Percezione selettiva: attivare i nostri filtri

20 dicembre, 2019
La quantità di stimoli ai quali siamo sottoposti è enorme. Solamente in quanto destinatari di annunci pubblicitari, siamo bersagliati da centinaia di messaggi che influenzano enormemente il nostro comportamento.
 

La percezione selettiva è una distorsione cognitiva molto comune. Influenza il meccanismo di percezione facendoci vedere, ascoltare o concentrare su stimoli basati sulle nostre aspettative, tralasciando il resto delle informazioni. Un esempio classico si ha quando decidiamo di acquistare un determinato bene, ad esempio un’auto, e iniziamo a vedere il modello che intendiamo acquistare, dappertutto. Un altro esempio si verifica quando aspettiamo qualcuno e sappiamo già da quale direzione spunterà.

È pertanto legata ai nostri preconcetti, ai nostri interessi e ai nostri desideri o alle nostre paure che accada qualcosa. Si tratta di un’interpretazione parziale e distorta della realtà. La funzione della percezione selettiva è quella di ottimizzare l’investimento delle risorse cognitive, attirandole verso qualcosa che ci aspettiamo che accada.

Anche le emozioni entrano in gioco in questo fenomeno. Ricreiamo uno scenario parallelo nel quale agiamo e che può essere più o meno simile a ciò che accade nella realtà. Pertanto, nella configurazione di quest’ultima, la nostra realtà, la percezione selettiva svolge un ruolo davvero importante.

“La percezione è parziale o totalmente determinata dalla routine che stabilisce gli stimoli e i bisogni.”

-Joseph Thomas Klapper-

Come vengono creati i filtri nella percezione selettiva?

Esistono due modelli che tentano di spiegare tale meccanismo:

  • Il paradigma Posner, che ipotizza tre diverse fasi nell’orientamento dell’attenzione: spostamento, ancoraggio e disancoraggio. Ovvero, il messaggio cattura la nostra attenzione, la nuova informazione viene elaborata, infine disimpegniamo l’attenzione per indirizzarla altrove.
 
  • Il paradigma LaBerge, complementare al paradigma Posner e anch’esso articolato in tre fasi: selezione, preparazione e mantenimento, quest’ultimo è il tempo che dedichiamo alla percezione del messaggio.

In entrambi i paradigmi viene individuato un meccanismo attraverso il quale si realizza la percezione selettiva e non su una singola azione.

Puzzle nella mente

Cosa ci influenza?

Soprattutto due tipi di fenomeni: la natura dello stimolo e gli aspetti intrinseci di ciascuno di noi. La natura degli stimoli si riferisce ad aspetti sensoriali per i quali percepiamo alcuni stimoli più intensamente di altri. Può riguardare caratteristiche dello stimolo stesso, come dimensioni, colore, forma, movimento, posizione o effetto sorpresa.

Tra gli aspetti intrinseci dell’individuo, i più importanti sono le aspettative e la motivazione. Tendiamo a percepire più intensamente quello che ci aspettiamo di vedere o che ci interessa. In tal senso, ciò può attivare l’attenzione involontaria, ovvero quella che cattura la nostra attenzione istintivamente, come il pianto di un bambino. La stessa che i pubblicitari conoscono bene e usano per rivolgere la nostra attenzione sulle caratteristiche più significative del prodotto che vogliono venderci. Questo fenomeno produce alcune distorsioni percettive, quali:

 
  • L’esposizione selettiva, vediamo e ascoltiamo solo quello che ci piace.
  • L’attenzione selettiva, ci induce a concentrarci su quello che ci interessa, tralasciando il resto delle informazioni.
  • La difesa percettiva, attraverso la quale eliminiamo dal nostro campo percettivo tutti gli elementi che costituiscono una minaccia.

Percezione selettiva: un’arma a doppio taglio

Nonostante si tratti di un meccanismo che permette all’individuo di filtrare le informazioni più rilevanti e quindi evitare un sovraccarico di stimoli, la percezione selettiva in molti casi ci fa perdere informazioni preziose. La quantità di stimoli ai quali siamo sottoposti è enorme. Solamente in quanto destinatari di annunci pubblicitari, siamo bersagliati da centinaia di messaggi che hanno una grande influenza sul nostro comportamento.

Accade anche nelle relazioni sentimentali, nel qual caso, si possono ignorare a priori informazioni importanti perché si tende a percepire solo ciò che risulta  interessante o che soddisfa le aspettative dell’individuo. Inoltre, interviene anche nella formazione del concetto di sé, in quanto ostacola l’oggettività.

Nuvola nella testa
 

Dearborn e Simon hanno studiato l’effetto della percezione selettiva sui dirigenti di grandi aziende e sono giunti alla conclusione che la comprensione degli stimoli complessi è più profonda quando questi non sono innovativi.

Hanno anche studiato il rapporto tra manager e dipendenti all’interno delle aziende, e hanno scoperto che l’immagine positiva o negativa che i dirigenti hanno dei propri dipendenti condiziona il modo in cui valutano le prestazioni degli stessi. Un altro esempio del fatto che percepiamo quello che siamo disposti a percepire. Considerato quanto sopra, possiamo dunque dedurre che la nostra percezione è legata alla configurazione del mondo con la quale operiamo.