Pinocchio: l’importanza dell’istruzione

3 marzo 2018 in Curiosità 499 Condivisi
Pinocchio con una mela

Pinocchio è il protagonista di Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi e uno dei personaggi più conosciuti da grandi e piccini, grazie alla sua trasposizione sul grande schermo per mano della Disney. Sebbene esistano anche altri adattamenti teatrali, cinematografici e televisivi. Nell’immaginario collettivo l’immagine di Pinocchio è quella del bambino di legno a cui cresce il naso ogni volta che dice una bugia, ma questa opera non parla solo di bugie infantili.

Concentriamoci sulla versione della Disney, visto che è la più nota, nonostante le molte differenze rispetto alla storia originale. Il film d’animazione uscì nel 1940 e continua a essere un buon esempio dell’importanza dell’istruzione per i bambini. D’altra parte, visto che il mondo è cambiato molto dal 1940, è importante contestualizzare e cercare di immaginare com’era la vita in quegli anni se si desidera attualizzare in qualche modo un personaggio tanto amato.

Pinocchio e altre storie

All’inizio del film compaiono tre libri: Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan e Pinocchio. Il Grillo Parlante apre quest’ultimo e inizia la storia. È interessante notare il riferimento alle altre due opere, che avranno la loro versione animata della Disney un decennio più tardi.

Se le mettiamo a confronto, possiamo trovare diversi parallelismi:

  • I protagonisti sono bambini che non vogliono crescere o che hanno alcune difficoltà durante il passaggio all’età adulta.
  • Contengono lezioni morali su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
  • Presentano animali con caratteristiche umane, il cui ruolo sarà cruciale.
  • I bambini di queste opere fanno molte domande, sono curiosi.
  • Le tre opere presentano una certa critica verso diversi aspetti della società, in particolare l’istruzione.

Potremmo analizzare in profondità ciascuno, ma oggi ci concentreremo su Pinocchio e su alcuni dei suoi aspetti più importanti.

Geppetto che dipinge Pinocchio

La nascita di Pinocchio, il bambino di legno

Pinocchio è una marionetta intagliata da Geppetto, un uomo onesto, laborioso e di buon cuore. Fin dall’inizio vediamo in Geppetto un istinto paterno, lo notiamo dal modo in cui si prende cura dei suoi animali domestici: il gatto Figaro e il pesce Cleo. Li tratta come parte della famiglia, ha creato una casa per loro e si comporta come un padre. Tuttavia, aspira ad avere un figlio vero e vuole che Pinocchio prenda vita.

La Fata Turchina avvererà il desiderio di Geppetto e darà vita a Pinocchio. Non è un caso che il materiale scelto sia il legno, perché ha un grande simbolismo. In alcuni miti l’idea dell’uomo di legno viene usata per spiegare la creazione. Pinocchio sarà un ragazzo di legno fino a quando non dimostrerà di essere pronto a diventare un bambino vero.

La Fata Turchina dà al Grillo il compito di essere la coscienza, la guida di Pinocchio per tutta la vita. Nemmeno la scelta del grillo è casuale, perché in molte culture questo animale è considerato portatore di buona fortuna e saggezza. La Fata Turchina simboleggia il ruolo di madre per Pinocchio, gli dà vita e appare nei momenti in cui ne hai più bisogno.

“Che cos’è la coscienza? Te lo dirò. La coscienza è quella debole voce interiore che nessuno ascolta, per questo il mondo va così male”.

-Grillo Parlante-

Il cammino della vita

I principali problemi sorgono quando Pinocchio deve distinguere il bene dal male e imparare a superare le tentazioni. Il Grillo Parlante cercherà di aiutarlo, sebbene fallisca in molte occasioni. La coscienza è quella voce interiore che tutti noi abbiamo, è qualcosa di piccolo, piccolo come il Grillo Parlante, a volte difficile da ascoltare.

La mattina seguente, Pinocchio esce di casa e inizia a percorrere la strada verso scuola. Questo viaggio è una specie di metafora del percorso della vita, nel quale troviamo ostacoli verso il raggiungimento del bene e, in numerose occasioni, è facile distrarsi e difficile correggersi. Pinocchio non è né buono né cattivo, ma deve imparare e crescere fino a raggiungere la saggezza e, quindi, proseguire sulla strada giusta.

