Pensare è stancante, ne parla la scienza

Un gruppo di scienziati francesi ha deciso di studiare la fatica a livello mentale. Lo scopo era capire come si comporta il cervello quando ci impegniamo in un'attività mentale molto impegnativa.
Pensare è stancante, ne parla la scienza

Scritto da Edith Sánchez

Ultimo aggiornamento: 11 ottobre, 2022

L’intuizione ci dice che pensare è stancante. Non è difficile giungere a questa conclusione, poiché chiunque può provarlo in prima persona. È sufficiente svolgere un’attività intellettuale molto impegnativa.

Una volta che abbiamo iniziato, non passerà molto tempo prima di accorgerci che il cervello perde agilità, qualcosa di simile a quello che accade ai muscoli quando ci alleniamo.

Un gruppo di scienziati dell’Università Pitié-Salpêtrière ha svolto diverse ricerche per risalire ai motivi per cui pensare molto risulta stancante. Gli studiosi sostengono che a un certo punto il cervello inizia a produrre sostanze neurotossiche, ovvero sostanze dannose per l’attività cognitiva, paragonabile all’accumulo di acido lattico nei muscoli.

Va sottolineato che alcuni risultati dello studio citato sono discutibili, ma ciò non significa che non ci offra informazioni preziose sul fenomeno della fatica mentale.

“I nostri risultati mostrano che il lavoro cognitivo provoca l’accumulo di sostanze nocive”.

-Mathias Pessiglione-

Pensare è stancante

La scienza ha scoperto che la stanchezza mentale è una sorta di allarme inviato al cervello. Ci invita a interrompere l’attività che stiamo svolgendo e sostituirla con un’altra meno impegnativa e più gratificante.

In questo modo, la fatica mentale protegge le attività cognitive, proprio come la fatica fisica ci impedisce di lesionarci. A differenza di una macchina, il cervello ha dei limiti. Quando li raggiunge, si attivano meccanismi di autoprotezione.

Gli scienziati hanno scoperto che a volte pensare si rivela stancante non solo perché si superano i naturali limiti cerebrali. Mentre si manifesta la stanchezza mentale, si producono anche sostanze potenzialmente dannose per il cervello. Il segnale di allarme è generato principalmente da ciò.

Uno studio approfondito

I ricercatori dell’Università Pitié-Salpêtrière hanno deciso di condurre un esperimento per spiegare perché pensare è stancante. Nello specifico, hanno cercato di capire perché il lavoro mentale è faticoso alla pari dell’esercizio fisico.

A tale scopo, hanno coinvolto 50 volontari che dovevano svolgere una serie di compiti per 6,5 ore consecutive,  ovvero in media una giornata lavorativa in Francia.

I volontari sono stati divisi in due gruppi. Uno ha ricevuto molti compiti, mentre l’altro meno. Si trattava soprattutto di esercizi di memoria con lettere, numeri e colori. Mentre li eseguivano, sono stati monitorati tramite sistema di tracciamento oculare e risonanza magnetica.

Il tracciamento oculare aveva lo scopo di tenere traccia dei cambiamenti a carico della pupilla. Alcuni studi precedenti avevano dimostrato che questa si contrae quando si svolge un’attività cognitiva impegnativa.

D’altro canto, con la risonanza magnetica si è cercato di verificare differenze cerebrali apprezzabili tra i due gruppi.

Risultati della ricerca

Si è riscontrata una minore dilatazione della pupilla nei membri del gruppo che dovevano svolgere più attività intellettuali. Allo stesso modo, questo gruppo tendeva a cercare attività che richiedevano meno sforzo e più gratificanti.

Oltre a ciò, e questo è il dato più rilevante, hanno scoperto che le persone che lavoravano di più mostravano livelli più alti di glutammato nella corteccia prefrontale. Sebbene questa sostanza partecipi all’attivazione delle funzioni cognitive, quando si accumula ha l’effetto opposto: riduce le prestazioni. In sintesi, questa sarebbe la causa biologica per cui pensare molto stanca.

Come contrastare questa condizione? L‘unica fattore che permette al cervello di lavorare in modo ottimale è il riposo, ovvero interrompere l’attività impegnativa per dedicarsi a qualcosa di meno faticoso.

Anche dormire si rivela di grande aiuto. Durante il sonno, il cervello fa una sorta di “pulizia” per mettere le cose in ordine. Alla luce di questi dati, non dobbiamo mai fare orecchie da mercante alla fatica mentale per mantenere il cervello sano.

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  • van der Wel, P., & van Steenbergen, H. (2018). Pupil dilation as an index of effort in cognitive control tasks: A review. Psychonomic bulletin & review25(6), 2005-2015.
  • Wiehler, A., Branzoli, F., Adanyeguh, I., Mochel, F., & Pessiglione, M. (2022). A neuro-metabolic account of why daylong cognitive work alters the control of economic decisions. Current Biology32(16), 3564-3575.