Quando si contempla l’opzione di togliersi la vita

· 16 novembre 2016

Cosa succede quando si contempla l’opzione di togliersi la vita e questa sembra anche la migliore? Cosa passa per la testa di quella persona? È normale, a volte, essere tristi. È normale che, spesso, niente vada per il verso giusto. Le nostre emozioni e i sentimenti in genere prendono il controllo e sono molte le volte in cui ne siamo sopraffatti.

Pensare di togliersi la vita è un problema serio. Un problema che riguarda diversi ambiti: psicologico, sociale, biologico, culturale e ambientale. Una circostanza che ha origine in un profondo problema depressivo che può essere la conseguenza di diversi fattori. Un’infanzia difficile, difficoltà a socializzare con gli altri, problemi di coppia, bassa autostima e molto, molto altro.

Togliersi la vita è una conseguenza?

Si potrebbe pensare che una delle conseguenze della depressione sia il suicidio. Tuttavia, non è sempre vero. Il dottor John Demartini ha proposto una delle migliori spiegazioni in relazione alla depressione e al suicidio. Egli afferma che chiunque ha alti e bassi emotivi, ma che quando diventano estremi, possono portarci all’euforia incontenibile e ad una profonda sensazione di tristezza. Quest’ultima è quella che potrebbe portare al suicidio.

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All’improvviso ci si sente estremamente euforici e questo deve essere compensato in qualche modo. Il polo apposto è la depressione. Pensiamo a quando siamo felici. Se è una felicità “normale” e siamo equilibrati, il suo opposto sarà una tristezza di intensità simile.

Se la nostra felicità amplifica il suo raggio avvicinandoci all’estremo, il suo opposto sarà una tristezza ancora più profonda. Quando questa tristezza si trasforma in apatia ed è costante nel tempo, potremmo trovarci davanti ad un indizio di depressione.

Secondo Demartini, le nostre emozioni funzionano compensandosi a vicenda. Per questo, più saremo euforici e contenti, più grandi saranno i pensieri depressivi e suicidi.

La vita ha due facce, una positiva e una negativa. Ignorarne una ci farà solo colpire con più forza da essa.

Non possiamo dimenticare che la depressione ha una chiara componente chimica. Quella euforia che sentiamo non è altro che un eccesso di dopamina, ossitocina, endorfine e serotonina che influenzano il nostro cervello. Quando la situazione si ribalta, compaiono il cortisolo e l’epinefrina che ci orientiamo sul polo della tristezza.

Allora, si può dire che il suicidio è una conseguenza della depressione? Spesso sì, perché le emozioni e i sentimenti hanno un maggiore impatto su una persona depressa. Questa non vede che in realtà c’è una piccola speranza di uscire dalla situazione in cui si trova, non vede qualcosa a cui aggrapparsi. È la disperazione assoluta che alla fine indurrà la persona al suicidio come unica via d’uscita.

Situazioni che ci sfuggono di mano

Non sempre il desiderio di togliersi la vita proviene da un problema di squilibrio biochimico nel nostro cervello. A volte persone e situazioni ci spingono a prendere la terribile decisione di appellarci a questa via di uscita. Perché quando il mondo ci travolge, è difficile non sentire il bisogno di fuggire da tutto e da tutti. Perfino da noi stessi.

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Pensiamo agli adolescenti vittima di bullismo. Vivono un momento complicato, in cui nessuno li tiene per mano. Si sentono soli, umiliati e maltrattati. Questo può indurli in un circolo vizioso di autodistruzione. Riportiamo la testimonianza di Carla, una diciassettenne vittima di bullismo: “più si umilia una persona, più dolore questa è disposta a subire”.

Tuttavia, questa non è l’unica situazione in cui una persona può pensare di togliersi la vita. Una giovane ragazza brasiliana si sentiva così dopo essere stata vittima di una violenza di gruppo: “Ho provato colpa, tante volte. Tutto il giorno. Non so di cosa. Sento i rifiuti che escono dal mio corpo, dalla bocca, dagli occhi”.

Di recente, per via del grande uso dei social network, si mette in guardia del pericolo associato all’invio di nudi o alla registrazione di video che possano essere diffusi. Recentemente ci sono stati casi di questo tipo che hanno fatto scalpore sui giornali. Si tratta di una situazione che in molti non sopporterebbero. È una circostanza in cui vieni esposto e la tua intimità è violata.

“Grazie di tutto il dolore”

-Nota di suicidio di un adolescente di 15 anni, vittima di molestie-

Sono ancora molti i motivi per cui una persona può desiderare di togliersi la vita. Problemi economici, solitudine, rifiuto…Possono provocare uno stato depressivo prolungato nel quale la persona si trova immersa a causa delle sue esperienze di vita. Togliersi la vita non è una decisione che si prende da un giorno all’altro.

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Nonostante per alcuni il suicidio sia una possibilità, potranno sempre uscire da quel pozzo di disperazione se hanno seminato le loro menti con pensieri positivi. Nessuno meriterebbe mai che tutte le esperienze vissute, le sofferenze inflitte dalle persone e dal mondo, lo obblighino in alcun modo a prendere la terribile decisione di mettere fine alla sua vita.

La nostra capacità di anticipare il futuro ci condanna, ci fa pensare di essere davanti ad un “leone” e che ne compariranno altri. In questa situazione, la cosa migliore è cercare di attaccare i nostri problemi a piccoli passi. Questi serviranno a migliorare il morale, senza guardare la cima e tutto il percorso che ancora resta da fare. D’altra parte, se un litigio si protrae a lungo, non vuol dire che sia per sempre, perché “per sempre” è molto tempo e dopo la tempesta, viene sempre il sereno.