L’ossessione di avere una vita perfetta

· 4 maggio 2017

Poche volte nella vita proviamo una sensazione di totale soddisfazione. Almeno considerando il concetto di “totale” che abbiamo in mente. In un mondo tutto sommato artificiale e piagato da false necessità, sentire che ci manca qualche pezzo può oscurare l’allegria dataci dai pezzi su cui, invece, possiamo contare. È come se quel frammento che tappa il buco vuoto che sentiamo di avere fosse la soluzione ultima e imprescindibile per la nostra felicità.

“Se facessi un lavoro che mi piace, sarei più felice. Se avessi un partner stabile e potessi mettere su famiglia con lui, sicuramente alla fine sarei felice”. Questi pensieri, che tutti abbiamo formulato almeno una volta, sono un ostacolo sul percorso verso il nostro benessere. Sono per la maggior parte il prodotto della nostra cultura e della nostra educazione: ci hanno insegnato che più cose possediamo, più felici saremo.

Viviamo con la tensione e l’auto-esigenza di avere tutti i pezzi del puzzle e concepiamo la vita in questo stesso modo, atteggiamento che ci riempie di ansia, frustrazione e tristezza.

Quando raggiungiamo una delle nostre mete (soprattutto se sono materiali), cerchiamo subito di ottenere quella successiva; dopodiché, ci prefiggiamo un’altra meta e poi un’altra, fino ad essere esausti.

Avere desideri e obiettivi è legittimo e sano. Che senso avrebbe la vita se non coltivassimo mete e speranze? Ma è ben diverso pensare di avere bisogno di tutto quello che desideriamo. Distinguere questi due concetti è la soluzione per non lasciarci turbare in eccesso dalla sconfitta quando non raggiungiamo ciò che avevamo pianificato.

La vita perfetta non dà la felicità

Bisogna farlo sapere a tutte le persone che sono riuscite a realizzare tutti i loro sogni e, ciononostante, non si sentono complete. Milioni di individui nel mondo, visti da fuori, sembrano avere una vita invidiabile. E se ci metteremo ad osservarli, proveremo gelosia e penseremo che loro hanno trovato il modo per vivere tranquilli e felici, ma questa è una bugia.

Se queste persone sono felici, di certo non è grazie a ciò che possiedono o hanno ottenuto, ma al fatto che sanno guardare la vita con una prospettiva speciale.

Per l’essere umano, è molto difficile trovare la calma con ciò che ha. Ha sempre la sensazione di poter avere qualcosa di più, qualcosa che può essere migliore, o di poter ottenere un determinato elemento in maggiori quantità. Si sente vuoto, incompleto, imperfetto, manchevole, …

Dopo sforzi enormi, raccogliamo tutti i successi, i nostri possedimenti, ciò che dovrebbe rendere la nostra vita felice… Ma finiamo stremati e con il corpo dolente. Una volta ottenuto tutto questo, la felicità non si manifesta, e allora avremo bisogno di ricominciare a salire il prossimo gradino.

Se un individuo ha ottenuto la laurea, adesso deve fare il dottorato, e dopo dovrà cercare un partner per una relazione stabile. Dopodiché, dovrà parlare qualche lingua straniera, viaggiare, fare dei figli, ecc. E la parte peggiore è che, se per qualche motivo costui non ci riuscisse, sarà considerato un fallito.

Questo pensiero è il seme che fa crescere la disgrazia nella nostra vita. Siccome la perfezione non è altro che un concetto irreale, ma noi vogliamo comunque raggiungerla, cosa totalmente impossibile, avremo sempre la sensazione di essere dei perdenti.

E allora qual è la soluzione?

La prima cosa che bisogna imparare è che nessun elemento esterno gode di tanto potere da cambiare il nostro stato emotivo. Nessuno è più felice di prima perché “ha più cose”, almeno non a lungo andare.

Quando i bambini scartano i regali portati da Babbo Natale, paiono più felici, ma questa felicità dura solo qualche giorno. Dopo tale piacere effimero, i piccoli vorranno cambiare gioco e i doni appena ricevuti verranno messi da parte.

Agli adulti succede lo stesso. Le cose, col passare del tempo, perdono valore, così come quello che otterranno in futuro. L’essere umano si adatta e l’abitudine lo porta a ritenere normale qualsiasi cosa.

Perché Michael Jackson, che possedeva una casa dotata di un parco divertimenti, era più infelice di Pepe Mujica, che vive in un capannone?

Il secondo punto da tenere a mente è che la felicità, l’allegria, il benessere, o qualsiasi nome vogliate dargli, si trova dentro di noi e consiste in un modo di vedere la vita che apprezza e ama ciò che possediamo adesso, senza desiderare altro. Questo concetto viene ripreso anche dallo psicologo Rafael Santandreu, che lo descrive come la capacità di rendersi conto che ciò che si possiede è già sufficiente e che, in realtà, non si ha bisogno di nient’altro per stare bene.

Infine, un esercizio utile è rinunciare consapevolmente a quasi tutto ed essere disposti a vivere senza tutte queste cose. Potete provare a realizzare i vostri desideri, ma accettando il fatto che forse non ci riuscirete mai e che questo non deve pregiudicare il vostro benessere personale.

Accettare la vita per come è è una delle strategie più importanti per essere felici.

Forse pensate che questo voglia dire accontentarsi, ma non è così. Noi vi consigliamo di avere desideri, motivazione e obiettivi. Di provare a raggiungerli, ma sempre con l’idea tremendamente reale che niente di tutto questo debba per forza rendervi più felici e che, se non doveste raggiungere la meta prefissata, forse non ne avevate davvero bisogno.