Le malattie mentali: principale fattore di rischio

11 agosto, 2020
Uno studio di ricerca condotto negli Stati Uniti assicura che le esperienze traumatiche vissute durante l'infanzia rappresentano il principale fattore di rischio delle malattie mentali. Tali esperienze, di fatto, avranno gravi conseguenze sulla salute fisica e mentale.

Le malattie mentali sono ancora in gran parte un mistero per la scienza, poiché le loro cause sono da ricercare in molti ambiti, dalla genetica alla società. Nonostante ciò, a seguito dei risultati esaustivi di uno studio, un gruppo di ricercatori è giunto alla conclusione che il principale fattore di rischio delle malattie mentali è costituito dai drammi vissuti durante l’infanzia.

Quando parliamo di drammi, ci riferiamo a maltrattamento, violenza fisica, psicologica o sessuale, così come a esperienze traumatiche (perdite importanti o carenze significative). Non è un caso se su questo punto la scienza ufficiale e la psicoanalisi si trovano d’accordo.

Le situazioni avverse vissute in tenera età sono il principale fattore di rischio delle malattie mentali secondo quanto emerso in uno studio della Dell Medical School, negli Stati Uniti. La ricerca è stata guidata dal Dottor Charles Nemeroff, Ph. D., professore e presidente del dipartimento di psichiatria della Dell’s Mulva Clinic for Neurosciences, e direttore dell’Institute for Early Life Adversity Research.

Il modo migliore di rendere buoni i bambini è renderli felici.

-Oscar Wilde-

Il principale fattore di rischio delle malattie mentali

Gli scienziati che hanno condotto questo studio sostengono che le difficoltà affrontate durante l’infanzia causano anche altre conseguenze.

Innanzitutto, un bambino che ha vissuto esperienze difficili o traumatiche ha una speranza di vita più bassa rispetto a un bambino cresciuto in un ambiente sano. Lo studio associa il maltrattamento infantile al successivo sviluppo di patologie quali obesità, ictus, diabete, alcune neoplasie e malattie cardiovascolari.

Dal punto di vista psichiatrico, i bambini maltrattati corrono un rischio maggiore di sviluppare dipendenze, soprattutto dall’alcol, così come depressione e qualunque forma di disturbo. La ricerca indica anche che con chi ha vissuto eventi traumatici sarà più complicato condurre il trattamento psicologico.

Dati preoccupanti

Secondo i dati indicati nello studio, un bambino su quattro è vittima di una forma di maltrattamento o di carenza affettiva. Violenza emotiva, negligenza o abbandono sono i casi più comuni.

Stando ai dati raccolti, almeno il 46% dei pazienti con depressione e il 57% di chi soffre di disturbo bipolare presenta questi precedenti in famiglia. Si calcola inoltre che prima è stata subita la violenza, peggiori saranno le ripercussioni e più sarà difficile aiutare questi pazienti.

Al tempo stesso, ha un peso anche la gravità dei maltrattamenti subiti, così come la durata degli stessi. A ogni modo, i ricercatori sottolineano che qualunque forma di violenza subita durante l’infanzia lascia segni a vita. Insistono, inoltre, sul fatto che ciò rappresenterebbe il principale fattore di rischio delle malattie mentali.

Assistere i bambini vittime di violenza

Un altro aspetto messo in risalto dallo studio è che sebbene la violenza emotiva e la negligenza siano le due forme di maltrattamento più comuni, spesso le loro conseguenze non vengono trattate. Questo perché si tratta di forme di violenza nascosta, che non lascia tracce visibili a occhio nudo.

La maggior parte degli adulti che hanno subito queste azioni da bambini, di fatto, non faranno mai ricorso a un professionista della salute mentale perché non pensano di essere stati vittime di maltrattamenti.

Finiranno per sentirsi delusi dalla vita o da ciò che fanno, ma non attribuiscono la responsabilità di ciò alla violenza subita durante l’infanzia. Molti ritengono che la violenza sia solo quella che viene manifestata attraverso le percosse o quella di tipo sessuale.

Dati sorprendenti sul principale fattore di rischio delle malattie mentali

Bambino che piange per i traumi vissuti.

Uno dei dati più sorprendenti dello studio citato riguarda il cosiddetto trauma genetico intergenerazionale. Questo fenomeno è stato ampiamente analizzato tra le vittime dell’olocausto. Si tratta di un cambiamento individuato negli ovuli e negli spermatozoi delle persone che hanno subito gravi traumi psicologici.

Gli esperti indicano che in questi casi, mediante i meccanismi dell’epigenetica, l’effetto del trauma passa geneticamente alla generazione successive. Ciò sembrerebbe predisporre molte persone a sviluppare una particolare forma di stress che coincide con il disturbo post-traumatico da stress.

I ricercatori parlano di cambiamenti cerebrali nei bambini vittime di maltrattamento. Questi ultimi tendono a presentare una minore quantità  di materia grigia, così come la corteccia prefrontale ventrale e dorsale meno spesse. Lo studio afferma infine il bisogno di ulteriori ricerche per approfondire le scoperte fatte finora.

Se identifica principal factor de riesgo para trastornos mentales – Medscape – 17 de feb de 2020.