Non tutto ciò che ci succede ci fa bene

4 aprile 2017 in Psicologia 1083 Condivisi

Non tutto ciò che ci circonda è significativo e non tutto ciò che ci succede ci fa bene. Applicare giornalmente adeguati filtri emotivi e psicologici ci eviterà alcune persone tossiche, spaventerà i lupi camuffati da tenere pecorelle e i virus capaci di sovraccaricarci di stress ed esperienze amare.

Tutte queste dimensioni sono importanti, ma non sono molto conosciute. Tuttavia, per capire un po’ meglio cosa significhi non fare un uso quotidiano degli ombrelli psicologici, inizieremo a parlare della stanchezza. Lo sfinimento più comune, come sapete, ha origine nello sforzo fisico. Ciononostante, per quanto possa sembrare curioso, ce n’è un altro tipo molto frequente nella popolazione, che ha la tendenza a diventare cronico.

Stiamo parlando di una stanchezza di origine emotiva capace di creare in noi un quadro psicosomatico in cui non mancano i dolori al collo, alla testa, i problemi digestivi, ecc. Molti dicono semplicemente “sono a pezzi”. Portarsi dietro questo sfinimento emotivo, che va oltre il lato fisico fino al punto da renderci prigionieri, ci porta a vivere una depressione nascosta che non è sempre facile da diagnosticare.

L’origine di questa realtà risiede nell’essere apertamente permeabili a tutto quello che ci succede e ci circonda. Se non apponiamo delle barriere, dei limiti, uno scudo tra noi e ciò che ci infastidisce, ci ferisce o ci stressa, finiremo per distruggerci interiormente, vinti dall’apatia, dallo scoraggiamento e dalla frustrazione.

Dobbiamo imparare a concepire la realtà in un altro modo, dobbiamo proteggerci.

La permeabilità: un problema molto comune

La permeabilità nel comportamento dell’essere umano ha uno scopo concreto e persino necessario: abbiamo bisogno di aprirci a tutto ciò che ci circonda per imparare, per acquisire nuovi schemi di conoscenza e per sopravvivere. Assimilare ciò che gli altri ci apportano ci permette di crescere, e questo è senza dubbio un fatto meraviglioso.

A volte ci succede proprio quello di cui abbiamo bisogno, l’abbiamo vissuto tutti almeno una volta. È per questo motivo che chi ha una forma di pensiero rigida e la mente chiusa non avanza, non si gode le nuove opportunità per essere felice. Nella maggior parte del tempo abbiamo a che fare con un cervello programmato per essere ricettivo, poroso come una spugna che cerca di assorbire tutto quello che le sta attorno.

Tuttavia, e questo è proprio il nocciolo del problema, quello che il cervello fa istintivamente non si adatta a ciò di cui ha bisogno il nostro equilibrio psicologico. Essere ricettivi non sempre ci porta verso il progresso personale, anzi: spesso ci porta a vivere un’involuzione emotiva. A questo proposito, è interessante ricordare quello che Albert Ellis chiama “la triade dell’infelicità”, concetto che rientra nella sua visione della terapia razionale emotivo-comportamentale.

Secondo Ellis, le persone formulano quotidianamente tre tipi di aspettative irrazionali che le portano irrimediabilmente ad essere infelici; di questa infelicità farebbe parte anche lo sfinimento emotivo a cui abbiamo accennato in precedenza.

Oltre ai pensieri irrazionali secondo cui dobbiamo fare tutto per il meglio e gli altri ci devono trattare come noi ci aspettiamo, bisogna anche ricordare un terzo pensiero, a cui dovremmo reagire, ovvero “non ho bisogno di affrontare quello che mi infastidisce o mi preoccupa”. Quando siamo permeabili, cessiamo anche di affrontare quello che non ci piace. Ci sciogliamo come fossimo sale nell’acqua, dando vita ad uno sgradevole intruglio che dobbiamo buttare giù giorno dopo giorno. Non è affatto positivo.

Se ciò che vi succede non vi fa bene, proteggetevi

Fino a che punto siete disposti a cedere senza rinunciare alla vostra essenza? Fino a che punto lascerete che gli altri vi trascinino verso i loro universi personali? Non tutto ciò che vi succede vi fa bene, non tutto ciò che ricevete può essere integrato alla vostra vita.

È vitale imparare a stabilire adeguati limiti personali. Per capire cosa significa e quali sono le implicazioni di questa strategia basilare di crescita personale, visualizzate per un attimo un cerchio luminoso e caldo che vi avvolge. Lo spazio in cui vi trovate è un’area che vi protegge dal mondo esterno e che vi permette di entrare in connessione con gli altri senza dovervi fondervi con loro.

Questo cerchio magico ha un’altra proprietà fantastica: è flessibile. Vi permette di rapportarvi con gli altri senza farvi perdere la vostra identità; inoltre, si estenderà quando noterete che qualcosa o qualcuno può aiutarvi a crescere senza danneggiarvi.

Questo cerchio è saggio ed implacabile. Quando vorranno farvi del male, esso si contrarrà immediatamente, perché questa barriera difensiva è intimamente collegata ai vostri valori, alla vostra autostima e alla vostra identità. Se si presenta uno stimolo dannoso, il cerchio lo lascia semplicemente fuori. Tendiamo a creare questi limiti personali nel corso dei primi anni dell’infanzia e dell’adolescenza; tuttavia, è molto frequente che in determinati momenti della vita vengano danneggiati, squarciati con la forza da un’eccessiva permeabilità.

È tutto a posto, non è la fine del mondo. Siete sempre in tempo per rattopparlo, per rimettere insieme i frammenti allo scopo di creare un altro cerchio perfetto, forte e potente. Un cerchio con la flessibilità giusta per sapere che cosa vi fa bene e cosa è meglio lasciare nella stanza degli ospiti indesiderati, nell’anticamera dei falsi amici, dei falsi sogni e delle false speranze.

Imparate a fare un buon uso delle barriere difensive.
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Immagine principale per gentile concessione di Nicoletta Ceccolli

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