Nureyev - The White Crow: più che politica, arte

"Nureyev - The White Crow" è un film biografico che ripercorre gli eventi più importanti della vita di Rudolf Nureyev, ballerino eccezionale ma dal carattere controverso. Il film narra con intimità la scelta che cambiò per sempre la sua vita.
Nureyev - The White Crow: più che politica, arte

Ultimo aggiornamento: 27 marzo, 2021

Ralph Fiennes è il regista del film Nureyev – The White Crow. Già attore affermato con numerosi film alle spalle, proviene da una famiglia nota in ambito cinematografico: è fratello della direttrice Martha Fiennes e dell’attore Joseph Fiennes. Nel 2011 decide di dedicarsi alla regia con il film Coriolanus per poi sorprenderci con Nureyev – The White Crow (2018), di produzione britannica.

Il film traccia un intimo ritratto del ballerino russo Rudolf Nureyev, ricostruendone la vita attraverso i suoi ricordi, dall’infanzia difficile fino alla decisione che cambiò per sempre la sua vita: richiedere asilo politico in Francia.

Fiennes ha rivelato che il suo interesse per la figura di Nureyev è nato leggendo il libro Nureyev: La Vita di Julie Kavanagh. L’opera rivela le due facce del ballerino: da un lato il suo innegabile talento per la danza, dall’altra il carattere difficile.

Come ha dichiarato il regista, l’idea del film ha preso forma negli anni. Dopo aver studiato a fondo il mondo del balletto, contrattò per il ruolo principale un ballerino senza alcun esperienza di recitazione: l’ucraino Oleg Ivenko.

Nel tentativo di captare l’essenza di Nureyev con un interprete in grado di emulare i suoi movimenti, scelse di non dare il ruolo a un attore senza esperienza nella danza. Questa decisione rese il film in un prodigio estetico per gli amanti della danza classica, ma anche per il pubblico meno familiare con il mondo del ballo.

Nonostante l’innegabile vena politica della pellicola, Nureyev – The White Crow è, in realtà, una storia sull’arte, sul ballo in sé ma anche su come il nostro passato e le nostre decisioni formino il nostro carattere e il nostro destino.

Un difficile passato

Il film non ha una struttura lineare; scopriamo gli episodi del passato di Nureyev attraverso una serie di flashback. Sappiamo che è nato in treno e che è cresciuto in un’area rurale vicino alla città di Ufa. Ha vissuto un’infanzia difficile segnata da povertà e miseria, che lo hanno costretto a posticipare la sua formazione da ballerino nonostante il suo talento evidente fin da giovanissimo.

Nel 1955 fu iscritto a una scuola di danza classica a Leningrado; qui entrerà in contatto con Aleksandr Pushkin (interpretato da Fiennes) che diventerà il suo maestro. Il passato di Nureyev sembra far breccia nell’artista che, pian piano, si rivela una persona arrogante, egocentrica e in stato di costante allerta, convinto che chiunque stia cospirando alle sue spalle.

In diverse interviste Fiennes ha spiegato le sue intenzioni di mostrare allo spettatore cosa spinse Nureyev a prendere determinate decisioni e come il suo passato abbia contribuito a renderlo una persona all’apparenza così sgradevole. Ballava come un dio ma era intrattabile, questa è l’idea che trapela dal libro di Kavanagh da cui il film trae ispirazione.

Nascere in un treno, vivere nella miseria più assoluta e non aver avuto accesso ad una buona educazione sono alcuni degli eventi che marcarono il futuro danzatore. Fu un personaggio senza dubbio singolare, indisciplinato e irriverente ma con un talento ineguagliabile per il ballo.

Il titolo del film The White Crow fa riferimento al soprannome con cui era conosciuto Nureyev; nell’Unione Sovietica, “corvo bianco” era un termine usato per designare chi era diverso da tutto ciò che era convenzionale.

Anziché ripercorrere l’intera vita del ballerino, Fiennes si dedica a un racconto più intimo incentrato su un momento chiave della sua vita, il viaggio a Parigi, e sui suoi ricordi del passato. Così facendo riesce a connettere lo spettatore con il protagonista, dandogli la chiave per comprendere la sua complessa personalità. In lui vediamo la voglia di protagonismo, di imparare e progredire; per questo, Parigi sarà per lui una rivelazione.

Scena tratta dal film Nureyev - The White Crow.

