I momenti più appassionanti non vengono segnati dall’orologio

· 17 dicembre 2016

I momenti più appassionanti non vengono segnati dall’orologio, piuttosto sono scanditi da un “ti amo” a mezza voce, una passeggiata sotto la pioggia, un pomeriggio di lettura, un abbraccio inaspettato o uno sguardo che dice tutto senza bisogno di parole. Gli istanti felici formano quel tatuaggio di immensa bellezza nel nostro cuore di cui nessuno può privarci.

Robert Louis Stevenson una volta scrisse che questo mondo è pieno di cose talmente belle che tutti dovremmo essere felici come dei re. Tuttavia, ben lontani dall’essere dei re, spesso sembriamo naufraghi nell’oceano che è la nostra vita. Forse dovremmo avere l’innocenza dei bambini e la mente di un romanziere per appassionarci un po’ di più. Per essere più recettivi a quella semplice bellezza, piena di possibilità che troviamo nella nostra quotidianità.

“La felicità consiste nel rendersi conto che niente è troppo importante”.

-Antonio Gala-

È possibile che le nostre vite non brillino come diamanti, che per quanto proviamo ad ascoltare all’interno di una conchiglia, questa non ci restituisca il suono del mare, il rumore dei sogni. Calzare le scarpe di un adulto spesso implica spegnere uno ad uno i sogni dell’infanzia per incamminarci lungo il sentiero della rassegnazione. Dov’è ora la magia? Dove si trova quell’energia vitale che dovrebbe inebriare il nostro essere per renderci felici come degli dei?

Non ci sono uscite di emergenza verso la felicità. Non esistono neanche formule magiche. Piuttosto che sperare di avere una vita affascinante, la chiave consiste nell’essere capaci di facilitare e apprezzare i “momenti appassionanti”. Tuttavia, è necessario a sua volta ricordare due aspetti. Questi istanti significativi non si programmano sul calendario del nostro cellulare e tanto meno li troveremo per caso grazie al destino.

Bisogna uscire a cercarli, perché la felicità non è intorno a noi, si crea dentro di noi. Non bisogna essere dei re per essere felici, solo uomini e donne recettivi.

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Il movimento: la chiave della felicità

All’inizio abbiamo citato Robert Louis Stevenson. Henry James, un altro famoso scrittore, diceva che aveva l’anima di un bambino e che il suo affanno per l’avventura gli aveva permesso di vivere un’esistenza appassionante nonostante la sua cattiva salute. In effetti, era così che si approcciava alla vita: con passione e umiltà. Potremmo dedurre allora che la felicità è una questione di atteggiamento, tuttavia, è molto di più.

Il nostro cervello cambia quasi sempre la sua struttura. Lo fa in funzione delle nostre azioni, i nostri pensieri e sentimenti. Attenzione, però, non basta solo “essere positivi” per disporre di una mentalità più resiliente, più flessibile. La passione aiuta anche a questa neuroplasticità, perché ci conferisce un modo di agire, e a sua volta un modo concreto di reagire.

Ciò che in un primo momento ci spaventa ed interpretiamo come una minaccia, può diventare, se lo vogliamo, una sfida. Non solo, ma anche una tappa appassionante che ci porterà saggezza e un autentico ancoraggio emotivo dal quale trarre le nostre forze in futuro.

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Vivere è soprattutto muoversi, favorire certe cose e reagire davanti ad esse con coraggio. È questa capacità di movimento, inquietudine e di permeabilità esistenziale a permetterci di sopravvivere. Al contrario, concentrarci sulle cose negative ci fa diventare passivi, ci fa incagliare come vecchie barche nella baia dell’infelicità. Nulla succede qui. Gli orologi non avanzano, non nasce nulla, non appare niente di nuovo all’orizzonte per farci sentire vivi. Appassionati da noi stessi e da ciò che ci circonda.

I momenti più appassionati, il linguaggio del cuore

La parola passione è davvero bella. Pochi termini racchiudo così bene l’idea di crescita personale, dove esiste un punto di equilibrio tra ciò che facciamo e sentiamo, e queste due cose esistono in perfetta armonia. La passione è un sentimento di soddisfazione e delinea a sua volta un grado indescrivibile di felicità e piacere nel fare qualcosa.

“Meglio passare all’altro mondo baldanzosi, nel pieno rigoglio di una passione, piuttosto che appassire spegnendosi lentamente nella vecchiaia”

-James Joyce-

Per essere felici, non c’è bisogno di condurre una vita appassionante, basta avere passione. Sappiamo che negli ultimi anni i libri di auto-aiuto si sono diffusi esponenzialmente, e anche se molti di questi ci invitano ad essere più ottimisti, ci rendiamo conto che la formula non è sempre efficace. Basta davvero un piccolo “colpo” per far riemergere i vecchi cavalli di battaglia: la paura, la frustrazione, la delusione, la tristezza…

Cerchiamo di avere più passione. Cerchiamo di sopravvivere a questo mondo complesso grazie a ciò che ci definisce: i nostri affetti, la nostra famiglia, i buoni amici, i bei ricordi e, ovviamente, l’amore per noi stessi.

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La passione è quella forza interiore che ci farà amare come divinità pur conducendo una vita da mortali. È quell’energia che ci porta allegria genuina iniziando ogni giorno con coraggio sapendo che abbiamo una meta: continuare ad avanzare, crescere, godere del “qui ed ora”.

Per alimentare questa dimensione, non smettete mai di coltivare la curiosità, di vedere la vita attraverso gli occhi del vostro bambino interiore. Forse non esiste un oceano dentro una conchiglia, ma se ascoltate bene, potreste sentirlo. Dovrete essere solo un po’ più recettivi e credere che la magia esiste ancora, basta crederci.