Le buone conversazioni danno la felicità

01 luglio, 2020
Cosa c'è di più bello di una buona conversazione? Come quella che intratteniamo con un amico o con una persona appena conosciuta con la quale si instaura subito una connessione inaspettata. 

Le buone conversazioni creano uno spazio sicuro. Sono un paradiso emotivo in cui possiamo scambiare informazioni che ci arricchiscono, ci aiutano a costruire fiducia e a calmare lo stress attraverso un rinforzo positivo. Dal punto di vista fisiologico, conversare con conoscenti e sconosciuti, agisce sul nostro cervello come potente sistema di ricompensa e benessere.

Una conversazione dinamica, stimolante e produttiva tra due o più persone rappresenta una vera alchimia per i processi neuronali. Anche se in modo appena percettibile, ogni informazione che riceviamo accende il motore dell’empatia; si attivano i circuiti della dopamina e della serotonina e veniamo inondati da una piacevole sensazione di benessere e motivazione.

Quante volte abbiamo provato questa meravigliosa iniezione di energia positiva? Ai giorni nostri sono molte le occasioni per parlare con persone di ogni tipo sugli argomenti più disparati; in realtà, godere di un dialogo veramente gratificante è una situazione che non avviene con tanta frequenza. 

A volte il caso ci fa incontrare una persona con cui, dopo poche frasi, si instaura immediata complicità e affinità. Questa è la magia dei rapporti. È quanto accaduto tra Henry James e Robert Louis Stevenson.

I due grandi romanzieri si incontrarono per la prima volta dopo la pubblicazione de L’isola del tesoro. Nonostante li dividessero il carattere, le origini (americane il primo, scozzesi il secondo), lo stile di vita e letterario, da una conversazione casuale si instaurò un’amicizia indelebile. Un’amicizia destinata a durare decenni attraverso il rapporto epistolare o con incontri di persona fatti di dialoghi che terminavano all’alba.

Una buona conversazione deve esaurire l’argomento, non gli interlocutori.

-Winston Churchill-

Le buone conversazioni e la connessione emotiva

Certamente Henry James e Louis Stevenson, oltre a essere geniali romanzieri, possedevano quella che oggi viene definita intelligenza conversazionale. Questo termine, introdotto solo pochi anni fa dalla psicologa Judith E. Glaser, fa riferimento a uno strumento cruciale per il nostro sviluppo personale.

Come ben sappiamo, non tutti siamo in grado di mantenere un dialogo di buon livello. Truman Capote, per  esempio, diceva che una conversazione è innanzitutto un dialogo e mai un monologo. Sono poche le persone dotate di questo particolare tipo di intelligenza, ed ecco spiegato perché ci imbattiamo molto di rado in una conversazione ideale.

Ma occorre delimitare questa riflessione: non è la mancanza di intelligenza a limitare la qualità di un dialogo, è piuttosto carenza di abilità emotive. Oggi, in realtà, il campo dell’intelligenza conversazionale sta guadagnando terreno; in esso confluiscono dimensioni importanti come l’empatia, le abilità sociali, il buon senso, la fiducia e l’integrità.

Conversare è più che parlare

Conversare è più di un processo comunicativo o uno scambio di informazioni. È un atto più profondo e appagante. In fin dei conti, un dialogo, inteso come spazio in cui due o più persone interagiscono, è presente anche nel mondo animale.

  • Potrà sembrare sorprendente, ma ce lo dimostrano alcuni studi come quello condotto dall’Università di York nel giugno del 2018. Animali come i corvi, gli elefanti o persino le lucciole usano un sistema di comunicazione tra simili tanto affascinante quanto rivelatore.
  • Nel caso degli esseri umani, invece, potremmo dire che le buone conversazioni sono un gradino più alto del semplice processo di comunicazione.
  • I risultati di un’altra ricerca scientifica (Pérez, Carreiras, Duñabeitia) dimostrano che il ritmo delle onde cerebrali registrato in due persone che stanno conversando si sincronizza. Secondo i ricercatori “è una comunione tra cervelli che va oltre il linguaggio ed è un elemento chiave nelle relazioni interpersonali”.
Connessione tra due cervelli

Le buone conversazioni danno la felicità

Quando parliamo con qualcuno, possono succedere due cose: o siamo a nostro agio o non lo siamo. Non importa se la persona sia un familiare o un estraneo. Tutti abbiamo un collega o un parente con cui non ci troveremo mai bene a parlare.

Altre volte avviamo una piacevole conversazione con una persona appena conosciuta, con cui sentiamo immediata affinità. Un dialogo profondo non si limita a fornire informazioni interessanti, ci offre anche una sensazione di fiducia e comprensione. In questi casi si apre la porta verso un universo emotivo fatto di rapporti interpersonali di maggiore qualità.

Per quanto possibile, quindi, dovremmo cercare queste situazioni. Saggi come quello di Matthias Mehl pubblicato sulla rivista specializzata Psychological Science, ci ricorda che le chiacchiere vuote, oziose e forzate generano tensione e disagio.

Amici che parlano al parco

Diventiamo, allora, esploratori sociali capaci di avviare buone conversazioni; cerchiamo il sostegno di persone importanti per noi, con cui mantenere un dialogo aperto, emozionante, piacevole e appagante. Dopotutto, è qui che risiede la felicità, in questa dimensione sicura in cui imparare, capire e allenare l’affetto.

  • Alejandro Pérez, Manuel Carreiras, Jon Andoni Duñabeitia. Brain-to-brain entrainment: EEG interbrain synchronization while speaking and listeningScientific Reports, 2017; 7 (1) DOI: 10.1038/s41598-017-04464-4
  • E. Glaser, Judith (2013). Conversational Intelligence: How Great Leaders Build Trust and Get Extraordinary Results. Routledge
  • Steffensen, S. V. (2012). Care and conversing in dialogical systems. Language Sciences, 34(5), 513–531. https://doi.org/10.1016/j.langsci.2012.03.008
  • Schulz Von Thun, Friedemann (2012) El arte de conversar. Madrid: Herder