La teoria dell’inconscio secondo Sigmund Freud

· 8 settembre 2017

La teoria dell’inconscio formulata da Sigmund Freud costituì un’importante tappa nella storia della psicologia. Lo sconosciuto e affascinante mondo generatore di fantasie, lapsus e impulsi incontrollabili ci ha permesso di intendere gran parte dei disturbi mentali non tanto come malattie somatiche, né come malattie del cervello, bensì come precise alterazioni della mente.

Al giorno d’oggi molti sono ancora scettici e vedono la maggior parte del lavoro del padre della psicoanalisi con una punta di ironia. Concetti come l’invidia nei confronti del pene nella strutturazione della sessualità femminile, sono visti come obsoleti e irrisori. Inoltre, c’è chi concepisce la sua eredità una sorta di pseudo-scienza poco coerente con le conquiste della psicologia sperimentale.

“L’inconscio è il cerchio più grande che include al suo interno il cerchio più piccolo del conscio; tutto ciò che è conscio si origina nell’inconscio, mentre l’inconscio può arrestarsi prima e continuare comunque a reclamare pieno valore come attività psichica”

-Sigmund Freud-

Tuttavia, per coloro i quali sostengono queste idee, è importante precisare una serie di riflessioni basilari. Quando Sigmund Freud pubblicò per la prima volta la sua opera sull’inconscio, fu tacciato di “eretico” dai suoi colleghi. Fino a quel momento la psichiatria si reggeva su un ferreo substrato organicista e biologista. Freud fu il primo a parlare dei traumi emotivi, dei conflitti mentali, dei ricordi nascosti nella mente

Possiamo senza dubbio giudicare con scetticismo alcune delle sue teorie, ma non possiamo sminuire la sua eredità, il suo contributo, il suo approccio rivoluzionario allo studio della mente, della personalità, nel campo dei sogni e nella necessità di riformulare la psicologia unendo il livello organico con un altro scenario che si regge sulle forze della mente, sui processi inconsci e gli istinti. I nostri, chiaramente.

Così, al di là di quello che possiamo credere, l’eredità di Freud non ha data di scadenza e mai la avrà. Tant’è che al giorno d’oggi la neuroscienza segue il cammino di alcune delle idee che il padre della psicoanalisi definì a suo tempo.

Mark Solms, noto neuropsicologo dell’Università di Città del Capo, ci ricorda ad esempio che mentre la mente conscia è in grado di occuparsi di 6 o 7 cose alla volta, il nostro inconscio si occupa di centinaia di processi. Da quelli puramente organici, supportati dal sistema nervoso, fino a gran parte delle decisioni che prendiamo ogni giorno.

Se rifiutiamo il valore e la rilevanza che l’inconscio ha nella nostra vita, rifiutiamo di conseguenza gran parte di ciò che siamo, gran parte di ciò che sta al di sotto della piccola punta dell’iceberg.

Il curioso caso di Anna 0

Siamo nel 1880 e lo psicologo e fisiologo austriaco Josef Breuer riceve in cura quello che si considera “il paziente 0”. In altre parole, la persona che avrebbe permesso a Sigmund Freud di gettare le basi della psicoterapia e di iniziare gli studi sulla struttura della mente e del conscio.

“L’inconscio di un essere umano può reagire all’altro senza passare per il conscio”

-Sigmund Freud-

Parliamo chiaramente di “Anna 0”, pseudonimo di Bertha Pappenheim, una paziente a cui fu diagnosticata l’isteria e il cui quadro clinico colpì a tal punto Breuer da portarlo a chiedere l’aiuto del suo collega e amico Sigmund Freud. La ragazza aveva 21 anni, da quando accudiva al padre malato, soffriva di gravi e bizzarre alterazioni. Il suo comportamento era strano al punto che c’era anche chi affermava che Bertha fosse indemoniata.

