La casa di carta: eroi o criminali?

16 Maggio 2020
"La casa di carta" fa appello alla ricerca della libertà, al recupero di valori che sembravano dimenticati. È la rinascita di Robin Hood, che non usa arco e frecce, che si è adattato all'epoca attuale. Volete scoprire qual è la chiave del successo di questa serie?

La casa di carta è una delle serie spagnole di maggior successo degli ultimi anni. All’inizio era una serie per il piccolo schermo, fino a quando Netflix non l’ha acquisita e non le ha dato fama internazionale. Le riprese sono iniziate nel 2017 e tutt’ora continua a collezionare successi. Sembra che sia arrivata per restare, ma a cosa si deve tanto successo?

Grazie a internet e alle nuove forme di fruizione, possiamo avvicinarci a produzioni di altri Paesi che altrimenti non sarebbero mai giunti fino a noi. Per questo motivo, possiamo dunque affermare che buona parte del successo de La casa di carta è dovuto a Netflix.

Eppure, una serie non trionfa solo grazie al mezzo; deve presentare alcuni ingredienti in grado di attirare l’attenzione dello spettatore. La casa di carta è la storia di una rapina, ma non di una qualsiasi, bensì di una su larga scala: senza derubare nessuno, a parte i pesci più grandi del mare.

Un gruppo di rapinatori che usano nomi in codice e che non si conoscono tra loro seguiranno gli ordini del cervello di questa difficile operazione: “Il Professore”. Tutti loro, fatta eccezione per il Professore, entreranno nella Zecca di Stato spagnola, al “semplice scopo” di fabbricare 2.400.000 euro.

Hanno a disposizione 11 giorni, ostaggi e e tutto è stato pianificato nei minimi dettagli. Dall’esterno, Il Professore darà ordini e negozierà con la polizia per guadagnare tempo. Una serie claustrofobica e con un’identità tutta sua, cui fanno da cornice il canto partigiano Bella Ciao e le maschere di Dalí (di cui si rivendicano le origini), che non lascerà nessuno indifferente.

I Robin Hood dei nostri tempi

Robin Hood rubava ai ricchi per dare ai poveri, viveva da fuori legge, lottava contro lo sceriffo (figura di potere e oppressione), era l’eroe dei poveri. Ma non è detto che un fuorilegge sia un farabutto, può perfettamente diventare un eroe, un uomo dalla parte del bene.

Disponiamo di una concezione classica dell’eroe che è fortemente associata all’ordine; un eroe che rispetta le regole e quanto prestabilito, vestendo i panni della giustizia, all’interno della società. Pensiamo, ad esempio, ai numerosi eroi medievali, come il Cid.

Questi fu esiliato da re Alfonso, subì ingiustizie e, tuttavia, non si ribellò mai, non lo affrontò né cerco di invadere il suo territorio. Gli eroi medievali giuravano lealtà al re, una figura superiore e potente. L’onore e la lealtà erano questioni fondamentali nel Medioevo e anche nei secoli successivi. All’epoca attuale, esiste un sistema prestabilito e tutto quello che non ne fa parte sarà “il male”.

Robin Hood, tuttavia, non rispetta le regole, eppure lo consideriamo buono. Perché? Perché percepiamo l’ordine come ingiusto, come un organismo oppressore che alimenta le diseguaglianze. Robin Hood è un eroe che difficilmente potremmo inquadrare nello stesso archetipo del Cid, nonostante entrambi abbiano radici medievali. Questo eroe che rompe le regole possiede una concezione tutta sua della giustizia e, secondo lui, il male corrisponde alla figura dell’oppressore: il potere e l’autorità.

Sfidando le leggi, propone una società più giusta, più egualitaria e, quindi, che attrarrà la massa. E questo è esattamente ciò che vediamo ne La casa di carta: un gruppo di ladri guidati da un cervello impareggiabile che, lungi dall’essere considerati i cattivi, rinnovano la speranza nella società.

