Post-quarantena, abbiamo aperto le porte

04 agosto, 2020
Dal primo giorno di isolamento domiciliare sono successe talmente tante cose che domandarsi cosa accadrà domani è una vera sfida. Ne parla lo psicologo Marcelo Ceberio.
 

Abbiamo tutti pregi e difetti, ma in questa quarantena i difetti hanno avuto la meglio, sono stati ancora più visibili e ben definiti. Quella crepa sul tetto è sempre stata lì, ma avendo più tempo libero a casa, l’abbiamo notata di più, vedendola più profonda e grande, e ci ha persino infastidito non potervi porre rimedio. Questo stesso fenomeno è entrato in gioco tra le persone che hanno condiviso gli spazi durante la il confinamento, ma cosa accade e accadrà nel periodo di post-quarantena?

Da una parte, ciò si deve al fatto che l’ansia intensifica e ingrandisce i problemi. Dall’altro, la nostra attenzione durante il confinamento si è concentrata sui difetti. Una combinazione perfetta: i nostri errori spiccavano, così come quelli altrui.

Di certo non eravamo più “difettosi”, ma i difetti erano più evidenti, perché non è lo stesso condividere tre ore con una persona piuttosto che un giorno intero. Abbiamo avuto più tempo per fare attenzione ai dettagli secondo questa formula:

Tempo di isolamento domiciliare + fastidio + noia + scopo dei fattori di distrazione (consigli utili per sopravvivere in quarantena) + ansia

Dopo aver fatto tutto quanto ci era stato raccomandato, abbiamo esaurito la motivazione e ha fatto capolino una sensazione di fastidio, intolleranza e malumore e, ovviamente, di disturbo causato dai difetti altrui e nostri. Se durante l’isolamento si è verificata tale dinamica, cosa dire dei giorni attuali, dunque di post-quarantena?

 
Donna in ansia durante la quarantena.

Post-quarantena: dall’istinto di conservazione a una paranoia cospiratrice

Abbiamo raccolto una serie di aneddoti e commenti di persone che hanno attirato la nostra attenzione e che, in un certo senso, hanno anticipato alcune condotte proprie di questo periodo di post-quarantena.

Ci riferiamo a una sorta di tic che il nostro corpo ha acquisito, di atteggiamenti ed emozioni che si sono in parte palesati adesso che la risocializzazione è tornata. Tutto dipende dai livelli di consapevolezza e responsabilità attuati nel post-quarantena.

Sogni sull’isolamento domiciliare

Un riavvicinamento graduale

Una donna ha raccontato di aver fatto un sogno in cui riabbracciava la sua migliore amica dopo la quarantena. Si erano incontrate, si erano guardate negli occhi e con grande affetto lei si era voltata verso la sua cara amica e l’aveva abbracciata. Quindi, l’amica le aveva appoggiato le mani sul petto per risucchiarle l’energia.

Si era subito accorta dell’errore commesso, quindi si era portata la mano alla testa, angosciata e spaventata, per poi risvegliarsi di soprassalto.

Fuga dai passanti

Un uomo racconta di avere sognato che una volta tornato in strada tutto era un deserto, con auto smontate, negozi chiusi, case saccheggiate. Da lontano, alcuni passanti sbavavano, cercando di avvicinarsi per dargli un morso fatale.

 

Ha quindi iniziato a correre, dimenticando la mascherina, per poi voltarsi e ritrovarsi il volto del virus in primo piano. Racconta di esservi svegliato di soprassalto a causa dell’incubo. L’allegoria walkingdeana personifica il coronavirus e intensifica il timore di uscire in strada.

L’abbraccio rifiutato

Un altro uomo racconta di essere uscito in strada per gettare l’immondizia e di essersi imbattuto, nel percorso verso i bidoni, nel suo vicino e amico.

Alla vista l’uno dell’altro, i due si sono avvicinati per salutarsi e darsi un abbraccio, ma quando erano sul punto di scambiarselo si sono fermati e si sono spostati all’indietro con un movimento curvo quasi circense.

Il panico che cresce

Un paziente racconta di aver sognato di dirigersi in auto al supermercato cinese del suo. Gli viene misurata la temperatura all’ingresso del supermercato e inizia ad agitarsi.

Una volta entrato, inizia a sudare e a sentire caldo: gli manca l’aria, quasi in piena crisi di panico. All’uscita c’è un altro controllo. Sopraffatto dal caldo, viene nuovamente controllato e teme di avere la febbre; proprio per questo il suo battito cardiaco accelera, stimolando una sudorazione più intensa, mentre pensa a tutti i problemi che potrebbero derivare da un suo ricovero. Il controllo, tuttavia, dà esito negativo.

Il supermercato era stato pulito con un detersivo e l’uomo ne era leggermente intossicato; l’aria fuori lo calma e gli fa riprendere fiato. Alla fine, prende coscienza della sua paranoia!

 
Uomo che dorme.