Nureyev – The White Crow: una visione intimista

The White Crow è un racconto di apprendimento in tutti i sensi, dal piano artistico ad uno più personale. Nureyev era noto per la sua ambiguità, la sua estetica androgina e le sue movenze femminili. Esteticamente attraente sia per gli uomini che per le donne, nel film scopriamo alcune delle relazioni sentimentali che mantenne.

In un periodo in cui i ballerini maschi lavoravano all’ombra delle donne, Nureyev fu in grado di spiccare con la sua danza così intimamente femminile. Le scene di danza del film sono spettacolari, persino durante le prove i corpi sembrano parlare. La camera insegue le goccioline di sudore, la respirazione, il suono dei corpi che ballano… Il risultato è incredibile e ci rende partecipi dell’atto della danza in sé.

Il filosofo Ortega Y Gasset, nel suo prologo all’opera La disumanizzazione dell’arte, diceva che nel mondo esistono tre elementi: le cose, gli altri e l’io. Tra questi l’io è l’unico elemento che non possiamo sfruttare in termini utilitari, non possiamo trasformarlo in cosa né utilizzarlo.

Perché non possiamo mercificare l’io? Perché si tratta di un concetto in continuo movimento; la semplice asserzione “io vado” implica in realtà tutta una serie di processi simultanei. Dire “io vado” permette di fermare l’immagine nel tempo, ma non estrapola il senso complesso di tutto ciò che questo intimo processo racchiude.

Per il filosofo, lo scopo dell’arte è avvicinarci all’esperienza intima delle cose nella loro totalità. E in The White Crow succede proprio questo: non vediamo semplicemente un corpo che balla, lo sentiamo respirare, lo vediamo sudare, ascoltiamo i suoi movimenti guidati minuziosamente dalla telecamera. Una delle scene più rivelatrici del film è quella in cui Nureyev va a vedere l’opera La zattera della Medusa di Théodore Gércault.

Il ballerino provava una smania di imparare, comprendere l’arte e tramutarla in movimento. Durante l’infanzia ebbe a malapena l’occasione di studiare ed entrare in contatto con l’arte, sfruttando ogni minima occasione per immergersi in essa. Ed è esattamente questa l’impressione che lo spettatore ha di Nureyev davanti a La zattera della Medusa; la telecamera si avvicina al dipinto, ai suoi più piccoli dettagli e pennellate, e contemporaneamente al volto dell’uomo in contemplazione.

Siamo talmente vicino al suo volto che possiamo distinguere i pori della sua pelle, percepire il suo processo di fusione con l’opera che ha di fronte. Ecco che il film ci mostra un’esperienza intima nella sua totalità. Non si limita a mostrare un uomo che osserva un quadro, ricostruisce l’esperienza mistica di osservarlo realmente e imparare da esso.

Ragazzo di fronte a un quadro.

Nureyev e il viaggio a Parigi

Non possiamo non parlare del contesto politico in cui si sviluppa la pellicola e di come influisca decisivamente sulla vita del protagonista. Poco dopo essere trasferito a Leningrado, Nureyev ha per la prima volta l’occasione di uscire dall’Unione Sovietica e viaggiare a Vienna con la compagnia. La sua condotta anticonformista gli fece guadagnare il divieto di viaggiare di nuovo.

La sua sorte cambierà nel 1961 quando il primo ballerino del teatro Kirov ha un incidente e Nureyev è chiamato a sostituirlo. Con l’occasione poté viaggiare a Parigi, dove viene acclamato ed entra in contatto con diverse personalità. Ma l’Unione Sovietica lo tiene sempre sott’occhio, tendendogli una trappola in aeroporto.

Con l’aiuto di Clara Saint, sua amica di origini cilene con conoscenze importanti, riesce a disertare. Anche il ruolo di Aleksandr Pushkin risulta decisivo negli ultimi minuti della pellicola. È a questo punto che il film prende una svolta radicale, il racconto si movimenta e perde parte dell’intimismo iniziale, avvicinandosi più a un thriller.

Conclusioni

Un finale intrigante: dopo averci presentato la complessa personalità del protagonista, mostrato i suoi lati migliori e peggiori, adesso lo vediamo in difficoltà e desideriamo che il suo piano vada in porto.

The White Crow riscostruisce la vita non convenzionale di Nureyev attraverso diverse sfaccettature cromatiche; un film dall’evidente contenuto politico ma che rimane un’opera artistica eccezionale.

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