Il maltrattamento che non segna la pelle, ma l’anima

· 3 luglio 2016

Esistono forme di maltrattamento che non lasciano segni sulla pelle, ma che aprono ferite psicologiche difficili da curare e cicatrizzare. Situazioni in cui prevale il dominio di una persona sull’altra, rapporti in cui il disprezzo, l’ignoranza o la critica diventano il pane quotidiano.

Una parola, un gesto o anche solo il silenzio possono bastare a scagliare una pietra diretta al nostro cuore. Un cuore che pian piano si indebolisce sempre più, rimanendo frastornato a causa della paura e della colpa ormai onnipresenti che non gli consentono di ribellarsi.

Il maltrattamento emotivo è un processo di distruzione psicologica con il quale la forza emotiva di una persona viene gravemente danneggiata.

Sedurre per intrappolare

Il maltrattamento emotivo è una realtà al giorno d’oggi molto diffusa e che non conosce età, sesso o status sociale. Può verificarsi all’interno di una coppia, così come in famiglia, e talvolta persino nell’ambiente di lavoro. Chiunque può rimanere vittima di una simile situazione in qualsiasi momento della sua vita.

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L’aspetto più pericoloso di questo tipo di maltrattamento risiede nelle sue conseguenze, oltre al fatto che troppo spesso il tutto riesce a passare inosservato. Il maltrattamento emotivo è un processo silenzioso che tende a venire a galla molto dopo il suo inizio, portando a conseguenze devastanti per chi ne è stato vittima.

Ha inizio in modo lento e silenzioso, il carnefice è mascherato da un apparente fascino al solo scopo di sedurre la sua vittima e farla cadere in trappola, soprattutto nelle relazioni di coppia. Così facendo, il maltrattatore non fa altro che mostrare una realtà falsificata, piena di promesse e desideri che non si realizzeranno mai.

Il maltrattatore prepara gradualmente il terreno affinché l’altra persona cada nella sua rete, per poi riuscire, infine, ad influenzarla prendendo il controllo su di lei, privandola di qualsivoglia libertà. 

Il potere della prigione mentale

L’abuso emotivo è un potente veleno che distrugge l’identità di una persona, strappandole ogni residuo di forza emotiva. Avanza in modo indiretto e si insinua con astuzia, facendo trapelare insinuazioni che accrescono nelle vittime un senso di colpa e di dubbio.

La persona vittima di maltrattamenti emotivi si ritrova intrappolata in una prigione mentale di invalidità e insicurezza dentro la quale perde poco a poco l’autostima.

Così, quando la vittima è ormai in trappola, il carnefice comincia a mostrarsi a lei con segnali di disprezzo, critiche, insulti o persino silenzi. Ed è così che simili maltrattamenti non lasciano tracce fisiche visibili sulla pelle; il maltrattamento emotivo, infatti, si mette in atto attraverso le parole, i silenzi o i gesti.

Il danno che si infligge in queste situazioni è talmente grande che, per paura, la possibilità di reagire e liberarsi sembra talvolta irraggiungibile. La prigione mentale è talmente solida che la vittima si ritrova in uno stato di profonda vulnerabilità, dalla quale non vede vie di fuga.

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Le ferite invisibili nell’anima

Le ferite del maltrattamento emotivo sono profonde piaghe che raggiungono gli angoli più reconditi dell’interiorità della vittima. Non si vedono e non si sentono, ma sono percepite con enorme dolore da chi ne soffre. Sono ferite nascoste agli occhi degli altri, ma che colpiscono la vittima senza pietà.

Le ferite del maltrattamento emotivo generano una profonda spaccatura nell’autostima della persona, sottraendole qualsiasi capacità di dar valore a se stessa.  

Si tratta di ferite scaturite dal disprezzo, dalla mancanza di considerazione, dal disdegno con cui il maltrattatore si rivolge alla vittima. Ferite invisibili e radicate nella paura, nella colpa e nel dubbio che annullano qualsiasi possibilità di reagire per liberarsi e uscire dalla propria condizione di vittima.

Queste ferite sanguinano non solo dinanzi al carnefice, bensì anche di fronte la consapevolezza di quello che potrà accadere. Fondamentale è che la vittima non abbandoni l’idea di poter uscire da questa situazione, tenendo a mente che con l’aiuto di altri, queste ferite possono guarire.

mano che sostiene un cuore maltrattato

Come curare i segni del maltrattamento nell’anima?

In questi casi, la cosa più importante è che la vittima riconosca la situazione della quale è prigioniera e che la costringe a farsi carico di tutta la responsabilità e il senso di colpa che il maltrattatore le ha indotto. Per questo motivo, prendere coscienza del processo di maltrattamento di cui è vittima sarà il primo passo per poterne uscire.

Una volta riconosciuta l’esistenza del pozzo nero in cui è sommersa, dovrà fare ricorso ai propri cari e appoggiarsi ad essi affinché, con il loro supporto, possa liberarsi e andare avanti. A poco a poco, grazie ai loro gesti d’affetto e amore, riusciranno a colmare alcuni dei vuoti creatisi con il tempo nel cuore della vittima.

L’aiuto di un esperto professionista sarà utile per ricostruire la propria identità e autostima, per trovare una cura alle ferite emotive invisibili legate al cuore della persona. Solo così la vittima riuscirà a ritrovare se stessa.

Curare i segni che il maltrattamento emotivo ha lasciato nella propria anima non sarà un processo facile e veloce, bensì lungo e complesso. Ciò nonostante, la soddisfazione di recuperare se stessi sarà valsa la pena.  

Infine, non dimentichiamoci che anche noi potremmo causare ferite nell’anima degli altri, senza arrivare a forme estreme di maltrattamento, bensì semplicemente disprezzando, ignorando o criticando. Le nostre parole e i nostri gesti sono un’arma a doppio taglio a cui occorre fare attenzione.