È ingenuo e non conosce il mondo, per questo si scontrerà con problemi che lo metteranno alla prova e che dovrà risolvere. Sulla sua strada incontra due truffatori, il gatto e la volpe. Nemmeno la scelta di questi animali è casuale: di solito si associa l’astuzia con la figura volpe e il tradimento con quella del gatto.

Entrambi i personaggi sono analfabeti, ma sono avidi e si approfittano dell’innocenza di Pinocchio. Quest’ultimo finisce per cedere alla tentazione di essere un artista e ottenere benefici senza alcuno sforzo.

“Per quale motivo un attore vuole una coscienza?”

-Grillo Parlante-

Pinocchio lavora come marionetta per Stromboli, canta e balla, si muove senza fili, nessuno lo maneggia. Qui possiamo vedere l’ironia e la metafora della marionetta: una marionetta non si muove da sola, ha bisogno dei suoi fili e di qualcuno che la muova. Pinocchio non ne ha bisogno, quindi è libero. Tuttavia, scopre ben presto che la realtà è molto diversa.

L’istruzione ci fa evitare gli inganni, l’analfabetismo ci rende vulnerabili.
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La volpe

L’apprendimento e la liberazione

Una volta liberato da Stromboli, Pinocchio cade di nuovo in una trappola della volpe, che gli dà un asso di picche facendogli credere che sia un biglietto per il paese dei balocchi. Nel paese dei balocchi tutto sembra meraviglioso, i bambini possono giocare, fumare, bere, essere violenti… Possiamo osservarli persino mentre distruggono la celebre Gioconda di Da Vinci. Non ci sono leggi e i bambini sono liberi. Tuttavia, sono stati ingannati e i loro atti di puro divertimento finiscono per trasformarli in asini. Asini che verranno utilizzati per lavorare. In altre parole, la mancanza di istruzione li porta alla schiavitù.

Infine Pinocchio scopre che Geppetto è andato a cercarlo ed è finito inghiottito da una balena. Pinocchio, preoccupato, decide di rimediare ai propri errori e di cercare di salvare il padre. Il momento dell’uscita dall’interno della balena rappresenta la liberazione, il superamento delle avversità e l’aprire delle porte alla conoscenza.

Le bugie

Ha un ruolo rilevante anche il tema delle menzogne. Vediamo Pinocchio che si trova a mentire per proteggere se stesso, lo fa quando la Fata Turchina gli chiede perché non è andato a scuola. Pinocchio sa di aver fatto qualcosa di sbagliato e istintivamente si protegge, è un meccanismo di difesa.

Non è una bugia deliberata e nemmeno troppo elaborata, la sta improvvisando sul momento. Proprio come i bambini che mentono per evitare una punizione quando sanno di aver fatto qualcosa di sbagliato. Questo tipo di menzogne tende a presentarsi tra i quattro e i cinque anni, anche se sappiamo che, in alcuni casi, possono presentarsi anche oltre. L’importanza della menzogna in questa opera ha anche dato il nome alla nota sindrome di Pinocchio.

Pinocchio con il naso che cresce

L’istruzione per essere liberi

Per comprendere al meglio questo opera bisogna pensare al contesto storico. Nel 1881, anno in cui viene pubblicato Le avventure di Pinocchio, l’analfabetismo era ancora un grave problema nei paesi occidentali, e sia il sistema educativo che il modello familiare erano ancora oggetto di un modo di pensare in molti casi intransigente e inflessibile. Un modo di pensare che in alcuni contesti è ancora presente, ma che in molti altri si è trasformato.

Il messaggio è chiaro: l’istruzione ci libera, la conoscenza ci porta a prendere le decisioni giuste e a non cadere in inganno. Pertanto, è nostra responsabilità, come guardiani delle generazioni future, istruire i bambini in modo che possano essere liberi, sviluppare una capacità critica e raggiungere un certo grado di autonomia nelle loro decisioni.

E non si tratta solo dell’istruzione in ambito accademico, di essere bravi in matematica, in lingue o nello sport. Si tratta di istruzione basata sulla capacità di ragionare, di pensare, di analizzare, di essere critici… Ogni bambino è diverso, ha preoccupazioni diverse, ed è al tempo stesso nostro dovere e nostro privilegio occuparcene. Il ruolo dell’insegnante è fondamentale, ma se c’è qualcosa che lo è ancora di più è il lavoro che possono fare i genitori con i loro figli a casa.

“Il primo compito dell’educazione è agitare la vita, ma lasciandola libera di perché si sviluppi”

-Maria Montessori-

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