Quando la nostalgia si dimentica del presente

4 aprile 2017 in Film 295 Condivisi

Il film Midnight in Paris di Woody Allen spiega la nostalgia come una negazione del presente attraverso la vita del protagonista. L’inganno della vita presentato nel film è la sindrome dell’età dell’oro e si tratta della convinzione erronea secondo la quale si crede che un’epoca passata sia migliore di quella in cui viviamo. Questo errore dell’immaginazione romantica è molto comune nelle persone che trovano difficile affrontare il proprio presente.

Midnight in Paris è una commedia cinematografica che ci mostra che la vita non è magica quanto i nostri sogni, ma che in essa possiamo essere padroni delle nostre decisioni.

La realtà presente del protagonista non è piacevole, è infatti sottovalutato dalla propria fidanzata e dalla sua famiglia. Si sente solo, mentre in passato l’immagine che proiettava di sé era ben diversa: allegro, rispettato, con molti amici e un nuovo amore che gli fa desiderare di restare lì e abbandonare tutto il resto.

Il suo desiderio di restare ancorato ad un’epoca passata è un modo di negare il proprio presente. Un presente pieno di impegni che, invece di riempire la sua vita, lo annoiano. A causa della sua codardia e della sua mancanza di determinazione, invece di affrontare quel presente, decide di rifugiarsi in un passato fittizio dove trova tutto quello che non ha nel momento presente. Alla fine, però, la realtà si impone su di lui e lo costringe a prendere una decisione difficile.

“La nostalgia è un modo romantico di essere tristi”

-Mario Quintana-

La sindrome dell’età dell’oro

La sindrome dell’età dell’oro è una sindrome cinematografica ritratta da Woody Allen in questo film. Una versione più leggera di questo complesso, e anche più reale, è quanto accade nel pensiero melancolico, quando pensiamo che un’epoca passata sia migliore di quelle in cui viviamo adesso. Tutto gira intorno a quel tempo, gli hobby, le ossessioni, i comportamenti, e tutto ha lo scopo di tornare a quel passato perduto.

Quando ci vengono in mente i ricordi dell’infanzia o di momenti passati che consideriamo più piacevoli della vita presente, e pensiamo che le cose diverse implichino sempre un retrocesso, in un certo modo stiamo sfiorando la sindrome dell’età dell’oro. Questo complesso ci costringe a vivere irrimediabilmente attaccati al passato, il che ci impedisce di essere soddisfatti di quello che abbiamo.

Anche nelle relazioni amorose si vedono spesso queste caratteristiche. Ciò accade quando pensiamo che alcune relazioni che abbiamo avuto in passato siano imbattibili e che, se in futuro ne avremo delle nuove, queste non ne saranno mai all’altezza. Affrontare la vita in questo modo ci porta inevitabilmente a cercare ciò che avevamo già, ma con una persona del tutto diversa, il che ci porta a fare paragoni e a non valorizzare davvero quello che abbiamo in questo momento.

“Persino il passato può essere modificato, gli storici non fanno che dimostrarcelo”.

-Jean Paul Sartre-

La nostalgia come negazione del presente

La nostalgia viene descritta come la sofferenza che sentiamo quando pensiamo a qualcosa che abbiamo avuto o che abbiamo vissuto e che ora non c’è più o che è cambiata. Gli studi dimostrano che la nostalgia ci rende più empatici e sociali. Quando diventiamo nostalgici, vediamo il passato riflesso in una combinazione di ricordi diversi, tutti integrati, ma nel cui processo sono state filtrate tutte le emozioni negative.

Il neurologo e psichiatra Alan R. Hirsch, infatti, spiega che la nostalgia favorisce la tendenza a dimenticare più facilmente gli aspetti negativi, e quindi restano solo gli aspetti positivi dei ricordi. Per questo motivo, ricordiamo le belle esperienze dell’infanzia, gli amici, le ricreazioni, i giocattoli, e dimentichiamo i momenti meno belli, come le bocciature, le punizioni, le ore noiose in classe.

Esperienze senza dubbio gratificanti, dimostrazione che la nostra vita ha un senso che, nella maggior parte dei casi, le abbiamo dato noi. In questo modo, la memoria si occupa di dirci chi siamo, ma senza che ciò contraddica chi eravamo. Capire questa evoluzione è ciò che ci fa tornare al passato, ma senza rimanerne intrappolati.

Non c’è nostalgia peggiore che desiderare ciò che non è mai esistito
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