La casa di carta logo

Eroi e cattivi

Il confine tra eroe e cattivo si dissolve sempre più ogni volta che l’oppressore esercita il suo potere, ogni volta che soffoca l’oppresso. Qual è il fulcro della vita contemporanea? Senza alcun dubbio e senza pensarci troppo: il denaro. Il denaro è l’asse attorno a cui ruota il nostro mondo, ciò che determina se possiamo vivere meglio o peggio e che offre agli oppressori il potere.

Robin ruba ai ricchi per dare ai poveri: è un giustiziere. I ladri de La casa di carta non daranno il bottino ai più bisognosi, ma hanno fatto ciò che tutti vorremmo fare: accedere al cuore del potere e, da lì, distruggerlo. Non distruggerlo in senso letterale, bensì penetrandolo, dimostrare che anche il potere può vacillare e prendendosene gioco.

Nella serie vediamo l’influenza dei mezzi di comunicazione. Scopriamo che le notizie vengono manipolate e, tuttavia, l’opinione pubblica resta comunque dalla parte dei ladri. Questi eroi giustizieri che operano fuori legge si ispirano non solo a Robin Hood, ma anche al romanticismo. Esiste una corrente romantica che ci ha lasciato personaggi emarginati che cantano la libertà.

Un esempio di ciò lo vediamo nel poeta e giornalista spagnolo Espronceda, o meglio nelle sue opere. Espronceda ideava personaggi che erano una proiezione del suo Io, dell’Io romantico.

Tra i suoi personaggi, il pirata rappresenta l’eroe romantico assoluto, il cui unico obiettivo è vivere in libertà. Un eroe individuale, giustiziere, che rifiuta i valori del mondo e vive in mare perché lì non c’è legge. È un personaggio piuttosto ricorrente nel romanticismo europeo e autori come Lord Byron lo includeranno nei propri scritti. 

Questo pirata, che desidera vivere in libertà, è un riflesso della lotta contro quanto convenzionalmente stabilito, è l’eroe romantico. Gran parte del successo de La casa di carta si deve al fatto che noi, come gli spettatori immaginari dei telegiornali della serie, esaltiamo questi personaggi come eroi degni di nota, eroi che lottano per la loro libertà.

Personaggi de La casa di carta con maschera di Dalì

La casa di carta, il vero messaggio

Ben oltre la rapina, La casa di carta desidera mettere in dubbio un dogma. Non è un caso la scelta del canto partigiano Bella ciao come colonna sonora della serie. Molto si è dibattuto sul fatto che il canto sia diventato mainstream proprio per la serie, e forse in parte è così, e molti tra coloro che la cantano non ne conoscono il vero significato.

Sappiamo per certo che grazie alla serie e ai mezzi di comunicazione di massa, il messaggio di questo canto sembra in un certo senso, essere tornato in vita. Vale a dire che a partire da un mezzo grande e potente è possibile recuperare valori del passato che sembravano assopiti, così come succede con la maschera di Guy Fawkes in V per Vendetta.

Persino la maschera di Dalí sembra aver acquisito, in parte, un significato tutto nuovo. Questi elementi sono  ben inseriti nel format della serie, penetrano a fondo nella società, generando un forte impatto. E il punto è che in un mondo così controllato e dominato dal denaro, a volte abbiamo bisogno di credere in eroi che ci salvino, ma non eroi con mantello e spada, bensì eroi rivoluzionari che ci invitano a lottare per la libertà.

La casa di carta è una serie che ci dà proprio questo: eroi di qualsiasi tipo, alcuni dei quali di dubbia moralità, ma comunque eroi. In alcuni passaggi, la serie pecca di lentezza, di scene forse troppo edulcorate per un clima così asfissiante come quello rappresentato, ma glielo perdoniamo perché ci offre un canto di libertà.

Cos’è la mia barca? Il mio tesoro; chi è il mio dio? La libertà; e la mia legge? La forza e il vento; la mia unica patria è il mare.

-Espronceda-