Libera associazione: che cos’è?

22 aprile 2018 in Psicologia 56 Condivisi
Libera associazione seduta terapeutica

La libera associazione è uno strumento della psicoanalisi ideato dal suo stesso padre, Sigmund Freud. Consiste nell’invitare il paziente a esprimere tutto quello che gli viene in mente nel corso della seduta cercando di limitare il più possibile quei filtri o giudizi che segnano la differenza tra ciò che si pensa davvero e ciò che si finisce per condividere con il terapeuta.

L’associazione libera ha, come ogni tecnica, basi teoriche, modalità di applicazione e obiettivi. Rappresenta una regola fondamentale della psicoanalisi, ma viene impiegata anche nella procedura di alcuni test proiettivi, come il test di Rorschach e il test di appercezione tematica (TAT).

Storia della libera associazione

Sigmund Freud sviluppò questo concetto tra il 1892 e il 1898. Sostituì gradualmente il metodo dell’ipnosi e della catarsi – usati inizialmente – con quello della libera associazione. Questa evoluzione era motivata da un obiettivo molto specifico: evitare di dare suggerimenti al paziente.

Freud iniziò a preconfigurare il metodo dell’associazione libera nel 1892, dopo una seduta con una paziente, la signora Emmy Von N.; aveva chiesto espressamente a Freud di non interrompere il flusso dei suoi pensieri e di lasciarla parlare liberamente.

In seguito, nel suo trattato Il metodo psicoanalitico freudiano del 1904, spiegò perché fosse opportuno abbandonare la tecnica dell’ipnosi. Durante il periodo di collaborazione con Breuer, Freud si era reso conto che dall’ipnosi si potevano ricavare solo risultati parziali e transitori.

Poiché con il metodo dell’associazione libera era possibile superare la resistenza del paziente, diventava molto più semplice accedere al suo materiale inconscio (ricordi, affetti, rappresentazioni). Gli effetti ottenuti con l’associazione libera erano permanenti, con il vantaggio che il paziente non era sotto ipnosi*. Il metodo catartico e ipnotico, dunque, vennero definitivamente sostituiti dall’associazione libera, che diventò una regola fondamentale e un mezzo privilegiato per accedere all’inconscio e poterlo indagare.

Principi teorici della libera associazione

Quando parliamo, operiamo una selezione tra le possibili parole che ci permettono di trasmettere un messaggio coerente. Nonostante questo processo di selezione, che avviene più o meno in fretta, si presentano sistematicamente nel nostro parlato, errori o lacune come i lapsus linguae, le dimenticanze, le ripetizioni, etc. Questi “errori” che occorrono in una normale conversazione passano spesso inosservati; tuttavia, in un contesto analitico sono molto importanti.

“L’inconscio è strutturato come una lingua”
-Jaques Lacan-

Più precisamente, nel contesto analitico questi errori sono considerati manifestazione dell’inconscio; è come se in qualche modo il contenuto varcasse la barriera difensiva della persona. Accade qualcosa di simile con l’associazione libera. Il paziente, liberato dal terapeuta dai suoi stessi controlli e privo degli strumenti che possono dare un senso logico alle sue idee, si trova in una situazione ideale. È in grado di lasciarsi trasportare da tutto quello che confluisce in “quell’abisso”, in cui gli elementi dell’inconscio acquistano forza e si esprimono. Superate le barriere difensive e le resistenze, è finalmente possibile accedere all’inconscio.

“La voce dell’inconscio è sottile, ma non tace finché non viene ascoltata.”

-Sigmund Freud-

Secondo Freud, esporre le resistenze e poi analizzarle è un processo essenziale per la cura, e si ottiene solo attraverso l’associazione libera. In questo modo, l’associazione libera, l’interpretazione dei sogni e l’analisi degli atti mancati diventano le tre strategie essenziali della psicoanalisi. La libera associazione, però, è  tanto importante per Freud da essere considerata la tecnica che più differenzia l’approccio psicoanalitico dagli altri.

Mente umana

Come funziona la libera associazione?

L’associazione libera può sorgere spontaneamente o essere indotta mediante un sogno, una fantasia o qualsiasi altro pensiero. Tuttavia, affinché questo possa avvenire e si produca veramente una libera associazione, è necessario aver consolidato il transfert (fiducia) verso l’analista; inoltre si deve aver compreso che il colloquio si colloca su un piano diverso rispetto a una conversazione abituale, fuori seduta; nulla di quanto viene detto durante la terapia sarà giudicato, nulla è giusto o sbagliato: tutto quello che viene detto è valido.

Nel momento in cui il paziente si abbandona ai suoi pensieri e riesce a esprimerli apertamente all’analista, permette alle rappresentazioni inconsce di emergere; in questo modo possono essere analizzate, interpretate e utilizzate. Accedendo al materiale inconscio, può rielaborarlo consapevolmente: l’obiettivo di questa pratica è fare in modo che smetta di essere fonte di disagio o di conflitto.

“In ogni uomo convivono desideri che non vorrebbe comunicare agli altri e desideri che non vorrebbe confessare neppure a se stesso.”

-Sigmund Freud-

La seduta classica

L’associazione libera emergerà più facilmente se il paziente si sente a proprio agio sia nello spazio analitico che con l’analista, e con il minor stimolo possibile dall’ambiente circostante. Nella seduta classica il paziente si stende sul divano, così che l’analista resti fuori dal suo campo visivo. Questo permette al paziente di non sentirsi osservato, giudicato o valutato e possa concentrarsi completamente sulle sue associazioni.

La richiesta dell’analista sarà molto semplice, ad esempio: “dica qualsiasi cosa” o “dica tutto quello che le si presenta alla mente sotto forma di immagine o ricordo“. A partire da quel momento, il paziente ha la libertà assoluta di esprimere tutto quello che gli passa per la mente, senza doversi preoccupare di fare un discorso elaborato o di compiacere il suo analista. In definitiva, un’associazione libera ben riuscita permette un’analisi proficua  e, quindi, un miglioramento soggettivo delle condizioni del paziente.

*Per mezzo dell’ipnosi si poteva accedere al materiale inconscio, ma il problema era che, la maggior parte delle volte, quando il paziente usciva dallo stato ipnotico, non era cosciente di ciò che aveva detto, di modo che entravano in gioco le resistenze. Si trattava della parola dell’analista contro quella del paziente, bloccando in questo modo il gioco.

Al contrario, poiché la libera associazione viene realizzata in uno stato di completa coscienza, al paziente non resta altra scelta che farsi carico di quanto ha detto e di quanto fa notare l’analista. Quindi, sebbene sotto lo stato ipnotico sia possibile avere accesso al materiale inconscio, una volta fuori da esso le resistenze riprendono forza, portando il paziente a dubitare o rifiutare ciò che ha manifestato durante lo stato ipnotico. Questo ostacola il lavoro analitico e mette in pericolo il transfert.

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