L’estate in cui imparammo a volare

· 30 settembre 2018

Com’è grande e meravigliosa la letteratura. Un vero e proprio mondo parallelo, un’arte. Così vicina alla realtà, uno specchio infinito di quello che racconta. Sveste senza censure e dà spazio al battito dell’autore. In questo caso dell’autrice, Kristin Hannah. Un libro può essere prezioso, è L’estate in cui imparammo a volare lo è senz’altro.

L’estate in cui imparammo a volare parla del timore di due adolescenti che si sentono sole, sebbene all’inizio non capiscano di esserlo entrambe. Questo muro cade e avviene un incontro; proprio come accade molte volte nella realtà, con una disgrazia e una confessione fatta in un momento di vulnerabilità.

Un momento nel quale Tully non ce la fa più e deve smettere di proteggersi, avere fiducia, perché altrimenti scoppierebbe. Kate è lì ad aspettarla, come farà sempre (nei suoi ultimi anni di scuola, all’università e dopo), per non far svanire Tully. In realtà affinché nessuna delle due lo faccia.

Per essere un’amica vera devi rischiare. A volte le persone ti deluderanno, le ragazze possono essere molto crudeli le une con le altre, però non puoi lasciare che questo ti fermi. Se ti fanno male, rialzati, spolvera i tuoi sentimenti e riprovaci.

L’estate in cui imparammo a volare è la storia di due amiche

L’estate in cui imparammo a volare parla di come la paura del rifiuto finisce per sciogliersi grazie alla curiosità di sapere di più e rompere la crisalide. Sfidare l’ignoto, desiderare di trovare un amore simile a quello presentato nei romanzi. Ci mostra che al di là dell’esperienza in sé, è importante cosa ne facciamo: la nostra cassetta degli attrezzi per le grandi occasioni.

Kate ha una famiglia che le vuole bene e che le impone delle norme. Tully è una stella che, dopo essere stata abbandonatale tante volte dalla madre, ha dovuto imparare a brillare da sola. In entrambe vediamo un bisogno condiviso che nessun adolescente confessa mai: il desiderio di destare uno sguardo orgoglioso nei propri genitori. Kate pensa che Tully abbia tutto, Tully invece pensa che sia Kate ad avere tutto.

I pensieri, paure incluse, erano cose eteree, incorporee finché non gli si dava solidità con la voce e una volta che avevano peso, potevano schiacciarti. 

Ragazze in bicicletta

La loro amicizia nasce quando si rendono conto che una sa raccontare e l’altra sa ascoltare. Tully capisce in fretta a cosa si vuole dedicare e come vuole raggiungerlo, Kate invece ci mette più tempo. Mentre si sforza per capirlo, segue Tully e la prende a braccetto quando sente che è sul punto di cadere, quando il suo passato irrompe con forza e la minaccia di rimandarla a fondo in un pozzo oscuro.

Cercheranno di salvarsi ognuna a proprio modo. Tully diventando una stella (della televisione), Kate amando, volendo bene, dandosi e capendo che ci sono persone che sono state ferite così tanto che non hanno imparato a chiedere scusa.

Tully ha tanta forza da attirare tutta l’attenzione di una stanza piena di persone. Kate è coraggiosa ed è capace di restare nella stessa sala, anche se nessuno la guarda, proteggendo tutti. In un modo o nell’altro, Kate è l’aria per Tully e Tully è l’aria per Kate. Pur vivendo in due mondi molto diversi, riescono a respirare l’aria, l’una dell’altra.

L’amore e l’amicizia

L’estate in cui imparammo a volare non è un romanzo realista, non pretende di esserlo. Non aspira a essere uno specchio fedele della realtà, difatti la maggior parte delle amicizie non funzionano in questo modo. Ciò nonostante, è un piccolo canto alla speranza, una preziosa narrazione di come molte volte potrebbe essere se sapessimo come fare.

Forse uno degli elementi più preziosi delle sue pagine è la capacità di dare voce a quello che prova una madre o una figlia, quando una è troppo cosciente dei pericoli che si nascondono e l’altra li ignora completamente, avvicinandosi al rogo che brucia alzando una bandiera di libertà.

Descrive con precisione, attraverso i personaggi, l’ambivalenza prodotta dal fatto che la sicurezza si trova nello stesso luogo in cui cerchiamo l’indipendenza quando cresciamo: la famiglia.

Per non togliere il piacere a chi, dopo aver letto questo articolo, si immergerà nelle sue pagine, non vogliamo rivelare troppo di L’estate in cui imparammo a volare, anche se non sarebbe poi così importante. In fondo ha molto più valore la narrazione che il narrato e questo acquista ancora più valore quando alla fine, la storia ne vale la pena.

Afferrarsi per le mani

Forse il gran merito di Kristin Hannah è aver costruito due personaggi che possiamo riconoscere nella loro evoluzione. Ciò è possibile con Kate e nel suo diventare madre. I gesti di sua figlia che la feriscono, quelli che la consolano, la fanno arrabbiare o la emozionano.

Un romanzo di una vita intera

Sono molte le ragioni che ci invitano a leggere L’estate in cui imparammo a volareL’ideale è incontrare la propria. Quindi, aprite gli occhi e godetevi questa piacevole lettura.

Tully guardò la sua migliore amica e in questo sguardo più di trenta anni si accumularono fra di loro, portando alla mente le bambine che erano state, i sogni che avevano condiviso e le donne che erano diventate.

Nota del redattore. L’estate in cui imparammo a volare non è un romanzo per adolescenti, è un romanzo di una vita intera. L’adolescenza è solo il punto di partenza dell’appassionante cammino che le due protagoniste tracciano separatamente, insieme.