Andare al supermercato per spezzare la monotonia pomeridiana

Nasce spontanea una riflessione sullo scenario dell’ultimo sogno, ovvero il supermercato. Si è trattato, di fatto, di uno dei pochi luoghi in cui era possibile recarsi durante il confinamento.

Il desiderio di mettere piede fuori casa era talmente forte che il solo fatto di andare al supermercato era diventata un’uscita vera e propria. La gente si preparava, indossava abiti adatti, prendeva le buste della spesa e si dirigeva felicemente in qualunque supermercato nei pressi di casa.

E al supermercato si verificavano episodi interessanti, fenomeni che possono essere analizzati da psicologi e sociologi esperti in comportamento umano. Prima del confinamento le persone andavano in auto da un posto all’altro senza preoccupazioni, si sfioravano involontariamente e si scusavano se si toccavano; adesso non è più così.

In alcuni casi si è passati da una cautela dettata dall’istinto di autoconservazione a una forma di paranoia cospiratrice: scorgendo una persona con indosso una mascherina,alcuni potrebbero sterzare bruscamente con il carrello a 90° , in direzione di un altro reparto.

 

Eppure, per quanto ci si prenda cura dell’igiene, controllare tutte le variabili in gioco è impossibile. In quello stesso supermercato una persona infetta potrebbe tossire e portarsi le mani alla bocca. E con il palmo della mano piena di batteri potrebbe aver toccato il primo carrello, fatto la spesa per poi andarsene, lasciando l’oggetto contaminato.

Poco dopo, il carrello tornato in fila potrebbe essere scelto da un’altra persona e con esso anche il virus disperso. Se poi ci si tocca il viso o il naso inavvertitamente, ecco che il contagio divento reale.

Il giorno dopo, molte domande e poche risposte

Ma cosa accadrà dopo la fine della pandemia? Dovremo ancora attuare gli accorgimenti igienici estremi? Di sicuro alcune norme igieniche rimarranno in vigore nel tempo.

Per esempio, cambiarsi o lasciare le scarpe fuori e non entrare in casa con le stesse calzature utilizzate per camminare in strada o sul marciapiede. Un’abitudine a cui prima non pensavamo e che potrebbe far parte dell’eredità della quarantena.

Uno dei cambiamenti che sembra essersi affermato è il lavoro da remoto. Il telelavoro è un’alternativa giunta per restare.

La gente viaggerà meno, ci sarà meno inquinamento, assembramenti di persone in ufficio, consumo di pasti fuori casa, affitti di appartamenti aziendali, ecc. Ma tutto ciò ha già provocato una crisi economica che interessa molti commercianti che vivono di contatti con il pubblico.

Gli altri saranno ancora una minaccia di contagio? Torneremo a darci baci, ad abbracciarci, a stringerci la mano in segno di saluto o instaureremo il saluto da lontano, a 2 metri di distanza? Come ci saluteremo in futuro? Continueremo a lungo a portare gel disinfettante in auto o nella borsa?

 

Domande e dubbi sul post-quarantena

Quanti dubbi! Abbiamo riaperto le porte delle nostre attività, delle banche, dei ristoranti; riapriremo quelle dell’università, della scuola, come abbiamo fatto con casa dei nostri amici? Ci saluteremo a lungo con i gomiti, con quella parte del corpo che non avremmo mai pensato avrebbe sostituito la mano?

Interessante sapere che non tutti sono tornati a usare i bagni pubblici delle stazioni di servizio, ristoranti o delle stazioni dei treni. E quando saremo disperati perché l’intestino è disturbato o la vescica è sul punto di scoppiare, riusciremo a superare il timore di essere contagiati?

Continueremo a provare a lungo quella sensazione di contaminazione e sporcizia? O il bisogno di farci la doccia appena rientrati a casa per cancellare le tracce del virus rilasciate dall’ambiente esterno. Ovvero, dovremo cambiare, siamo cambiati o non lo siamo? Quante domande, vero?

Quel che è certo è che quasi nessuno si è goduto poi troppo questa quarantena. Eccetto le persone che soffrono di fobia sociale, per le quali rimanere chiuse in casa è servito a palliare i loro sintomi; per il resto del mondo la quarantena ha rappresentano una vera sfida.

Costruire il post-quarantena

Ognuno di noi su questo pianeta ha dato un proprio significato al confinamento. Non c’è stato dunque un solo isolamento domiciliare, bensì tanti quante sono le persone sulla Terra.

E come ognuno di noi ha organizzato la quarantena a proprio modo, lo stesso vale per il post-quarantena. In ogni caso, l’importante è uscire da questa situazione critica nel migliore dei modi e avendone tratto un insegnamento.

 

La pandemia è un dato di fatto e dipende da ciascuno di noi renderla un’opportunità per imparare e crescere. In ciò consiste l’apprendimento, sia letteralmente che metaforicamente: come e con che mezzi abbiamo aperto le porte il giorno che è finito il confinamento?