Mente e corpo durante la meditazione

17 Giugno 2019
Siete curiosi di sapere cosa succede al cervello quando medita e come interagisce con il corpo? Ve ne parliamo in questo articolo!

La letteratura sulla meditazione e i suoi benefici è molto vasta. Meditare non è più una novità arrivata dall’Oriente, ma un’abitudine sempre più comune per molti occidentali. E si sa anche che esiste una stretta relazione tra stato meditativo, mente e corpo.

Sono tanti i vantaggi che questa pratica offre a chi la pratica quotidianamente, ma oggi vogliamo fare chiarezza sul come e perché funziona. Ovvero, quali cambiamenti avvengono nel cervello e nel corpo, attraverso la pratica costante.

Per capire la relazione tra stato meditativo, mente e corpo, o meglio, il modo in cui la meditazione modella il cervello e come questa modellazione influenza le emozioni e il corpo, ci sono alcuni aspetti tecnici che bisogna conoscere. Vediamoli.

Mente e corpo: come interagiscono durante la meditazione?

Uomo che medita

Benvenuti nell’affascinante mondo del cervello

Apriamo le porte del nostro cervello per spiegare quali sono le aree che prendono parte alla meditazione e come funzionano.

  • La corteccia prefrontale laterale è la struttura cerebrale più incentrata a una dimensione razionale. La corteccia prefrontale laterale partecipa alla modulazione delle esperienze emotive e limita la tendenza a prendere le cose sul personale. È nota anche come centro di valutazione.
  • La corteccia prefrontale mediale è la parte del cervello che ci parla sempre di noi, delle nostre esperienze, delle nostre idee, delle nostre esperienze. Elabora tutte le informazioni relative a noi e al nostro rapporto con gli altri. È nota anche come centro dell’Io. È composta da due sezioni: una che partecipa all’aumento del rimuginio e della preoccupazione. L’altra è maggiormente coinvolta nell’empatia.
  • L’insula è la parte del cervello che controlla le sensazioni corporee, sperimentando emozioni a livello intestinale. L’insula è parte del sistema coinvolto nella modulazione dei livelli di risposta del corpo a ciò che sta provando.
  • L’amigdala è il nostro sistema d’allarme biologico. Conosciuta anche come centro della paura, è associata alla risposta di attacco o fuga in situazioni percepite come pericolose.

Come funziona il cervello che non medita

Il cervello che non medita di solito ha forti connessioni neurali tra il centro dell’Io e i centri corporei del sentimento della paura. Il cervello che non medita può spesso sentirsi “bloccato nell’Io”, perché dipende fortemente da questo centro. In questo caso, è il centro dell’Io a elaborare la maggior parte delle informazioni ricevute.

Questa dipendenza dal centro dell’Io spiega il motivo per cui siamo soggetti a circoli viziosi di pensieri negativi. Ciò accade perché la connessione tra il centro dell’Io e il centro di valutazione è debole.

Quando aumentiamo la capacità di lavoro del centro di valutazione, diminuisce l’attività eccessiva della parte del centro dell’Io, che prende le cose sul personale. Migliora anche l’attività della parte coinvolta nella comprensione dei sentimenti degli altri. È in questo modo che si assimilano tutte le informazioni ricevute, scartando i dati errati, evitando di pensare troppo e la preoccupazione.

Il cervello in meditazione

Nel cervello che medita regolarmente accadono diverse cose. La connessione tra il centro dell’Io e i centri corporei della paura cominciano a interrompersi. Ciò diminuisce la forza di risposta alla paura e in parte spiega perché l’ansia diminuisce quando si medita regolarmente.

Al contrario, si crea una connessione neuronale più forte tra il centro di valutazione e i centri della sensazione corporea della paura. Ciò significa che quando la sensazione corporea della paura di un qualcosa di potenzialmente pericoloso raggiunge il cervello, può essere valutata in modo più razionale invece di innescare una reazione automatica.

Inoltre, riduce la probabilità di essere intrappolati in una continua produzione di ipotesi su cosa “potrebbe accadere” riguardo a ciò che sta succedendo.

Donna con sole nella testa

L’empatia, un vantaggio in più

Nel cervello che medita regolarmente si ha un significativo incremento delle connessioni tra il centro dell’Io e il e il centro delle sensazioni corporee associate all’empatia. In tal senso, si attiva la parte del cervello coinvolta nella reale esperienza di empatia: l’insula.

In questo modo, diventiamo più capaci di dedurre gli stati mentali delle altre persone, i loro desideri, i loro sogni e le loro motivazioni.

Mente e corpo durante la meditazione

La riduzione delle emozioni negative sembra influenzare direttamente il sistema immunitario. La pratica regolare della meditazione rallenta il battito cardiaco e dilata i vasi sanguigni.

Alcuni studi associano la meditazione trascendentale a una minore pressione sanguigna. Ne trae beneficio anche il sistema endocrino. Quando meditiamo, infatti, secerniamo endorfine, i cosiddetti ormoni della felicità. In tal modo, riusciamo a mantenere ottimali livelli dell’ormone dello stress.

Per chi intende avventurarsi nel mondo della meditazione, il nostro consiglio è di affidarsi alle mani di un professionista e di essere costanti. Si tratta di sfruttare la nostra neuroplasticità attraverso l’abitudine e la pratica quotidiana.

 

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