Ognuno di noi è il creatore dei suoi obblighi

· 26 febbraio 2017

Siamo saturi di obblighi di ogni tipo: da quelli che dobbiamo rispettare sul posto di lavoro a quelli che appartengono alla sfera familiare, come preparare il pranzo tutti i giorni. In questa società esigente nella quale viviamo, dobbiamo essere attraenti, ottimi lavoratori, essere sempre aggiornati, essere bravi genitori, etc.

Gli obblighi sono quelle aspettative a cui dobbiamo giungere se vogliamo sentirci persone migliori. Tuttavia, riflettiamo per un momento: chi ci impone i nostri obblighi? Di chi sono, in realtà, queste aspettative?
Il lettore può rispondere dicendo che lo stile di vita che intraprendiamo è responsabile di tutti gli obblighi che dobbiamo assumerci e che dobbiamo adattarci ad esso. Tuttavia, se ci fermiamo a pensare un po’ di più, ci renderemo conto che molti dei nostri obblighi, in realtà, sono autoimposti e che hanno lo scopo di compiere le aspettative altrui e non le proprie.

Quante volte vi siete visti obbligati a realizzare qualcosa che non vi piaceva perché era quello che “dovevate” fare? La parola dovere fa parte delle grandi convinzioni irrazionali ed implica una necessità nascosta che dobbiamo compiere per essere felici, o almeno per non stare male.

Pensieri che parlano di obblighi

Le emozioni negative di solito hanno origine da un obbligo. Come ci indica la psicologia cognitiva, quello che pensiamo è la causa diretta di come ci sentiamo e come ci sentiamo influisce, a sua volta, su come pensiamo. In base a ciò, se siamo ansiosi, depressi o iracondi, probabilmente creeremo un’infinità di obblighi nella nostra mente.

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Questi obblighi possono riversarsi sui noi stessi, sugli altri o sul mondo in generale e parlano della falsa idea di come devono essere le cose. Questi “dovrei” chiudono a chiave la porta del benessere emotivo: l’approvazione incondizionata.

Quando gli obblighi si riferiscono a noi stessi, pensiamo che dovremmo essere o agire in un determinato modo piuttosto che in un altro

Non ci accettiamo per come siamo, fattore che crea in noi un’autostima insufficiente, oltre ad una sensazione di ansia che scaturisce dalla voglia di compiere le aspettative autoimposte o di depressione nel caso in cui non vi riusciamo.

“Avrei dovuto agire in modo corretto in quella situazione”, “Avrei dovuto realizzare il mio lavoro alla perfezione ogni giorno”, “Non devo sbagliare”…sono alcuni esempi di pensieri negativi che possiamo avere quando obblighiamo noi stessi ad essere chi non siamo.

I “dovrei” riferiti agli altri generano un sentimento di rabbia, così come quelli che si riferiscono al mondo. Volere che le persone intorno a noi e la vita siano in modo tale da combaciare con i nostri criteri personali è irrealistico come pretendere che il cielo sia fucsia.

Questi obblighi, come abbiamo indicato, nascondono una falsa necessità, che bisogna scacciare dalla propria mente per provare maggiore pienezza.

Quando gli obblighi sono sulla nostra persona, celiamo il bisogno di approvazione e perfezionismo: “Devo fare il mio lavoro alla perfezione perché ho bisogno di essere riconosciuto dall’azienda”. Tuttavia, quando pretendiamo che siano gli altri ad agire in un preciso modo, ciò si deve al nostro bisogno di comodità: “Non ci dovrebbe essere confusione per strada, perché mi causa stress, fastidio, arrivo tardi, etc…”

Cambiare il “dovrei” con un “mi piacerebbe”

Se siamo capaci di modificare il nostro dialogo interiore con uno più adattabile al mondo così come è, scopriremo la tecnologia che ci permette di essere più felici. Il cambiamento, evidentemente, non deve essere meramente verbale, ma dobbiamo credere in quello che diciamo e farlo fino al punto che le nostre malsane emozioni negative diventino sane.

Tutti gli obblighi e i “dovrei” che reggono la nostra vita vengono imposti da noi stessi anche se crediamo di non avere scappatoia. Se ci pensiamo bene, nessuno ci ha puntato una pistola sulla tempia obbligandoci ad avere la vita che conduciamo.

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Tutto quello che facciamo e come ci comportiamo è il prodotto di una decisione personale ed è per questo motivo che il cambiamento spetta solo a noi stessi.

Forse starete pensando che ci sono obblighi ineludibili, come il lavoro o la cura dei figli. Se abbiamo scelto un lavoro in concreto e al tempo stesso vogliamo essere genitori, ancora una volta ci siamo autoimposti l’obbligo. Tutte le nostre azioni hanno delle conseguenze e se vogliamo continuare a pagare l’ipoteca o che i nostri piccoli diventino persone educate, certamente dovremo agire verso la direzione che produca tale risultato.

Niente e nessuno ci obbliga ad optare per la vita che abbiamo oggi, essa è la conseguenza di una serie di decisioni prese in libertà.
Anche se molte volte ci sentiamo obbligati ad intraprendere un cammino o un altro, la verità è che alla fine, perché ci è più conveniente o perché ci hanno influenzati, perché lo vogliamo o per paura, scegliamo quello che decidiamo noi.

Per non sentirvi obbligati ed ansiosi, dovete iniziare a cambiare il vostro discorso interiore. Ogni volta che un “dovrei” appare nella vostra mente, cambiatelo rapidamente con un “preferirei” o un “mi piacerebbe”, senza cadere nelle esigenze. Infine, il “mi piacerebbe” dovrebbe essere accompagnato da un “se non è come voglio, non è la fine del mondo” oppure “se le cose vanno in questo modo, avrò altre opzioni”.

Con la pratica e l’interiorizzazione di questi “mi piacerebbe”, inizieremo a sentirci molto più calmi in questo mondo così esigente.