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Prevenire il suicidio è possibile, ma come?

Secondo recenti dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno nel mondo un milione di persone si tolgono la vita, per cui il suicidio rappresenta attualmente la prima causa di morte violenta. Eppure è possibile prevenirlo individuando e controllando i fattori di rischio della condotta suicida.

Prevenire il suicidio è possibile, ma come?

Ultimo aggiornamento: 06 gennaio, 2021

Prevenire il suicidio è possibile? Anche se questa condotta, come qualunque altra propria dell’essere umano, è complessa e influenzata da molte variabili, ciascuna con un proprio peso, alcuni indicatori possono guidarci nella sua individuazione e prevenzione.

Alcuni gruppi di popolazione possono essere considerati a rischio e così alcune circostanze. Tra queste vi sono le malattie mentali, soprattutto la depressione e la schizofrenia. Ma anche i disturbi della personalità, in particolare borderline e antisociale, le patologie fisiche croniche invalidanti che provocano vulnerabilità biologica e/o psicologica.

Sono stati elaborati diversi protocolli d’azione a quasi tutti i livelli del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) al fine di prevenire il suicidio. Di fatto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che ogni anno sono circa un milione le persone che si suicidano nel mondo.

Questi dati fanno del suicidio una delle tre principali cause di morte di adolescenti e giovani adulti, nonché la decima causa tra la popolazione generale, con un aumento del tasso di incidenza negli ultimi 50 anni pari al 60%.

Abbandonarsi al dolore senza opporre resistenza, suicidarsi per disfarsene significa abbandonare il campo di battaglia senza aver lottato.

-Napoleone I-

Persona triste e prevenire il suicidio.

Quale approccio adottare per prevenire il suicidio?

Per prevenire il suicidio sono due gli approcci possibili:

1) Strategie volte alle fasce di popolazione ad alto rischio, così come i casi psichiatrici con precedenti tentativi di suicidi, disturbi della sfera emotiva, alcolismo, ecc. In questi casi lo scopo è:

  • Ottimizzare il trattamento per i disturbi mentali e assicurare l’integrità del paziente.
  • Migliorare la continuità assistenziale e la coordinazione sociosanitaria dei soggetti ad alto rischio di suicidio, una volta dimessi dal reparto psichiatrico, in particolare senza interrompere il contatto terapeutico.
  • Migliorare la formazione psichiatrica dei medici di base per giungere a una diagnosi precoce e a un trattamento efficace per il paziente con disturbi mentali che potrebbero favorire le condotte suicide.

2. Strategie destinate alla popolazione generale come:

  • Informare l’utenza sulle condotte suicide: incidenza, fattori di rischio, anomalie comportamentali, ecc.
  • Sensibilizzare i mezzi di comunicazione al fine di prevenire l’effetto emulazione, soprattutto tra i giovani.
  • Psicoeducazione nei centri sociali, a scuola, sul posto di lavoro, in modo da promuovere la salute, una migliore qualità della vita, acquisire le risorse o le strategie per affrontare lo stress, oltre a favorire l’acquisizione di abilità sociali, ecc.
  • Ristrutturazione della disponibilità dei mezzi che favoriscono il suicidio e misure di sicurezza in luoghi utilizzati per suicidarsi.
  • Regolare il consumo di alcol e altre sostanze.

Molto spesso il tutelare la vita è un valore.

-Seneca-

Convinzioni errate

Esistono una serie di convinzioni in merito al suicidio condivise da buona parte della società; queste, tuttavia, sono errate e vanno riviste:

