L’esperienza del dolore

· 8 luglio 2015

Superare un dolore richiede tempo e un grande sforzo personale.

Il dolore

La storia personale di ognuno di noi è piena di perdite e separazioni, che ci ricordano continuamente quanto le relazioni e le cose della vita siano solo passeggere.

Il dolore è la reazione psicologica che si manifesta davanti a una perdita, è la risposta emotiva che emerge per aver perso qualcosa o qualcuno di importante nella nostra vita. Tuttavia, tale reazione non ha solo componenti emotive, ma anche fisiche e sociali.

Quando si parla a proposito del dolore, si è soliti associarlo con la morte; in realtà, questo processo può avere luogo anche dopo la rottura di una relazione di coppia oppure dopo la perdita del lavoro o di un oggetto materiale con il quale avevamo un forte legame personale. Il processo del dolore ci fa capire che, dopo la perdita, dovremo adattarci ad una nuova vita senza quella persona o quella cosa; elaborando il dolore, cerchiamo di ricostruire dei significati.

Normalmente, questo processo si conclude in modo naturale, perché si tratta di un momento normale dalla durata limitata; la sua evoluzione procede fino al momento del superamento del trauma, fortificando la nostra maturità e la nostra crescita personale. Tuttavia, così com’è facile riconoscere che si tratta di un processo naturale che implica una sofferenza nella maggior parte delle persone, si sa anche che esso può complicarsi, provocando disturbi qualora i sintomi permanessero nel corso tempo e ostacolassero il normale scorrere dei giorni. Molte persone rimangono bloccate in una delle fasi di questo processo senza riuscire a staccarsi e a lasciare ciò che hanno perso.

È difficile determinare il momento in cui è realmente terminato il dolore; tuttavia, uno dei segnali del fatto che ciò è accaduto è che la persona riesca a guardare dietro di sé, verso il suo passato, e ricordare la persona che se n’è andata ed i momenti condivisi con un affetto sereno e calmo, con pena, ma senza dolore. Normalmente, l’elaborazione di tutto questo processo ha una durata compresa tra i due e i tre anni, a seconda dell’individuo in questione e del tipo di legame che lo univa con la persona scomparsa.

L’elaborazione del dolore

Per elaborare il dolore, è necessario passare per tre diverse tappe, nelle quali normalmente si provano emozioni molto dolorose. Queste tappe non sono periodi fissi e a sé stanti, ma tendono a sovrapporsi perché contengono una mescolanza di emozioni e di risposte.

Worden descrive in questo modo le azioni che una persona deve realizzare se vuole superare il dolore:

  • Accettare la realtà.
  • Sperimentare il dolore e la pena.
  • Adattarsi a un mondo in cui la persona scomparsa è assente.
  • Ricollocare emotivamente il defunto e guardare al futuro.

Cosa possiamo fare per processare il dolore?

  • Accettare e comprendere che il dolore è un processo naturale che richiede un certo tempo, non si può tentare di accelerarlo. Affrontare la perdita e viverla in modo graduale genererà più fiducia in noi stessi, facendoci sviluppare nuovi meccanismi e nuovi aspetti della nostra personalità.
  • Non opporre resistenza ai cambiamenti. Dopo la perdita di una persona o di una cosa che occupavano un posto centrale nella nostra vita, si producono delle trasformazioni: la cosa migliore da fare è accettare tutti questi cambiamenti e vederne non solo gli aspetti in cui ora ci sentiamo più poveri, ma anche le nuove opportunità che ci si presentano per crescere.
  • Esprimere le nostre emozioni e i nostri sentimenti: vanno comunicati e non repressi. Se è necessario, bisogna anche cercare l’aiuto di un professionista.
  • Riempirci di vitalità, incrementare le nostre relazioni sociali, imparare nuove cose o fare attività fisica, a seconda della nostra età e delle nostre condizioni di salute.
  • Trovare un nuovo senso della vita, creare e sviluppare dei progetti.

Quando è il momento di chiedere aiuto?

Il dolore, la sofferenza e i disturbi che accompagnano il dolore non sono cose “anormali”, ma ci sono determinati sintomi che indicano che dovremmo recarci da un professionista, anche se, in realtà, la decisione di farlo o meno è totalmente personale.

Secondo Robert A. Neimeyer, bisogna prendere seriamente in considerazione l’idea di parlare con un esperto a proposito del dolore qualora si presentassero alcuni dei seguenti sintomi:

  • Intensi sensi colpa;
  • Pensieri sul suicidio;
  • Disperazione estrema;
  • Inquietudine o depressione prolungate;
  • Sintomi fisici (notevole perdita di peso, sensazione di avere un forte peso sul petto, ecc.);
  • Ira controllata;
  • Continue difficoltà a svolgere le attività quotidiane;
  • Abuso di sostanze.

Anche se ognuno di questi sintomi può essere tipico di un normale processo di elaborazione del dolore, se persistente nel tempo, diventa una ragione per preoccuparsi e per pensare di rivolgersi a un esperto.

L’elaborazione del dolore implica mettersi in contatto con il vuoto che ha lasciato la persona che non c’è più, valutarne l’importanza e sopportare la sofferenza e la frustrazione provocate dalla scomparsa. (Jorge Bucay)

Immagine per gentile concessione di Emerald Wake