Memoria traumatica: cervello prigioniero della sofferenza

La memoria traumatica distorce la nostra realtà rendendoci vulnerabili. Compromette la qualità della vita e può attivare complessi meccanismi psicologici come la repressione o la dissociazione.
Memoria traumatica: cervello prigioniero della sofferenza
Valeria Sabater

Scritto e verificato la psicologa Valeria Sabater.

Ultimo aggiornamento: 26 luglio, 2022

La memoria traumatica è una ferita che distorce tutto. Il cervello, anch’esso vittima di quei ricordi provocati dalla sofferenza, influenza a sua volta il modo in cui pensiamo, in cui ci sentiamo e ci relazioniamo. Queste prigioni del passato compromettono la nostra attuale qualità della vita fino a dare forma a stati debilitanti come il disturbo da stress post-traumatico.

Parlare di memoria significa riferirsi a un’entità tanto misteriosa quanto contraddittoria. A volte, vorremmo ricordare più in dettaglio alcuni momenti della nostra vita per riviverli ancora una volta. In altre occasioni, daremo qualsiasi cosa per dimenticare alcuni eventi del nostro passato, ai quali sono legati spazi oscuri e colmi di sofferenza.

In alcuni casi è il cervello stesso che blocca o distorce questi eventi dolorosi lasciandoci sospesi in uno stato in cui è molto difficile gestirli o affrontarli. La memoria traumatica “funziona” in un altro modo rispetto alla memoria di lavoro, alla memoria esplicita, a quella implicita o procedurale.

La memoria traumatica media i processi cerebrali e altera persino vari processi organici, causando così i noti disturbi psicosomatici. Si tratta certamente di un argomento delicato, ma altrettanto interessante.

“Superare i traumi e stare bene, tuttavia, non ha nulla a che fare con l’invulnerabilità o il successo sociale.”

I brutti anatroccoli, Boris Cyrulnik-

Uomo mente che prende il volo.

Che cos’è la memoria traumatica?

I ricordi degli eventi traumatici hanno caratteristiche che li distinguono dai ricordi comuni (Kihlstrom, 1996). Tramite determinati meccanismi cronicizzano il dolore, aumentano la sensazione di paura e stress; pertanto influenzano l’attività cerebrale.

Peter Levine, medico e psicologo esperto di processi traumatici, evidenzia un aspetto interessante. Nel suo libro Trauma and Memory rivela che i ricordi emotivi traumatici ci costringono a creare schemi psicologici e comportamentali ripetitivi.

La paura, il bisogno di fuggire, le ripetute immagini mentali, l’angoscia… Sono tutti meccanismi che ci intrappolano in un circolo di sofferenza perenne provocato dalla memoria traumatica. Vediamo, tuttavia, quali altre caratteristiche la definiscono.

Cosa causa un ricordo traumatico?

Per comprendere la memoria traumatica dobbiamo prendere coscienza di un aspetto molto semplice: non tutti elaborano gli eventi allo stesso modo. In altre parole, potremmo avere grandi difficoltà a superare un attacco, un furto o un’aggressione. Qualcosa che a poco a poco ci immobilizza fino a diventare un evento traumatico.

Altre persone, invece, lo superano e riprendono la loro vita normalmente. In altre parole, l’impatto di un evento non è lo stesso per tutte le persone e non siamo tutti ugualmente suscettibili a generare ricordi traumatici.

Tuttavia, ci sono alcuni fattori che possono costituire un fattore di rischio concreto di un disturbo da stress post-traumatico. Sono i seguenti:

  • Aver subito abusi o maltrattamenti durante l’infanzia.
  • Essere stati vittima di minacce o aggressioni durante l’adolescenza o durante l’età adulta.
  • Aver assistito a un evento violento.
  • Vivere in un contesto di guerra o conflitto armato.
  • Essere testimone o vittima di disastri naturali.
Cervello luce mente persona.

Neurobiologia della memoria traumatica

La memoria traumatica è direttamente correlata a più meccanismi cerebrali. Di fatto influenza il cervello in tantissimi modi:

  • L’amigdala, ovvero la struttura che si occupa del contenuto emotivo dei nostri ricordi, si mostra iperattiva. Avverte il nostro cervello di un pericolo. In questo modo, aver vissuto una situazione traumatica porta a considerare rischioso quasi ogni evento della propria vita. Da qui la sensazione di paura costante.
  • Lo studio condotto dal Dottor Douglas Bremmer, della Emory University (Atlanta), ci mostra che il ricordo di un trauma altera le dimensioni di varie strutture cerebrali. Tra queste l’ippocampo, l’area relativa alla memoria che si rimpicciolisce a causa dello stress.
  • Altre aree del cervello. La difficoltà a riflettere, prendere decisioni o concentrarsi si devono a una minore funzionalità della corteccia prefrontale.

Distorsioni sensoriali, malfunzionamenti e disturbi

Esperti in psicologia del trauma come Van Der Kolk (1996) ci dicono che le persone che stanno attraversando un trauma spesso soffrono di disturbi sensoriali. Ossia, possono avere allucinazioni uditive, essere più sensibili agli stimoli visivi e provare sensazioni che le riportano al ricordo traumatico.

Analogamente, è necessario tenere a mente un altro aspetto sulla memoria traumatica: distorce i ricordi. E lo fa in due modi:

  • Alcune persone integrano ricordi che non sono del tutto veri, ma che intensificano la sofferenza.
  • Può verificarsi anche il contrario. Ci sono persone che “bloccano” determinati eventi, determinate immagini ed esperienze. La mente utilizza questo meccanismo di difesa per diminuire la sofferenza (amnesia dissociativa).
Donna triste a causa della memoria traumatica.

La psicologia del trauma è una branca in continua crescita. Conoscere la nostra memoria – e il cervello stesso – ci offre nuovi modi per rispondere a una condizione di cui migliaia di persone soffrono ogni giorno.

Dopo tutto, non si dimentica mai un trauma, ma possiamo imparare ad affrontarlo dandoci nuove opportunità di essere felici.


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  • Van der Kolk, BA, y Fisler, R. (1995). La disociación y la naturaleza fragmentaria de los recuerdos traumáticos: panorama general y estudio exploratorio. Diario de estrés traumático , 8 (4), 505-525. https://doi.org/10.1007/BF02102887

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