cuesta). Da qui in poi verrà messo in scena il profondo dramma psicologico della quiete e dell’eternità delle ore. Higinio non farà altro che nascondersi sotto il pavimento e assisterà a tutto ciò che accade nella sua casa come una talpa, come uno spettatore della sua stessa vita.

Non manca la tensione per lo spettatore

Sebbene la vita di una talpa possa apparire noiosa, lo spettatore di certo non si annoia guardando questo film. La principale minaccia e causa di tensione nel film proviene da Gonzalo (Vicente Vergara), che ha tradito Higinio denunciandolo alle autorità.

Gonzalo minaccia continuamente il destino di questi due sposi, iniziando con la violenta rimozione delle tende dalla casa di Rosa mentre Higinio assiste impotente dal suo nascondiglio.

In seguito, Higinio si trasferisce nella casa di suo suocero vestito da donna anziana, approfittando delle festività pasquali in città. Lì avrà a disposizione uno spazio molto più grande per vivere, ma rimarrà pur sempre una talpa fuggita dalla giustizia.

In una sequenza tragicomica che offre una pausa dal dramma, una coppia omosessuale decide di usare la casa del suocero di Higinio per i suoi appuntamenti, approfittando dell’assenza di Rosa per alcuni mesi. Dopo essere stati scoperti dall’uomo, stipulano un patto per incontrarsi in quella casa in cambio di giornali e cibo.

Film trincea nascosta

La figura di Rosa

Rosa dichiara di volere un figlio, una richiesta difficile da esaudire in queste circostanze. Rosa è una donna determinata, devota e altruista; il suo ruolo è complesso e si sviluppa su diversi livelli. Di certo, non è solo la donna che aiuta Higinio a nascondersi, è molto di più.

Improvvisamente, stravolgendo tutto ciò per cui la sua educazione l’ha preparata, Rosa deve reinventarsi capofamiglia. Belén Cuesta trasmette bene tutta la fragilità, la forza e l’impegno del personaggio nel corso degli anni.

Se c’è un punto di svolta nella vita di Rosa, è il momento dello stupro subito da parte di un militare franchista al quale deve cucire dei vestiti. La donna si rifiuta di stabilire qualsiasi contatto con lui. Higinio, che vede tutto attraverso il suo nascondiglio, deve trattenersi e assistere impotente per non essere scoperto.

Soffre in silenzio, frustrato perché non gli è possibile agire, mentre le umiliazioni si accumulano. Tuttavia, reagisce in modo primitivo all’accaduto, uscendo dal suo nascondiglio per fare sesso con sua moglie in una sgradevole scena che rasenta l’abuso sessuale.

Quando il militare torna pochi giorni dopo, violenta Rosa, e Higinio non può difenderla per non farsi scoprire. Ma non si nasconderà per sempre, lascerà il suo nascondiglio per uccidere il militare, e dubiterà in eterno se l’uomo è o meno il padre di suo figlio.

La trincea infinita: un film sul potere dell’amore

Le interpretazioni dei due protagonisti rendono credibile la storia. Higinio è un uomo di poche parole che crede nei valori tradizionali, e ciò dà un profondo significato al suo ruolo.

Inevitabilmente, la maggior parte dell’azione si svolge nella penombra, a volte usata in contrasto con il sole abbagliante andaluso. Lo spettatore osserva le vicende soprattutto attraverso il punto di vista intimorito di Higinio che, insieme a lui, cerca di scoprire cosa succede intorno. Si tratta senz’altro di una strategia cinematografica che genera tensione, ma che è anche emozionante.

Nonostante tutta la sofferenza, l’oscurità e il male umano messi in scena, La trincea infinita è un film positivo. Ci dice, senza sentimentalismo, eccessi o cliché, che l’amore può essere un rifugio su cui contare per tutta la vita.

Il percorso della pellicola inizia con ciò che vediamo appena per trovare finalmente ciò che merita di essere visto e, che, in fondo, è tutto ciò che non si vede.