Non parlate di ciò che non sapete

· 5 giugno 2016

Non parlate di ciò che non sapete, scordatevi i pettegolezzi; non fate commenti su ciò che non avete visto; se non avete sentito con le vostre orecchie, non aprite bocca. La bocca non deve inventare ciò che gli occhi non hanno visto, eppure, purtroppo, esistono ancora persone che hanno molto da imparare al riguardo.

Alcune persone agiscono con l’intenzione di ingannarci. Questa è la verità, per quanto possa essere pesante e dolorosa. Le chiacchiere e le maldicenze sono ancora più velenose. Come mai? Perché feriscono chi le dice, chi le ascolta e la persona a cui si riferiscono.

Se vi capita di ascoltare un pettegolezzo o una diceria su di voi o su un’altra persona, giratevi dall’altra parte. Non state al gioco né dategli corda, perché chi vuole ferirvi ha bisogno del vostro credito e delle vostre attenzioni.  

orecchie intelligenti donne

A chi dedica il suo tempo per il miglioramento di se stesso…

…non rimane tempo per criticare gli altri. Ascoltare pettegolezzi, chiacchiere e storielle inventate è una pratica altamente nociva. Allo stesso modo, quando siamo noi a pronunciare tali dicerie, contribuiamo a diffondere un male che ci si ritorce contro sotto forma di tossicità, brutti sentimenti e incapacità di adattarci alla vita e alla società.

I pettegoli non sono amati dalla società perché, come si suol dire, “Quello che Luca dice di Marco dice più di Luca che di Marco”. Chi depositerebbe la sua fiducia in qualcuno che parla con leggerezza degli altri?

Dobbiamo allentare la nostra inquietudine, mettere da parte i pettegolezzi e non cercare di incidere o di esprimere la nostra riguardo ciò che non ci compete. È bene ricordare ancora una volta che prima di aprire bocca, bisogna “setacciare” per almeno tre volte ciò che si sta per dire. Ecco un breve racconto che riassume il concetto alla perfezione:

Nell’antica Grecia Socrate era largamente conosciuto per la sua saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo e gli disse:

– “Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?”

– “Un momento” – rispose Socrate – “Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.”

– “I tre setacci?”

– “Sì” – continuò Socrate – “Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?”

– “No… ne ho solo sentito parlare…”

– “Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è buono?”

– “Ah no! Al contrario.”

– “Dunque” – continuò Socrate – “Vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell’utilità. È utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?”

– “No, davvero.”

– “Allora” – concluse Socrate – “quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?”

-I tre setacci di Socrate-

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Ciò che dà vita ai pettegolezzi è l’attenzione di chi li ascolta

Come ha detto Carolina Herrera, se c’è qualcosa che non ci piace, possiamo privarla della sua unica forza: la nostra attenzione. Non c’è nulla al mondo che ci possa influenzare se non gli diamo credito mostrando interesse.

Stare alla larga dai pettegolezzi servirà, innanzitutto, a mantenere un atteggiamento sano per le nostre relazioni, la nostra salute e il nostro autoconcetto. Perché prestare attenzione a ciò che gli altri dicono vuol dire permettere loro di penetrare nella nostra mente.

Pian piano quest’abitudine si consolida e finisce per distrugge l’equilibrio personale e mentale che si guadagna attraverso la sincerità, il rispetto, l’umiltà, la generosità e l’onestà. Di conseguenza, si formeranno “disturbi emotivi e sociali” che ci causeranno danni e conflitti relazionali.

Per questo motivo, è bene impedire agli altri di raccontarci storielle o maldicenze, così da impedirgli di distorcere la nostra realtà e peggiorare il nostro modo di gestire ciò che pensiamo, sentiamo o facciamo, sia rispetto a noi stessi che nei riguardi degli altri.