La manipolazione mediatica di Sylvain Timsit

24 Giugno 2020
Avete mai sentito parlare di manipolazione mediatica? Grazie agli studi di Sylvain Timsit, possiamo parlare di 10 strategie di persuasione dei mass media.

Storicamente, i media hanno dimostrato di poter influenzare e modificare l’opinione pubblica. Grazie a essi, i movimenti sociali sono stati creati o distrutti, le crisi finanziarie sono state nascoste e/o sono state stimolate correnti ideologiche. A partire da ciò, sono emersi diversi studi e teorie, come le strategie di manipolazione mediatica descritte da Sylvain Timsit.

Il concetto di manipolazione mediatica è stato generalmente attribuito a Noam Chomsky, seppur erroneamente. L’intenzione dell’autore francese, vero padre di questa definizione, era evidenziare gli strumenti psicosociali che consentono di distogliere l’attenzione pubblica dai fatti veramente importanti.

In questo modo, i veri problemi sofferti dalla popolazione vengono ridimensionati attraverso la manipolazione mediatica; ciò favorisce lo sviluppo di una società più sottomessa e meno critica.

La manipolazione mediatica secondo Sylvain Timsit

1. La strategia della distrazione

La prima strategia di manipolazione mediatica di Sylvain Timsit è la distrazione, poiché è l’elemento primordiale del controllo sulla società. Consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico da questioni importanti.

Attraverso il dilagare di continue distrazioni e informazioni su questioni banali, il pubblico non sarà interessato alle questioni essenziali della politica, della cultura, dell’economia o dei problemi sociali. Si tratta di mantenere l’attenzione lontano dai veri quesiti della vita, spostandola verso problematiche minori, non fondamentali. Lo scopo è mantenere il pubblico impegnato con banalità, senza lasciargli tempo o spazio per pensare.

Disegno della manipolazione mediatica

2. Creare problemi e offrire soluzioni per ottenere la manipolazione mediatica

Questa strategia di manipolazione mediatica consiste nel creare un problema per causare una reazione nel pubblico che finirà per chiedere e accettare volentieri la soluzione che chi è al comando voleva adottare sin da subito.

Per esempio, creare una crisi economica in modo che la gente accetti come “male necessario” una riduzione degli stipendi e dei diritti dei lavoratori, nonché dei servizi pubblici. Un altro esempio è fornire dati falsi sulla violenza urbana (rapine, stupri, omicidi), in modo che il popola finisca per esigere e accettare (nuovamente) politiche repressive più dure e una progressiva limitazione delle proprie libertà.

3. La strategia della gradualità

Si tratta di favorire l’accettazione di una misura esagerata o ingiusta, applicandola gradualmente, poco per volta, anche per anni. È così che negli Anni ’80 e ’90 sono state imposte condizioni socioeconomiche radicalmente nuove, come il neoliberismo. Il popolo ha infine accettato le dannose privatizzazioni e la crescente precarietà.

4. La strategia della differenza

Un altro modo per indurre ad accettare una decisione impopolare consiste nel presentarla come “dolorosa, ma necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica con la promessa di applicarla in futuro.

È più facile accettare un sacrificio futuro che uno immediato, perché lo sforzo non deve essere fatto subito. Questo spinge ad abituarsi all’idea del cambiamento e accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5. Parlare da una posizione intellettuale superiore

La maggior parte della pubblicità rivolta al grande pubblico fa uso di un linguaggio un po’ infantile in quanto ad argomenti, personaggi e intonazioni, come se lo spettatore non fosse maturo o non fosse in grado di capire certe idee.

Quando si vorrà ingannare il pubblico, basterà adottare una posizione intellettuale superiore, ovvero usare termini e forme complicate a cui la gente non è più abituata.

Uomo parla al microfono

6. Appello all’aspetto emotivo piuttosto che alla riflessione

Risvegliare il lato più emotivo delle persone è una tecnica classica per bloccare l’analisi razionale di una situazione, così come il pensiero critico. D’altra parte, l’uso di un registro emotivo fa appello al comportamento istintivo, basato soprattutto su desideri o paure.

7. Mantenere il pubblico nell’ignoranza

Un’altra strategia di manipolazione mediatica proposta da Sylvain Timsit è rendere il pubblico incapace di capire le tecnologie e i metodi usati per controllarlo.

Questo vale per i tagli all’istruzione, degli insegnanti, delle borse di studio, dei master più costosi, precludere posizioni, ruoli e carriere alla maggioranza della popolazione.

8. Manipolazione mediatica: abituare il pubblico alla mediocrità

La manipolazione mediatica promuove la convinzione che essere volgari, ignoranti, non studiare e non sapere troppo è socialmente apprezzabile e alla moda, come si può osservare dall’infimo valore informativo della stragrande maggioranza dei programmi televisivi.

9. Rafforzare il senso di auto-colpevolezza

Convincere l’individuo che è l’unico responsabile dei suoi fallimenti, causati soprattutto dalla sua scarsa intelligenza, dalle sue mediocri capacità o dai pochi sforzi fatti. Invece di ribellarsi al sistema, la persona si biasima e si sottovaluta in partenza.

Dita che puntano verso il centro

10. Manipolazione mediatica: conoscere gli individui meglio di loro stessi

L’ultima strategia di manipolazione mediatica studiata da Sylvain Timsit si basa sullo sviluppo di un sistema che consente di sapere tutto sulle persone, grazie a scienze quali la biologia, le neuroscienze o la psicologia. Ciò consente un controllo quasi totale sulle masse.

Conoscere queste strategie non impedirà ai potenti di usarle a proprio favore. Tuttavia, permetterà a tutti noi (in quanto individui all’interno di un gruppo molto ampio: la società) di decidere come agire dinanzi a questa manipolazione mediatica e fino a che punto lasciar penetrare questo controllo nelle nostre vite.