  • La verità è che il caso di per sé non poteva essere più particolare: la giovane soffriva di episodi di cecità, sordità, paralisi parziale, strabismo e, cosa particolarmente interessante, in alcuni momenti non era in grado di parlare o addirittura comunicava con lingue che non conosceva, come l’inglese o il francese.
  • Freud e Breuer intuirono che tutto ciò andava ben oltre il classico isterismo. Ci fu un momento in cui Bertha smise di bere. La gravità del suo stato era tale che il padre della psicoanalisi ricorse all’ipnosi per evocare subito un ricordo: la dama di compagnia di Bertha le aveva dato da bere dallo stesso bicchiere da cui aveva bevuto il suo cane. “Sbloccando” questo ricordo inconscio, la giovane poté tornare a bere liquidi.

Da quel momento le sessioni continuarono seguendo questa stessa linea: riportare alla coscienza traumi passati. La rilevanza del caso di Anna 0 (Bertha Peppenheim) fu tale da servire a Freud per introdurre nei suoi studi sull’isterismo una nuova teoria rivoluzionaria sulla psiche umana, un nuovo concetto che cambiò totalmente i fondamenti della mente.

Cos’è la mente inconscia per Freud

Tra il 1900 e il 1905 Sigmund Freud sviluppò un modello topografico della mente, attraverso il quale scoprì le caratteristiche della struttura e la funzione della mente stessa. A tale scopo, utilizzò un’analogia che è familiare a noi tutti: quella dell’iceberg.

  • In superficie c’è la coscienza, il luogo in cui ci sono tutti i pensieri su cui focalizziamo la nostra attenzione, che ci servono per muoverci e che utilizziamo con immediatezza e accedendovi in modo veloce.
  • Nel pre-conscio si concentra tutto quello che la nostra memoria può facilmente recuperare.
  • La terza e più importante regione è l’inconscio. È ampio, vasto, a volte incomprensibile e sempre misterioso. È la parte dell’iceberg che non si vede e che in realtà occupa la maggior parte della nostra mente.

Il concetto di inconscio di Freud non era un’idea nuova

Sigmund Freud non fu il primo ad utilizzare questo termine, questa idea. Neurologi come Jean Martin Charcot o Hippolyte Bernheim parlavano già dell’inconscio. Tuttavia, egli fece di questo concetto l’asse portante delle sue teorie, dandogli nuovi significati:

  • Il mondo dell’inconscio non risiede oltre la coscienza, non è un’entità astratta, bensì uno stato reale, ampio, caotico ed essenziale della mente, al quale non si ha accesso.
  • Tuttavia, questo mondo dell’inconscio si rivela in modi molto diversi: attraverso i sogni, nei nostri lapsus o nei nostri atti mancati.
  • L’inconscio per Freud è interno ed è esterno. Interno in quanto si estende nella nostra coscienza, esterno perché influenza il nostro comportamento.

D’altro canto, in “Studi sull’isteria” Freud concepì il concetto di dissociazione in modo diverso e rivoluzionario rispetto a come avevano fatto i primi ipnologhi, tra cui Moreau de Tours o Berheim o Charcot. Fino a quel momento il meccanismo per cui la mente tiene separate cose che dovrebbero stare unite, come le percezioni, i sentimenti, i pensieri e i ricordi, veniva spiegato esclusivamente con cause somatiche, con patologie cerebrali associate all’isterismo.

Freud vide la dissociazione come un meccanismo di difesa. Era una strategia della mente attraverso cui separare, nascondere e soffocare determinate cariche emotive ed esperienze consce che la parte cosciente non poteva tollerarle o accettarle.

Il modello strutturale della mente

Freud non scoprì l’inconscio, lo sappiamo, non fu il primo a parlarne, anche questo è chiaro, tuttavia, fu il primo a fare di questo concetto il sistema costitutivo dell’essere umano. Dedicò a questa idea tutta la sua vita, fino ad affermare che la maggior parte dei nostri processi psichici sono essi stessi inconsci, che i processi consci non sono altro che atti isolati o frazionati di tutto questo substrato sotterraneo che si trova al di sotto dell’iceberg.

