Legame traumatico: mi ferisci ma ho bisogno di te

Il legame traumatico è caratterizzato da un folle attaccamento nei confronti di un aggressore narcisistico. La vittima, invece di evitare la relazione, tende a lasciarsi trasportare. Si tratta di una realtà molto simile alla sindrome di Stoccolma.
Legame traumatico: mi ferisci ma ho bisogno di te

Ultimo aggiornamento: 13 agosto, 2021

Le relazioni affettive in cui l’amore ferisce e distrugge la felicità e l’autostima sono più diffuse di quanto pensiamo. Nonostante ciò, la persona non è in grado di rompere quel legame, perché l’affetto e l’attrazione sono accecanti, al punto da minimizzare i danni. Il legame traumatico traccia una rete psicologica molto simile a quella della sindrome di Stoccolma.

Visto dall’esterno, questa situazione può sembrare strana e contraddittoria. Per quale motivo si arriva a tollerare l’intollerabile? Perché continuare a stare con qualcuno che umilia, maltratta e abusa emotivamente di noi?

La verità è che molto spesso nel campo delle relazioni umane si attivano dei meccanismi psicologici latenti che è bene conoscere. In primo luogo, sarà inutile dire alla persona di allontanarsi il prima possibile dal partner.

La co-dipendenza può essere così intensa che la mente smette di essere razionale: le emozioni e l’attaccamento malsano prendono il sopravvento. Il legame traumatico è distruttivo, ma alimenta bisogni di base come la paura dell’abbandono.

Un legame provocato da un trauma ha come protagonisti una vittima e un aggressore emotivo. Un rapporto in cui il primo brama di essere amato e accudito, mentre l’altro cerca di mantenere il potere.

Cos’è il legame traumatico?

L’idea del legame traumatico iniziò a essere esplorata durante gli anni Ottanta grazie alle ricerche degli psicologi Donald G. Dutton e Susan L. Painter. Questi analizzarono centinaia di casi di donne maltrattate che vivevano con i loro aggressori.

La prima conclusione a cui si giunse fu che, anche in situazioni normali, a volte la paura non è un meccanismo che favorisce la fuga o il confronto. Questi legami sono contraddistinti da sottomissione e un chiaro squilibrio del potere: una persona sottomette l’altra.

La persona sottomessa è legata all’altra da un affetto folle a cui non reagisce. Qual è il motivo di questa permissività e tolleranza della sofferenza?

In genere queste relazioni seguono uno schema circolare che funziona più o meno così: “ora ti do affetto, ora ti maltrattano, ti arrabbi, mi perdoni, e poi ricominciamo da capo”.

Il legame traumatico è la colla che lega la vittima all’aggressore e che alimenta un circolo fatto principalmente di sofferenza.

L’attaccamento e la personalità narcisistica

Negli anni Novanta, gli psicologi Donald Dutton e Susan Painter hanno condotto uno studio per comprendere meglio queste relazioni.

Dalla ricerca è emerso che molte donne che avevano cercato di lasciare i loro partner violenti non ci erano riuscite perché avevano sviluppato un estremo attaccamento emotivo. A questo si aggiungevano la bassa autostima e la personalità dominante dell’aggressore.

Non a caso, la maggior parte dei legami traumatici vengono instaurati con profili narcisistici. Come ben sappiamo, queste figure sono abili a manipolare, controllare e dirigere le loro vittime, impedendo qualunque forma di resistenza psicologica ed emotiva.

Il ciclo dell’abuso e della dipendenza: quando l’affetto distrugge

Il modello emotivo, cognitivo e comportamentale della vittima mostra la sua dipendenza dall’amore malsano. Si tratta, in definitiva, di un attaccamento che tollera tutto.

La co-dipendenza è costituita dalla bassa autostima, dall’idealizzazione del partner, dalla paura della solitudine e del sacrificio di sé verso il narcisista.

Allo stesso modo, affinché si mantenga il legame traumatico si innesca spesso un ciclo di abuso ben preciso che segue determinate fasi:

  1. La relazione è caratterizzata da frequenti tensioni (litigi, abusi, umiliazioni, offese…).
  2. La vittima decide di reagire di fronte ad un affronto più grave.
  3. L’aggressore agisce rapidamente modificando il suo comportamento, mostrando affetto, pentimento e un’espressa disponibilità al cambiamento.
  4. Avviene la riconciliazione, che in media è intensa e gratificante. A questa fase segue un breve periodo di apparente armonia.
  5. L’abuso e il maltrattamento ricompaiono e il ciclo ricomincia.

Una delle caratteristiche principali del legame traumatico è che quando la vittima viene danneggiata dal suo partner aggressivo, si aspetta di ricevere il suo conforto e il suo perdono. Questo folle bisogno si ripercuote sul legame traumatico stesso.

Come comportarsi in caso di legame traumatico?

Il legame traumatico si nutre dello squilibrio di potere in cui si verificano momenti di punizione alternati a momenti di ricompensa (come le riconciliazioni). Per risolvere il problema, la vittima deve rompere questo schema, ma ciò può essere difficile perché spesso si trova completamente isolata.

I narcisisti tendono a separare la vittima dalla famiglia e dagli amici, motivo per cui è più difficile per lei mettere fine una volta per tutte al legame traumatico.

Il sostegno sociale è essenziale in questi casi: gli amici, i colleghi, il vicinato e i servizi sociali devono essere figure attente e sensibili a queste realtà.

Modi per lasciarsi alle spalle un legame traumatico

Per far fronte e lasciarsi alle spalle un legame traumatico, sarebbero utili le seguenti strategie:

  • Separazione della vittima dall’aggressore. La vittima deve riconoscere e prendere coscienza dell’abuso emotivo, del maltrattamento, della co-dipendenza e dell’attaccamento malsano che caratterizzano il legame traumatico.
  • Sviluppo di una rete di sostegno. La persona deve individuare nuove figure a cui rivolgersi per parlare, condividere, sentirsi ascoltata e aiutata. Questa vicinanza con figure alternative all’aggressore consentirà di vedere la propria realtà in modo diverso, nonché a sentirsi più forti e porsi nuovi obiettivi.
  • La terapia psicologica in questi casi è fondamentale per curare la ferita traumatica e ricostruire l’identità e l’autostima, oltre che per offrire nuove strategie alla persona affinché non ricada in relazioni emotivamente abusive.

Conclusioni

Molte volte chi mostra una maggiore tendenza a sviluppare questi legami affettivi ha subito dei traumi durante l’infanzia o le motivazioni risiedono nell’educazione ricevuta.

Il lavoro dello psicologo in questi casi deve essere più profondo e delicato per sanare i segni di un trauma che persiste e che si manifesta costantemente in ogni relazione. Una realtà senz’altro molto complessa.

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