Mindhunter: la psicologia che rivoluzionò l'FBI

10 novembre, 2020
"Mindhunter" è una serie TV affascinante che ci mostra alcuni dei progressi più importanti nell'analisi dei profili criminali. Ne parliamo in questo articolo.

Sviluppare il profilo psicologico di un criminale è in molti casi il segreto per risolvere un crimine, perché ci permette di conoscere i modelli di comportamento più comuni nel mondo della criminalità. Oltre a ciò, ci aiuta a definire con maggiore precisione gli interventi da effettuare con le persone che delinquono, migliorando al contempo i programmi adottati per prevenire la criminalità. Mindhunter ci mostra i progressi più importanti nello sviluppo dei profili criminali.

Sebbene oggi ci sembri scontato, fu solo alla fine degli anni ’70 che due agenti dell’FBI, John E. Douglas e Robert Kenneth Ressler, iniziarono la loro battaglia affinché la psicologia avesse più peso nelle indagini.

Interrogando i criminali con l’aiuto della psicologa Ann Wolbert Burges, delinearono i profili psicologici degli assassini più sanguinari degli Stati Uniti d’America. Fu proprio Robert Kenneth Ressler a coniare il termine “serial killer”.

La vera storia alla base di Mindhunter

L’agente dell’FBI John E. Douglas ha lavorato per diversi anni come cecchino e negoziatore di ostaggi, fino a quando venne trasferito a Quantico, Virginia. Lì entrò nella Behavioral Analysis Unit (Unità di analisi comportamentale) dove insegnava psicologia criminale ai nuovi ufficiali e agli agenti di polizia veterani.

John non si è mai accontentato della formazione che veniva impartita presso l’FBI e ha esplorato la mente criminale: riteneva che le nuove conoscenze in merito avrebbero rappresentato una svolta per molte indagini. Così, convinse i suoi superiori e si iscrisse all’università per seguire corsi più aggiornati che potevano offrirgli nuove prospettive nell’analisi dei crimini.

Fu in quel periodo che incontrò Robert Kenneth Ressler, investigatore interessato come lui allo studio dei profili criminali. Robert teneva corsi in tutta la nazione per aiutare gli agenti di polizia a indagare sui crimini irrisolti.

Uomini che parlano seduti ad un bar.

Dopo un incontro avvenuto nella sede dell’FBI a Quantico, i due agenti decisero di indagare insieme su alcuni casi e di analizzare alcuni risultati per definire il comportamento criminale. Durante il loro lavoro, intervistarono alcuni dei più famosi serial killer americani.

In un primo momento, il loro capo era restio al progetto, ma a seguito della risoluzione di alcuni casi grazie all’intervento di Douglas e Ressler, l’FBI non solo autorizzo il progetto, ma lo sostenne economicamente.

Le interviste ai criminali furono condotte con mezzi migliori e con una base teorica più solida grazie al lavoro svolto da Ann Wolbert Burges, dottoressa in psicologia.

Dalle indagini e dalle interviste ai criminali nacque l’idea dei libri Sexual Homicides: Patterns and Motives e Manual of Criminal Classification, entrambi scritti da John E. Douglas e  su cui si basa la serie Netflix Mindhunter.

Gli assassini di Mindhunter

Durante tutta la prima stagione di Mindhunter, appare in varie puntate un personaggio misterioso. Per la sua incredibile somiglianza e per il suo metodo criminale possiamo identificarlo con Dennis Rader, un criminale che ha ucciso 10 persone in un ventennio e arrestato solo nel 2005.

Un personaggio che non passa indifferente nella prima stagione di Mindhunter è sicuramente Edumd Kemper, il primo intervistato da Holden, magistralmente interpretato da Cameron Britton. Conosciuto anche come il “Killer delle studentesse”, Ed Kemper ha ucciso più di 10 persone, inclusi i suoi nonni, sua madre e un’amica della madre.

Questo assassino amava parlare e rilasciare interviste. Ciò aiutò gli agenti a capire in che modo condurre le indagini dei suoi omicidi e il motivo che lo aveva portato a uccidere. La sua grande insicurezza nello instaurare rapporti con le ragazze e la difficile relazione con la madre hanno innescato il suo sadismo.

Poliziotto che interroga un detenuto.

Richard Benjamin Speck è un altro degli agghiaccianti assassini presenti nella serie. Potrebbe essere definito un “assassino di massa” più che seriale, perché ha commesso diversi omicidi contemporaneamente nello stesso luogo. Sconvolse il popolo americano quando in una notte uccise otto studenti infermieri in un dormitorio di Chicago.

Infine, Ben Miller è conosciuto come “l’assassino del reggiseno”. Arrestato per aver ucciso tra il 1967 e il 1968 almeno quattro donne. Dopo averle portate nel suo garage, le uccise e creò con i loro corpi dei set fotografici ispirandosi alla pubblicità e alle immagini della cultura popolare del tempo. La scena delle scarpe è probabilmente la più surreale tra tutti gli incontri tra gli agenti e i criminali.

Alcune considerazioni sulla prima stagione

La serie Mindhunter ci fa capire che alcuni tratti della personalità si ripetono con una certa frequenza nei criminali in generale e nei serial killer in particolare. Questo non significa che una persona che presenta questi tratti commetterà senz’altro un crimine, ma le probabilità aumentano notevolmente se sono accompagnati da un’inclinazione antisociale.

È chiaro che il contesto in cui si vive può avere una certa influenza, ma molti assassini presenti nella serie erano crudeli sin dalla più tenera età. Torturavano gli animali, picchiavano i loro fratelli o mostravano comportamenti distruttivi a scuola.

Questi dati suggeriscono che la psicopatia è innata, come sostengono molti psichiatri e psicologi. I risultati ottenuti con le tecniche di neuroimaging sembrano supportare la teoria secondo la quale la connessione tra emozioni e decisioni è più debole in questi individui.