Non siete le esperienze che vivete, ma ciò che imparate da esse

· 26 marzo 2016

Una delle più grandi cause del malessere psicologico è che ci identifichiamo con determinate esperienze a tal punto che arriva un momento in cui non riusciamo più a distinguere lo spettatore dallo spettacolo.

Casualmente, ci immedesimiamo più di frequente con esperienze dolorose: le più intense, quelle che hanno avuto un maggior impatto fisico e psicologico su di noi.

Dobbiamo evitare questo comportamento se vogliamo diventare chi vogliamo: noi non siamo quello che ci succede, bensì la traccia che lascia in noi questo fatto. Non siamo le esperienze che viviamo, ma quello che impariamo da esse.

La spiegazione sta nell’evoluzione

L’essere umano si trovava esposto a pericoli che minacciavano continuamente la sua integrità fisica; questa traccia di sovreccitazione e paura è rimasta attiva e latente, anche se non si manifesta in modo costante.

A livello individuale, pertanto, trattiamo il dolore come qualcosa che sta per distruggerci, cosa che ci indebolisce e ci rende socialmente malfidati.

Questo circolo vizioso non guarisce nessuna ferita: dovete smettere di soffrire per iniziare a fluire; a questo scopo, dovete avere ben chiari due concetti distinti: “l’io-contesto” e “l’io-contenuto”.

esperienze che vivi 2

Il barattolo e la sostanza

“Immagina un barattolo di vetro. Ha un aspetto consistente e forte, ma sappiamo che, in certe condizioni ambientali, può cadere e rompersi, così come a causa di mancata attenzione o per intenzione altrui.

Questo barattolo occupa da molti anni un posto importante del salotto. Ha qualcosa di speciale: quando è finita la marmellata che conteneva in origine, qualcuno ha deciso di rivestirne il tappo per renderlo più bello e di scriverci su la frase “brattolo per tutto” .

Nel corso degli anni, gli abitanti della casa, i bambini che vi giocavano e persino gli invitati vi hanno riversato all’interno diversi oggetti e sostanze.

Vi hanno inserito monete e hanno appiccicato post-it sulla sua superficie. È stato utilizzato per cacciare scarafaggi, ha contenuto fiammiferi, confetti di matrimoni, chiodi, aghi. È stato lavato col detersivo, qualcuno ci ha messo dell’incenso e, se veniva dimenticato per un po’ di tempo, accumulava molta polvere e sporcizia.

Il barattolo è ancora lì. Se andassi in quella casa e ti chiedessero cosa vedi quando lo guardi, cosa risponderesti? Di certo, risponderesti con convinzione che vedi un barattolo di vetro.”

Ora vi starete chiedendo quale sia l’utilità di questa storia rispetto al fatto di non rattristarsi tanto per le cose negative successe nella vostra vita o per la fine di quelle belle. Ebbene, non si tratta semplicemente della storia di un barattolo di vetro, bensì di una metafora della vita.

esperienze che vivi 3

Mi sono successe tante cose, ma ce ne è una che continua ad esistere: IO

Così come accade con il barattolo di vetro, anche voi avete un’essenza immutabile e intrinseca. Avrete vissuto delusioni, abbandoni, indifferenza, tradimenti e ferite intenzionali. Gran parte di questa sofferenza è ancora dentro di voi; per questo vi siete trasformati in persone malfidate e piuttosto riservate.

Continuano ad arrivare elementi negativi dentro di voi, ma stavolta non c’è nessuno a depositarli se non voi: aggiungete paura, perdita di interesse, ricordi che portano dolore e lacrime infinite. Se continuerete a sovraccaricare questo barattolo, potrebbe rompersi, quindi smettetela.

Riprendetevi la vostra essenza e il vostro vero Io, siate coscienti del fatto che, qualsiasi cosa accada, rivivrete cose belle e cose brutte e continuerete a stare a questo mondo.

Prendete il controllo dei vostri avvenimenti passati e ricominciate ad essere voi stessi

È estremamente importante che siate consapevoli del fatto che siete gli unici responsabili delle scelte che fate lungo il corso della vostra vita, ma si tratta di una responsabilità che ha il sapore di libertà.

Da bambini, non sapevate che cosa vi sarebbe successo, ma sapevate chiaramente come volevate essere. Di certo, non vi immaginavate vigliacchi e incapaci di perdonare voi stessi e gli altri.

esperienze che vivi 4

“Non credo nel caso e neanche nella necessità: la mia volontà è il vero destino”.

(John Milton)

Utilizzate tutte le esperienze vissute per imparare e trarre importanti lezioni dalla vita. Dimenticate qualche avvenimento, trasformatene un altro, superatene altri e ridetene. Rigenerazione o morte.

Rigeneratevi per riprendervi il vostro Io, un Io che accoglie le varie esperienze, ma che non lascia che queste lo trasformino. Concedetevi il lusso di fondervi con tutto quello che vi succede, affinché la vostra essenza si nutra delle cose positive; così, vi avvicinerete ogni giorno di più allo stato a cui volete arrivare. Scartate quello su cui non vale la pena riflettere continuamente, dato che si tratta di un fatto che vi è solo successo, ma che non ha nulla a che fare con voi.

Tutto questo è saggezza, è sapersi affermare davanti al mondo, è dire apertamente che siete andati oltre i giudizi, gli stereotipi o i commenti pungenti. È tornare ad essere se stessi, dopo essersi riuniti con la propria essenza. Ora avrete capito che non siete le esperienze che vivete, bensì l’essenza che le accoglie e che, quando è il momento, le lascia andare.