Per vincere nella vita non sempre bisogna competere

22 agosto, 2020
La vita non è una gara. Per essere felici, non bisogna essere i migliori in tutto o superare gli altri. Siamo il nostro unico punto di riferimento, l'unica persona da ascoltare per superare noi stessi.
 

Per vincere nella vita non occorre sempre tagliare il traguardo, salire sul podio o ottenere una medaglia d’oro. Nonostante ci convincano di questo, per essere felici non bisogna gareggiare, misurarci gli uni con gli altri o metterci alla prova con centinaia di sfide. Il benessere autentico si ottiene lavorando su se stessi, prendendosi come punto di riferimento per raggiungere ciò di cui su ha davvero bisogno.

Ebbene, se c’è qualcosa che fin da piccoli ci inculcano inconsapevolmente è il bisogno di competere. Il primo a finire i compiti vince, chi prende il voto più alto è il migliore della classe, i più estroversi, belli e simpatici avranno più successo a scuola. È sempre presente la necessità di “essere migliori degli altri” per ottenere ricompense e vincere nella vita.

Dobbiamo dare spazio alla nostra capacità di sforzo e i nostri desideri nel raggiungimento dei nostri obiettivi. Lavorare su ciò che desideriamo e dare il meglio di noi in qualsiasi circostanza è la cosa giusta da fare. Il problema, tuttavia, è che molte persone sentono il costante bisogno di competere con gli altri, di sforzarsi per dimostrare di avere più degli altri ed essere sempre un passo avanti.

Sono situazioni frequento e che richiedono un incredibile consumo di tempo ed energie, ma come scopriremo in quest’articolo, vincere nella vita non significa per forza essere competitivi.

Ragazza in posizione yoga medita in cima a una montagna.
 

Vincere nella vita significa trovare una felicità a nostra misura

Sono molte le persone che affrontano la giornata come una sorta di gara continua. Bisogna ottenere il lavoro migliore, la macchina più bella, l’albero di Natale più spettacolare, organizzare il compleanno più originale per i nostri figli così da farli diventare i bambini più popolari a scuola… Quasi come se a definire la vita in società fosse proprio questo, la competizione, mettersi in una posizione di superiorità rispetto a tutti gli altri.

Riflettiamo su un punto. Chi interpreta la vita attraverso questo filtro si costringe a provare costantemente una sola sensazione: la frustrazione, l’incapacità di sentirsi soddisfatti in ogni aspetto della vita. Perché ci sarà sempre chi sarà migliore di noi in qualcosa. Il bisogno di competere, di essere migliori degli altri è la più inutile delle sofferenze.

Vincere nella vita dovrebbe essere possibile conquistando una felicità che risiede solo e soltanto in noi. Superare se stessi, stabilire delle mete e mettersi alla prova per superarle è la più soddisfacente delle prove della vita. Eppure trascorriamo gran parte della vita applicando quello che gli ecologi definiscono principio d’esclusione competitiva, ossia una sfida continua con gli altri per posizionarsi davanti a tutti.

Ma qualcosa sta cambiando. Nel nostro mondo, sempre più interconnesso e globalizzato, stanno sorgendo nuove dinamiche sociali e bisogni più urgenti. Adesso come non mai è prioritario stabilire una vita basata sulla cooperazione e minore competizione per dare soluzione alle innumerevoli sfide davanti a noi.

 

Perché alcune persone preferiscono competere piuttosto che collaborare?

Abbiamo trascorso buona parte della vita adottando un comportamento competitivo in gran parte degli ambiti sociali. Lo abbiamo fatto perché era (ed è) l’unico modo per ottenere un lavoro, un ruolo, l’attenzione o il rispetto di un gruppo… Ebbene, a prescindere dalle occasioni in cui competere è necessario, c’è chi lo fa per natura. Il motivo?

  • Spesso si compete per scarsa autostima. Persone che per vincere nella vita hanno bisogno di sentirsi superiori agli altri e alimentare il proprio ego, abbattendo le loro insicurezze. Per loro, collaborare con gli altri non apporta alcun beneficio.
  • Altre persone sono concentrate sull’invidia, sul bisogno quasi ossessivo di avere ciò che è di proprietà altrui, di riuscire là dove altri hanno avuto successo.

In ultimo, ma non meno importante, non possiamo dimenticare che le persone altamente competitive e dal profilo chiaramente aggressivo nascondono in sé l’ombra di un narcisismo patologico e dannoso. Sono uomini e donne che bramano il successo a ogni costo, contro ogni concorrente.

Uomo e donna sulla linea di partenza, pronti a competere in gara.

Per vincere nella vita, cooperate e siate il vostro unico punto di riferimento

 

Se volete vincere nella vita, sfidate voi stessi. Non ambite a ciò che hanno gli altri, non calpestate gli altri per ottenere una posizione di potere. Perché a lungo andare, sarete sempre spinti a volere di più, troverete sempre carenze da riempire, invidie da saziare. Una vita competitiva è una vita di costante sofferenza.

Competere con se stessi è diverso. Ponendosi come riferimento di sé e stabilendo mete e sfide sulla linea del proprio orizzonte, la motivazione crescerà e la ricompensa finale avrà un altro sapore. Poco per volta costruirete una felicità alla vostra portata, al vostro ritmo e adatta per voi.

Al tempo stesso, occorre tenere a mente un dettaglio: è giunto il momento di mettere in atto un’intelligenza collaborativa, a cui prendere parte tutti insieme apportando idee, azioni, collaborazione. È l’ora di mettere da parte la competizione e creare alleanze per avanzare insieme verso il futuro creando soluzioni per i veri bisogni del presente.