Mentire a volte può aiutare?

· 27 luglio 2016

Se ce lo chiedessero, la maggior parte di noi direbbe che odia mentire e che non può tollerare l’inganno e le bugie. In generale, affrontiamo il tema da un punto di vista morale e, quindi, condanniamo qualsiasi comportamento associato alla falsità. La cosa curiosa è che quasi tutti mentiamo di tanto in tanto. “Bugie innocue”, le chiamiamo, per sminuire l’atteggiamento che tanto critichiamo.

La domanda che segue può sorprendervi: cosa succederebbe se nessuno al mondo dicesse più bugie? Ad esempio, incrociate qualcuno di vostra conoscenza che vi dice: “Come sei messo male!” oppure il vostro capo che vi riceve in questo modo: “Penso che lei sia uno stupido e sto solo aspettando l’occasione giusta per licenziarla” o ancora, invitate qualcuno a cena e alla fine, invece di ringraziarvi, vi dice: “Cucini da schifo. Mai mangiato cibo più insipido”.

Questi sono alcuni dei casi di sincerità brutale che, eventualmente, verrebbe considerata come maleducazione. Così come diciamo che non ci piacciono le bugie, dobbiamo riconoscere che non ci piacciono nemmeno certe verità. Il fatto è che ci sono casi in cui mentire non è ingannare, nel senso morale del termine, ma evitare conflitti inutili.

Ha senso mentire?

Come per tutti i comportamenti umani, la cosa più importante non è tanto l’atteggiamento, ma l’intenzione che si nasconde dietro ogni gesto. C’è chi si affanna per essere totalmente sincero e se ne va in giro a “rivelare verità” a chiunque, in modo sconsiderato. Bisognerebbe chiedersi se, in realtà, l’intenzione è davvero quella di dire la verità o quella di ferire servendosi di un pretesto morale.

Labirinto

Allo stesso modo, ci sono persone che mentono con un’intenzione lodevole. Qualche tempo fa, un giornalista raccontò che sua madre stava poco bene e il medico lo chiamò in disparte per pronunciarsi sulla diagnosi, cancro al pancreas. L’uomo insistette perché il medico non lo rivelasse alla madre, infatti, essendo lei una persona fortemente impressionabile, la notizia l’avrebbe sconvolta.

Il medico, fedele alla sua etica, disse alla donna qual era la diagnosi. Ebbe un collasso nervoso e una settimana dopo morì a causa di una crisi ipertensiva. La paura e la sofferenza causate dalla notizia furono talmente insostenibili da provocare un male ancora più grande di quello che avrebbe patito rimanendo nell’ignoranza. A volte mentire aiuta, per lo meno fino a quando non troviamo il momento migliore per dire la verità.

Una bugia va valorizzata solo quando si considera il motivo che ne è alla base e le conseguenze che comporta. Se l’intenzione è evitare un male maggiore, allora la cosa più logica è mettere da parte la questione morale e concentrarsi sull’effetto pratico della verità. Non sempre mentire è riprovevole.

Mentire per trarre beneficio

Se l’obiettivo della menzogna è soddisfare un desiderio egoista o trarre qualche benefico, allora la situazione è ben diversa. In questo caso, la bugia ha il valore di uno strumento di manipolazione. Si omettono o distorcono verità con l’obiettivo di mettere l’altra persona in una condizione di vulnerabilità, la vulnerabilità che si manifesta quando non si conosce un’informazione che compete direttamente e che si dovrebbe sapere.

Burattino

Queste bugie aiutano solo chi le racconta. Invece di evitare una sofferenza o un conflitto inutile, non fanno altro che favorire queste situazioni. Lo stesso accade quando si mente per paura di affrontare una verità o di assumersi una qualche responsabilità. Più che un modo per controllare una situazione, è come un veleno che contamina qualunque cosa.

Esiste anche un altro genere di bugie, utilizzate durante le terapie. Si tratta di quelle frasi che non sono verificate, ma che una persona si ripete costantemente perché operino in termini di autosuggestione. Ad esempio, dirsi “sto bene e starò meglio”, anche se i fatti dimostrano l’opposto. In questo caso, si tratta di un meccanismo simile a quello di uno slogan pubblicitario per cui “una bugia ripetuta mille volte può diventare una verità”.

A volte ci auto-inganniamo per sopportare un brutto momento o perché, semplicemente, non siamo pronti ad affrontare una verità. La cosa brutta di questo meccanismo è che non sempre è consapevole e a volte finiamo per credere a queste bugie e rimanerne aggrappati.

Così, anche se in certe circostanze le bugie possono senza dubbio essere di aiuto, negli aspetti autenticamente pertinenti, la verità aiuta di più. In un modo o nell’altro, non bisogna mai dimenticare che le bugie hanno un prezzo. Se dite a qualcuno che cucina male, che non amate i suoi piatti, vi toccherà continuare a mangiarli; se raccontate una bugia più grave, il prezzo può essere più alto e la bugia in questione può mettere fine ai vostri rapporti.

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