Le sorprese? Al cervello piacciono!

29 febbraio, 2020
Leggendo la parola sorpresa probabilmente vi sarà venuto in mente qualcosa di positivo, e questo perché a tutti piacciono i regali o le feste a sorpresa. Sembra che questo effetto così piacevole piaccia anche al nostro cervello. Continuate a leggere per scoprire perché.

Perché al cervello piacciono le sorprese? La sorpresa è un’emozione di base che indica l’alterazione dello stato d’animo a seguito di un evento o di uno stimolo imprevisto. Quando l’imprevisto non è così piacevole, allora si attiva un’emozione negativa, come la paura, l’ira o la tristezza.

Al contrario, quando il risultato è positivo, l’emozione che ne deriva è piacevole, e scatena dunque un’intensa attività delle regioni cerebrali. Queste sono coinvolte in altre emozioni, tra cui il piacere. Di conseguenza, potremmo dire che in un certo senso abbiamo la prova fisiologica del fatto che al cervello piacciono le sorprese.

Cervello illuminato perché gli piacciono le sorprese

Aree cerebrali coinvolte

Il nucleus accumbens, che fa parte dei gangli della base, ha un importante ruolo nell’elaborazione della sorpresa. A quanto sembra, si attiva quando ci troviamo dinnanzi a una situazione imprevedibile. Soprattutto perché il cervello, in modo involontario, si aspetta di ricevere una ricompensa.

Come nel caso di altre emozioni, l’amigdala gioca un ruolo determinanre anche nella sorpresa, aiutando a decidere se ciò che abbiamo davanti va bene o no per noi. In questa regione cerebrale esistono due diversi gruppi di neuroni: uno si attiva in presenza di una ricompensa e l’altro quando riceviamo qualcosa di sgradito. Così, come due parti ben distinte, una si attiva e l’altra no.

Il piacere dell’inaspettato: al cervello piacciono le sorprese

Come dicevamo poc’anzi, quando le sorprese non sono piacevoli, vengono stimolate altre emozioni. Quando il risultato è molto piacevole, invece, si verifica un prolungamento nel tempo e un maggiore godimento dell’emozione.

Le sorprese negative tendenzialmente richiedono una rapida reazione da parte nostra; con quelle positive, invece, possiamo rimanere calmi e gustarcele.

Diversi studiosi hanno dedicato il proprio impegno a scoprire perché succede ciò e a se si può sfruttare il meccanismo della sorpresa per applicarla a un qualche tipo di intervento. In questo senso, alcuni scienziati statunitensi hanno dimostrato che il nucleus accumbens si attiva intensamente quando insorge uno stimolo inaspettato.

Il fatto curioso è che il nucleo accumbens è una regione fondamentale del centro del piacere del cervello. Probabilmente è soprattutto grazie a esso che al cervello piacciono le sorprese. A prescindere che la sorpresa sia positiva o negativa, questa regione si illuminerà, attivando, seppur in forma lieve, i meccanismi del piacere.

Un perfetto esempio è che a molte persone piace entrare nelle case del terrore, quelle in cui al Luna Park si trovano molte sorprese che potremmo definire negative, perché stimolano emozioni a carattere negativo, come la paura o il disgusto.

Bimba sorpresa

Effetti sull’apprendimento e sulla memoria

L’apprendimento è uno dei meccanismi cognitivi più studiati dalla psicologia e dalle neuroscienze. Da oltre 50 anni sono stati individuati i fattori che influiscono o che stimolano un apprendimento più duraturo, e la sorpresa è uno di questi.

Secondo alcuni studiosi, la forza con la quale un elemento si associa all’altro è sempre più intensa, fino a quando smette di provocare sorpresa. Vale a dire che se presentassimo uno stimolo A in concomitanza a uno stimolo B (imprescindibile) in diverse occasioni, la persona si aspetterà sempre di più che si presenti B.

Una volta acquisita la consapevolezza che succede sempre, però, la reazione diminuirà sempre più. In tal senso, gli scienziati sono giunti alla conclusione che quando uno stimolo genera sorpresa vi sono maggiori possibilità che si fissi nella nostra memoria.

Questo rapporto tra apprendimento, cervello e sorpresa è stato provato di recente da studi di neuroimagin. Nel 2001 un gruppo di ricercatori britannici e australiani si è occupato di studiare cosa succede nel cervello in fase di apprendimento, per vedere se tale fenomeno coinvolgesse elementi a sorpresa. Sulla base di ciò, si è osservato che il nucleus accumbens si attivava sempre meno a mano a mano che il soggetto familiarizzava con la presentazione degli stimoli. Tuttavia, in caso di evento a sorpresa, si attivava nuovamente con maggiore intensità.

Diversi studi hanno evidenziato anche che quanto appreso in merito a un evento a sorpresa permane più a lungo nella memoria. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che la sorpresa attiva una serie di meccanismi colinergici e dopaminergici che stimolano l’attenzione e la motivazione.