Manie e curiosità di alcuni uomini geniali

· 18 giugno 2015

Ognuno ha le proprie stranezze e i propri modi particolari di fare le cose. Alcuni hanno bisogno di un silenzio assoluto per lavorare, altri non possono evitare di bere l’immancabile espresso delle 9 del mattino, altri necessitano che le pareti abbiano un certo colore e altri ancora hanno bisogno di una finestra per potersi concentrare.

Anche i grandi geni della storia avevano le loro personali eccentricità, o per lo meno questo è quanto rivela Mason Currey nel suo libro “Rituali quotidiani”, pubblicato in Gran Bretagna nel 2013. In questo manoscritto racconta episodi della vita quotidiana di grandi uomini e ci ricorda che siamo tutti umani (e anche troppo).

Currey nomina, per esempio, una lunga lista di uomini geniali che furono alcolizzati; questo è il caso di Francis Bacon, che beveva cinque o sei bottiglie di vino al giorno, passava le notti in bianco e mangiava più del dovuto. Non si poneva problemi a combinare le sue ubriacature con i sonniferi o gli stimolanti e spesso commentava: “Mi piace lavorare dopo una sbornia, la mente è frizzante di energia e riesco a pensare con più chiarezza”.

Hemingway non era da meno: le sue ubriacature erano sempre memorabili e ogni giorno si alzava e incominciava a lavorare come se niente fosse. Amava collocare la sua macchina da scrivere su di un leggio in modo che gli arrivasse all’altezza del petto e dattilografava in piedi.

Tolouse-Lautrec non faceva altro che bere liquori e praticamente non dormiva, anche se nel suo caso è comprensibile dato che viveva all’interno di diversi cabaret. Forse proprio a causa di questo stile di vita, la sua vita si arrestò a 36 anni. Nemmeno James Joyce era un mago dell’ordine, anzi era tutto l’opposto: oltre ad essere alcolizzato, affrontò seri problemi economici; ci mise ben sette anni a terminare la sua opera più grande, l’Ulisse. La completò dopo aver superato otto malattie e aver cambiato il domicilio 19 volte.

Marcel Proust, premio Nobel per la letteratura e autore di “Alla ricerca del tempo perduto”, era compulsivo; ci mise tutta la vita a scrivere la sua grande opera. Passò tutto il suo tempo in un appartamento di Parigi, all’interno di una stanza tappezzata di sughero, affinché raggiungesse un maggiore ermetismo. In tutta la giornata beveva solo due tazze di caffè-latte e mangiava solamente due croissant, anche se a volte si concedeva cene da re nei ristoranti della città. Faceva uso di oppio e consumava tavolette di caffeina per svegliarsi e sonniferi per dormire.

Proust scrisse la maggior parte della sua opera nel letto, proprio come Truman Capote, il quale affermava senza nessuna vergogna: “Non riesco a pensare se non sono disteso”. Lo stesso valeva per Cartesio, che formulò molte delle sue riflessioni disteso a letto.

Furono molti i grandi geni con gravi problemi di insonnia e con il palese gusto di lavorare di notte. Fra questi nottambuli famosi c’è anche Pablo Picasso, che per tutta la sua vita andava a letto tardi e si svegliava verso mezzogiorno o persino un po’ dopo.

Beethoven era ossessionato dalla pulizia; praticava giornalmente complicate abluzioni, tanto che, a causa dell’ingente quantità di acqua utilizzata, il liquido filtrava negli appartamenti sottostanti facendo innervosire ben più di un proprietario di casa.

Questi sono solo alcuni esempi delle stranezze che tutti possiamo avere, ma sicuramente diventano più interessanti se applicati alla vita dei grandi geni.

Immagine per gentile concessione di Emilio Garassino