Namasté, il valore della gratitudine

Tutto è parte di noi, e la nostra persona, a sua volta, è anche parte di quel tutto in cui ritrovare il proprio equilibrio.
Namasté, il valore della gratitudine
Valeria Sabater

Scritto e verificato da la psicologa Valeria Sabater.

Ultimo aggiornamento: 22 dicembre, 2022

Namasté è molto più di una parola che deriva dalla bella e antica lingua che è il sanscrito. Racchiude una serie di concetti che l’hanno resa universale e gli hanno permesso di superare i confini.

Va oltre il solito saluto e l’addio dello yoga. Questo termine racchiude nelle sue antiche radici un’essenza che dovrebbe pompare ogni giorno nel cuore dell’umanità.

Tendiamo, tuttavia, ad affibbiare delle etichette che derivano dalla nostra società consumistica, perdendo a volte il suo vero significato, il suo valore più intrinseco.

Il senso di gratitudine è praticato oggi nella prospettiva più nobile dell’umiltà? Tendiamo a riconoscere gli altri nello stesso modo in cui riconosciamo noi stessi?

È proprio questo il senso racchiuso nella parola “namasté”, motivo per cui oggi vogliamo parlarne, insieme a quei valori che non vediamo così facilmente nella nostra vita di tutti i giorni.

Namasté, mi inchino a te e ti riconosco

Per la società occidentale, la parola “Namasté” è legata allo yoga. Ma chi conosce la cultura e la religione dell’Asia meridionale, saprà che questo termine ricorre normalmente nella vita di induisti e buddisti.

Queste popolazioni hanno assimilato nei loro rituali di saluto e di addio, questo termine così ricco di simbolismi, che a sua volta racchiude l’atto universale del rendere grazie.

Va notato che non è una sola parola, ma l’unione di due termini: “namas” che potremmo tradurre come “saluto” o “reverenza”, e che ha la sua radice in “nam”, che significa “inchinarsi” o “inchinarsi” e “te” , pronome personale per creare l’espressione “mi inchino verso di te”.

Donna con gli occhi chiusi.

Siamo un tutto

Questa idea, a sua volta, configurare la spiritualità rappresentata da questa cultura, in cui formiamo un tutto in unione con l’universo. Cosa significherebbe? Lo spieghiamo a seguire:

  • Se siamo tutti parte della stessa unità, ciò che colpisce te colpisce anche me. Riconosco anche gli altri come parte di me stesso, da qui il mio rispetto. Ecco perché la parola Namasté è accompagnata dal gesto di unire le mani.
  • Indichiamo all’altra persona che non ci sono differenze tra noi, che siamo uguali. È interessante tenere presente a sua volta che per l’induismo, la mano destra rappresenta la divinità, il piano spirituale, mentre la sinistra configura il terreno e il devoto che si protende verso detta divinità.
  • Pronunciando la parola Namasté ringraziamo l’altra persona e la riconosciamo per l’atto che ha compiuto. Tuttavia, ringraziando l’altra persona, riconosciamo anche noi stessi, perché entrambi abbiamo creato un’unione reciproca.

In altre parole, se aiuto un amico a risolvere un problema e lui mi ringrazia, ne traiamo beneficio entrambi: lui per aver risolto il suo problema e io per aver compiuto quell’atto di nobiltà. Entrambi formiamo un tutto in cui ci riconosciamo.

Namasté, un valore da integrare nella nostra quotidianità

Potremmo non essere religiosi, potremmo anche non considerarci persone spirituali capaci di pronunciare il termine “namasté”.

Ma non è necessario, è sufficiente aderire ai valori integrati in questa parola: gratitudine e riconoscimento.

Parola Namaste scritta nella sabbia.

Come possiamo integrarli nella nostra vita quotidiana? Riflettiamo su alcuni aspetti:

  • Per essere grati, dobbiamo prima imparare a essere umili, ma attenzione, essere umili non significa dare tutto agli altri e non tenere nulla per sé.

Essere umili significa saper conoscere i propri limiti, ammettere le proprie mancanze, saper godere e apprezzare le cose semplici, avere sempre una mente aperta per arricchirci grazie agli altri, a quello che ci offrono. Chi è umile è grato, perché comprende come nessun altro il vero valore delle cose.

  • Rispettare quello e chi ci circonda, anche la natura e noi stessi.
  • Valorizzarsi, ascoltare e arricchirsi con tutta la conoscenza possibile. Offriamo a noi stessi e agli altri la dignità che meritiamo come parte di quel “tutto”.
  • Essere felice per tutto quello che si fa, per tutto quello che si riceve dagli altri e che ci circonda, non importa quanto piccolo.
  • Essere grati per tutto quello che vediamo, sentiamo, riceviamo… Perché tutto è parte di noi, e la nostra persona, a sua volta, è anche parte di quel tutto in cui ritrovare il proprio equilibrio.
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