Non resisto neanche un minuto: soffro d’impazienza

· 9 ottobre 2017

L’impazienza è una caratteristica propria dei nostri tempi. C’è un atteggiamento ambiguo riguardo a questo tema. Se centinaia di articoli e documenti di vario genere promuovono l’idea di un atteggiamento più tranquillo verso la vita, allo stesso tempo, la società valorizza tutto ciò che permette di fare qualcosa a una velocità maggiore.

Siamo arrivati al punto di andare nel panico per cinque secondi di ritardo nel connetterci ad internet, per non parlare poi del grado di intolleranza che abbiamo quando qualcuno tarda a partire dopo che il semaforo è diventato verde.

È importante sottolineare che l’impazienza è un comportamento appreso. Sebbene vi siano degli organismi che, a livello fisiologico, reagiscono con una maggiore dinamicità in determinate circostanze, questo non induce alla mancanza di pazienza. Sono la cultura e l’educazione i fattori che inculcano questa incapacità di aspettare o tollerare che qualcosa proceda lentamente.

“La pazienza è la forza del debole, l’impazienza la debolezza del forte”.

-Immanuel Kant-

L’impazienza è associata all’incapacità di tollerare la frustrazione. Inizialmente non ottenere in fretta il risultato desiderato non ha motivo di provocare inquietudine. Tuttavia, ci ritroviamo in una posizione nella quale da una parte c’è una richiesta sociale di velocità in qualsiasi cosa facciamo, dall’altra, l’educazione tende a dissociare gli sforzi dai risultati. Viene fomentata l’idea che ognuno di noi debba ottenere ciò che vuole e nel minor tempo possibile, prendere o lasciare.

Immediatezza e impazienza

Ultimamente la percezione emotiva del tempo è andata incontro a grandi cambiamenti. C’è una vera e propria sopravvalutazione del presente. Si rimarca notevolmente l’idea del qui e ora. Per questo motivo, l’assenza di risultati immediati è solita convertirsi in fonte di angoscia. Questa connotazione del presente come qualcosa che va più rapido di quello che stiamo facendo, dunque, non fa altro che riempirci di ansia.

Contare i giorni con impazienza

I concetti di medio e lungo termine si sono diffusi e allargati a moltissime persone. Non si attribuisce più molto valore ai processi e, dunque, ai risultati. C’è fretta in ogni cosa ed è diventata popolare l’idea che il tempo scarseggi e che non lo si può “perdere”. Il tempo ha quindi acquistato importanza come indicatore di competitività.

Fino a non molti anni fa, il ritardo non aveva una connotazione negativa. Si accettava come un fattore naturale, soprattutto per alcune prestazioni connesse alla creatività. Si dava per scontato che vi fossero dei processi che richiedessero più tempo di altri e, per questo, si lasciavano fluire senza accelerarli. Al giorno d’oggi, è quasi impossibile; motivo per cui molti vanno alla ricerca della tecnica, del metodo o della scorciatoia che li conduca più rapidamente alla meta che si sono prefissati.

L’irritazione e l’impulsività degli impazienti

L’impazienza è quel cassetto nel quale, goccia dopo goccia, si va accumulando la tensione. Ciò che si tende è la corda i cui estremi sono lo sforzo investito da un lato e il risultato sperato dall’altro. Fra i due vi è un lasso di tempo che molti voglio accorciare il più possibile.

Impazienza di raggiungere l'impossibile

Chi è impaziente è solito ristagnare in un costante stato d’irritazione. Persone che soffrono di una specie di avarizia del tempo. Vogliono che tutto accada in modo rapido, ma questa velocità non è mai abbastanza per loro. Se impiegano due minuti per fare qualcosa, desidererebbero impiegarne uno. E così via. Dato che non è possibile che tutto accada all’istante, si genera uno stato di rabbia e tensione.

È anche comune che gli impazienti si comportino in modo impulsivo. La loro ossessione per la rapidità si converte in una necessità in ogni contesto. Non si soffermino a pensare a cosa fare o a cosa dire. Sono fatti per agire, sebbene poi debbano tirarsi indietro. A questo contribuisce l’irritazione presente come scenario di fondo.

Superare gli stati d’impazienza

L’impazienza non fa parte dei nostri geni né della nostra costituzione come esseri umani. Come dicevamo prima, si tratta di un comportamento appreso. Da questo punto di vista, è anche possibile rieducare le emozioni affinché corrispondano a un modo di agire più costruttivo. Vi sono diversi modi per raggiungere questo obiettivo, ma uno dei più efficaci consiste semplicemente nell’esercitarci ad essere pazienti.

Osservare la natura per scacciare l'impazienza

Prima di tutto, si tratta di adottare un ritmo personale più lento e tranquillo, senza farci prendere dallo sconforto. È positivo cominciare, ad esempio, con esercizi di respirazione. Cinque minuti al giorno per respirare, piano e a fondo. Un atto così semplice stabilisce tempi diversi nei battiti cardiaci e nell’attività del cervello. In questo modo, quando dobbiamo andare più piano o siamo costretti ad aspettare, smetteremo di avere la sensazione che stiamo perdendo tempo.

Vale la pena coltivare la pazienza perché, più saremo sereni, maggiori possibilità avremo di ottenere un buon risultato. Potremo programmare meglio il tempo ed essere meno impacciati nelle reazioni emotive. Ci permetterà persino di aumentare la preziosa sensazione di controllo di noi stessi ed eviteremo di fare per poi disfare, dire per poi smentirci, decidere per poi pentirci. Trovate delle situazioni che vi obblighino ad aspettare un po’. Se il vostro caso non è patologico, basterà questo a rieducare la vostra capacità di attendere.