Offrire sostegno emotivo: cinque strategie

25 Febbraio 2020
Ecco un "kit di primo soccorso" per offrire sostegno emotivo nelle situazioni di sconforto.

È probabile che in più di un’occasione siamo stati accanto a una persona a noi cara quando si trovava in uno stato emotivo negativo; abbiamo provato a offrire sostegno emotivo e supporto. Spesso, però, ci siamo sentiti incapaci di aiutarla davvero e in modo efficace.

Da un punto di vista letterario, il sostegno emotivo può essere inteso come lo “stabilire una relazione personale tra la persona afflitta e la persona che desidera dare aiuto, con il fine di far trovare alla prima tranquillità e supporto, creando un clima di fiducia, riducendone paure e ansie, favorendo l’espressione delle sue emozioni e aiutandola ad adattarsi al problema” (Elsass, Duedahl et Cols., 1987).

“Se hai bisogno di una mano, ricorda che io ne ho due”.

-Sant’Agostino-

Per chi non è uno specialista del settore, tuttavia, farlo non è sempre facile. Ecco un “kit di primo soccorso” per offrire sostegno emotivo in queste situazioni.

Persone che si tengono per mano

Consigli per offrire sostegno emotivo

1. Cercare un posto adatto

Bisogna trovare un luogo confortevole, privo di distrazioni come televisione, radio, cellulari, altre persone, in cui chi ha bisogno di supporto si senta al sicuro e dove il dialogo, una volta iniziato, non rischi di essere interrotto da fattori esterni.

2. Ascolto attivo, senza giudizi

Ascoltare con attenzione è una delle migliori strategie per offrire sostegno emotivo. Spesso la persona ha bisogno di qualcuno che la aiuti a costruire un racconto di ciò che ha vissuto: un racconto che possa integrare nella sua storia e con cui possa convivere.

D’altra parte, ascoltare non significa dare soluzioni. Forse sappiamo come ci saremmo comportati al posto dell’altra persona, ma dobbiamo tenere a mente che ogni esperienza è soggettiva e determinata da una serie di elementi particolari e personali. Al tempo stesso, nel costruire insieme il suo racconto, dovremo escludere quanti più elementi che siano frutto della sua fantasia. I sentimenti che ci descrive, come la vergogna, potrebbero non essere stati reali.

“Il proposito della vita umana è servire, mostrare compassione e avere la volontà di aiutare gli altri”.

Albert Schweitzer

3. Essere empatici per offrire sostegno emotivo

Come sappiamo, l’empatia altro non è che una sorta di utopia: è impossibile mettersi nei panni degli altri. Ciò, tuttavia, non significa che non si debba provare a capire cosa succede dal suo punto di vista (piuttosto che analizzare la situazione dal proprio). Quando lo facciamo, però, non dimentichiamo di essere prudenti: questo esercizio è per definizione imperfetto.

Se la persona inizia a piangere, lasciamo che esprima quest’emozione. Piangere è uno dei modi migliori per esprimere le emozioni e guarire l’anima. È una delle strade migliori per dire: “sono un essere umano e ho bisogno della tua compagnia”. Non cercate di interrompere un pianto, altrimenti rischiate di far sentire l’altro incompreso o in imbarazzo.

Ragazzo che abbraccia ragazza per offrire sostegno emotivo

4. Mostrare affetto

L’affetto non è quasi mai di troppo. Può trattarsi di un semplice commento all’altro, di un segnale che l’abbiamo ascoltato, il messaggio che anche dopo il suo viaggio/racconto resteremo lì con lui. Quell’affetto che può materializzarsi sotto forma di un abbraccio, ma anche come gesto o semplicemente a parole.

“Aiutare è un’arte. Come ogni altra arte implica una capacità che si può acquisire ed esercitare. Ed è anche necessario immedesimarsi in chi cerca aiuto; la prospettiva è dunque ciò che gli corrisponde e ciò che, al tempo stesso, va oltre, verso qualcosa di più ampio.”

-Bert Hellinger-

5. Cercare informazioni e l’aiuto di un professionista

L’aiuto professionale da parte di specialisti qualificati è sempre un’opzione da valutare, anche se ci saranno situazioni in cui è più necessario di altre.

Per fortuna la società di oggi ha smesso di considerare lo psicologo come un rimedio esclusivo delle persone “pazze”. Al contrario, ci va chiunque si ama e desidera preservare la propria salute mentale.

Elsass, P., Duedahl, H., Friis, B., Møller, I. W., & Sørensen, M. B. (1987). The psychological effects of having a contact‐person from the anesthetic staff. Acta anaesthesiologica scandinavica31(7), 584-586.