Convinzione errata Criterio scientifico
Chi si vuole uccidere non lo dice. Nove vittime su diedi avevano chiaramente espresso le proprie intenzioni, una aveva dato a capire le sue intenzioni.
Chi lo dice, non lo fa. Chiunque si sia suicidato aveva preannunciato a parole, con minacce, gesti o cambiamenti nella condotta quanto stava per accadere.
Le persone che tentano il suicidio non lo fanno perché vogliono davvero morire, ma per bisogno di attenzioni. Anche se non tutti coloro che tentano il suicidio desiderano morire, additarli come esibizioniste è un errore, perché si tratta di persone che non riescono ad adattarsi alla realtà e a trovare alternative che non prevedano togliersi la vita.
Se davvero avesse voluto uccidersi si sarebbe lanciato sotto un treno. Chiunque sia a rischio suicidio vive un’esperienza ambivalente, ovvero prova sia il desiderio di morire sia di vivere. Il metodo scelto per suicidarsi non riflette il desiderio di morire di chi se ne serve; offrire loro metodo alternativo che presenti maggiori probabilità di decesso è ritenuto istigazione al suicidio (ovvero fornire un aiuto all’esecuzione del fatto) ed è punito dal Codice Penale.
Chi supera una crisi non corre alcun pericolo di recidiva. Quasi la metà delle persone che hanno attraversato una profonda crisi esistenziale e che hanno tentato il suicidio lo hanno fatto a distanza di tre mesi dalla prima crisi emotiva, quando tutti pensavano che il pericolo fosse scampato.
Chi ha provato a suicidarsi sarà in pericolo per tutta la vita. Tra l’1% e il 2% delle persone che provano a suicidarsi ci riesce entro il primo anno dal primo tentativo e tra il 10% e il 20% nel corso della propria vita. Una crisi suicida dura ore, giorni, raramente delle settimane, per cui è importante saperle riconoscere.
Tutti coloro che si uccidono sono depressi. Sebbene tutte le persone depresse siano a rischio di suicidio non tutte coloro che lo fanno soffrono di questo disturbo dell’umore. Potrebbero soffrire di schizofrenia, alcolismo, disturbi della personalità, etc.
Chiunque si suicidi ha una malattia mentale. Le persone affette da disturbi mentali si suicidano più spesso rispetto al resto della popolazione, ma non si tratta di un requisito indispensabile. Ciò nonostante, è più a rischio una persona sofferente.
Il suicidio è ereditario Non è stato dimostrato che il suicidio sia ereditario, anche se spesso è facile risalire a diversi membri della famiglia che hanno messo fine alle proprie vite con il suicidio. In questi casi è ereditata la predisposizione a una determinata malattia mentale della quale il suicidio è il sintomo principale, come i disturbi della sfera emotiva e la schizofrenia.
Prevenire un suicidio è impossibile  perché è frutto di un impulso Chiunque stia per commettere un suicidio mostra una serie di sintomi che sono stati definiti come sindrome presuicidaria. Consiste in una costrizione di sentimenti e intelletto, inibizione dell’aggressività -che non viene più indirizzata verso gli altri quanto piuttosto verso se stessi – e la presenza di idee suicide; ciò può essere individuato in tempo.
Parlando di suicidio con una persona a rischio, la si potrebbe incitare a suicidarsi È dimostrato che parlare di suicidio con una persona a rischio, anziché incitarla, stimolare o inculcare questa idea riduce il rischio che commetta l’atto e può rappresentare per il soggetto l’unico modo per analizzare le proprie intenzioni autodistruttive.
Avvicinarsi a una persona in crisi suicidaria senza la dovuta preparazione, lasciandosi solo guidare dal luogo comune, è nocivo e può ritardare l’attuazione del dovuto trattamento Se il buon senso ci spinge ad assumere uno sguardo attento e ci predispone all’ascolto, spinti come siamo dal desiderio di aiutare la persona in crisi e trovare soluzioni alternative al suicidio, allora contribuiremo a prevenire il suicidio della stessa.
Solo gli psichiatri possono attuare misure di prevenzione del suicidio Di sicuro lo psichiatra è un professionista esperto nell’individuare il rischio di suicidio e gestirlo, ma non è l’unico. Chiunque dimostri interesse nell’offrire aiuto alla persona è determinante nella fase di prevenzione: “Il suicidio è la peggior forma di omicidio perché non lascia spazio al rimorso”.

Il suicidio è la peggiore forma di omicidio perché non lascia spazio al rimorso.

-John Churton Collins-

Uomo disperato.

A chi chiedere aiuto?

Quando una persona inizia ad avere pensieri suicidi è possibile rivolgersi a diversi enti per chiedere aiuto: 

  • DSM: Dipartimento di Salute mentale.
  • Centri di Salute Mentale (CSM), che forniscono linee guida per la tutela della salute mentale: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1905_allegato.pdf
  • Associazione Italiana per la tutela della salute mentale: AITSAM.
  • Telefono Amico: Servizio telefonico attivo dalle 10:00 alle 24:00, in cui viene offerto aiuto a chiunque voglia superare dei problemi emotivi.
  • Professionisti sanitari.

Queste risorse hanno un valore inestimabile, ma servono a poco se non riescono a raggiungere le persone in pericolo. Ecco perché tutti noi, in quanto membri della società, abbiamo un ruolo fondamentale in veste di comunicatori e collaboratori.

Quando la paura della morte non ci lascia vivere

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la morte e la paura che suscita sono per molti il principale motivo per cui le religioni sono sopravvissute nel corso della storia.



  • Mingote, Adán, José Carlos, et al. Suicidio: asistencia clínica, Ediciones Díaz de Santos, 2004.
  • Pérez, Barrero, Sergio, and Plaza, Jesús Guerra. Prevención del suicidio: consideraciones para la sociedad y técnicas para emergencias, Servicio Editorial de la Universidad del País Vasco, 2016.