Tuttavia, tra il 1920 e il 1923 Freud fece un passo oltre e riformulò ulteriormente la sua teoria sulla mente per introdurre quello che oggi è noto come modello strutturale delle istanze psichiche, il quale include le classiche entità di “Es, Io e Super-Io”.

  • L’Es: L’Es, o Id, è la struttura della psiche umana che resta in superficie, la prima che si mostra nella nostra vita e che sorregge il nostro comportamento nella prima infanzia. È quella che cerca il piacere immediato, si regge sull’istinto, sulle pulsioni più primitive della nostra essenza e contro le quali lottiamo quotidianamente.
  • L’Io: quando cresciamo e raggiungiamo i 3 o 4 anni, comincia a comparire il nostro concetto di realtà e la nostra necessità di sopravvivere nel contesto che ci circonda. Così, con lo sviluppo di questo “Io”, compare anche una necessità: quella di controllare in ogni istante “l’Es affinché compia azioni per soddisfare le sue pulsioni in modo accettabile e socialmente corretto. Inoltre, affinché il proprio comportamento non sia sfacciato o troppo disinibito, si fa uso dei meccanismi di difesa.
  • Il Super-Io: il Super-Io si presenta quando iniziano la socializzazione, la pressione dei propri genitori, degli schemi del contesto sociale che ci trasmette delle norme, dei modelli, un comportamento tipo. Questa entità psichica ha uno scopo finale ben preciso: garantire l’attuazione delle regole morali. Non è per nulla semplice portare a termine questo proposito, perché da un lato abbiamo l’Es, che detesta ciò che è morale e desidera soddisfare le sue pulsioni, e dall’altro lato abbiamo l’Io che vuole soltanto sopravvivere, rimanere in equilibrio

Il Super-Io affronta entrambi e ci fa sentire in colpa quando, ad esempio, desideriamo qualcosa, ma non lo possiamo ottenere o realizzare perché le norme sociali ce lo impediscono.

L’importanza dei sogni come percorso verso l’inconscio

Nell’eccellente film Io ti salverò di Alfred Hitchcock ci immergiamo nel mondo onirico del protagonista grazie ai suggestivi scenari che Salvador Dalí creò appositamente per il film. La verità è che raramente ci è stato rivelato con tanta perfezione questo mondo dell’inconscio, questo universo del trauma nascosto, dei ricordi repressi, delle emozioni sotterrate.

“L’interpretazione dei sogni è il cammino reale verso la conoscenza delle attività incoscienti della mente”

-Sigmund Freud-

L’analisi dei sogni era un modo per evocare parte di questi ricordi traumatici chiusi a chiave nei reconditi meandri della mente. Freud pensava che la comprensione di questo mondo onirico fosse il cammino verso l’inconscio, lì dove si potevano sconfiggere i meccanismi di difesa e raggiungere tutto il materiale represso in modi distorti, sconnessi e sconosciuti.

Il mondo dell’inconscio nell’attualità

La teoria dell’inconscio di Freud, in quell’epoca, fu vista come un’eresia. In seguito, si elevò e divenne un concetto basilare nell’analisi e comprensione di tutti i comportamenti, e attualmente viene vista come un corpo teorico non privo di limitazioni tecniche, approvazioni scientifiche e prospettive empiriche.

Al giorno d’oggi sappiamo che il nostro comportamento, la nostra personalità o la nostra condotta NON possono essere interamente spiegati tramite questo universo dell’inconscio. Sappiamo, però, che esistono centinaia, migliaia di processi inconsci nella nostra vita, semplicemente per economia mentale, per semplice necessità di automatizzare certi processi euristici che ci permettono di prendere decisioni rapide. Con il rischio di preservare alcune etichette ingiuste, questo sì.

La psicologia e la neuroscienza attuale non tolgono valore all’inconscio. Tutt’altro. In realtà, questo mondo affascinante e di estremo valore ci permette di comprendere molti dei nostri comportamenti, delle nostre scelte quotidiane, delle nostre preferenze… Un tessuto psichico che conferma gran parte di ciò che siamo, di cui dobbiamo la cui scoperta e formulazione a Sigmund Freud.