Prosopagnosia: non riconosco il tuo volto

· 4 dicembre 2017

La prosopagnosia è una malattia rara che attualmente interessa il 2,5% della popolazione. Il soggetto è incapace di riconoscere i volti delle altre persone e neppure il suo. Ha colpito anche personaggi famosi come l’attore Brad Pitt, il cofondatore della Apple, Steve Wozniak, o il neurologo Oliver Sacks. Vi siete mai chiesti come sarebbero le vostre vite se aveste questa “cecità facciale”?

Immaginate che, durante una passeggiata con il vostro cane, vi imbattiate nel vostro migliore amico e non lo salutiate perché non riuscite a riconoscerlo. Immaginate che, mettendo a letto i vostri figli, non riusciate a riconoscere i loro visi; o che, una volta arrivati in ufficio, tutti i vostri colleghi vi sembrino dei “perfetti sconosciuti”.

Si presenta così la vita quotidiana delle persone che soffrono di prosopagnosia, spesso, tra l’altro, non sanno nemmeno di soffrirne.

Prosopagnosia: chi sei? Chi sono?

Questo disturbo non impedisce solo di riconoscere i volti dei parenti più intimi, degli amici e dei conoscenti, può anche alterare l’identificazione di certe espressioni emotive e del sesso della persona. Per chi ne è affetto tutti i volti sembrano uguali, non coglie nessuna differenza.

Uomini con punti interrogativi sul viso

Gli altri possono arrivare a criticare o a sentirsi feriti dalla persona con la quale hanno condiviso molte esperienze e che adesso non è più in grado di riconoscerle. Era proprio questa la descrizione fatta dall’attore Brad Pitt, etichettato a causa di questo disturbo come presuntuoso o altezzoso da persone a lui molto vicine.

Nei casi più gravi, la persona non è in grado nemmeno di riconoscere se stesso allo specchio o nelle fotografie di gruppo. Questo deficit può causare numerose conseguenze negative in ambito  interpersonale, può  minare la propria autostima e compromettere lo svolgimento del proprio lavoro, arrivando a causare depressione.

Si pensa dipenda da un problema di memoria

Il termine deriva dal greco prosopon (viso) e agnosis (assensa di conoscenza). Le persone che ne soffrono godono di buoni capacità visive e riescono a ricordare piuttosto bene la maggior parte degli oggetti. Per questo motivo, esattamente come qualsiasi persona sana, sanno chi sono i propri genitori, qual è il colore preferito dei loro figli, i gusti del proprio coniuge, cosa hanno mangiato il giorno prima o come canta bene il loro coinquilino.

Pertanto, anche se le zone cerebrali che riconoscono i volti interagiscono costantemente con le reti neuronali della memoria, non si può parlare di un problema di memoria generale. Si tratta più che altro di una malattia che riguarda in modo specifico i volti.

Percepiamo un modello facciale generalizzato

Prima di imparare a parlare o anche prima di inizare a balbettare, i neonati tendono già a distinguere in modo istintivo i visi e intorno al quarto mese di vita li elaborano in modo perfettamente definito. Ciò si deve al fatto che i volti apportano una grande quantità di informazioni: riflettono le emozioni, i sentimenti, l’identità, il sesso o l’etnia di una persona.

La persona affetta da prosopagnosia può identificare le diverse parti del viso (naso, occhi, bocca…), ma non è in  grado di ricordare il punto esatto in cui si trovano né di ricomporre la struttura totale del viso. Non può convertire gli elementi del volto in un unico modello facciale e non riesce ad associare la fisionomia con l’identità della persona.

Questo succede perché i volti vengono elaborati in modo “olistico”, ovvero non riconosciamo una persona solo dai suoi occhi o dalla sua bocca. Poiché siamo in grado di elaborare tutte le singole informazioni, riusciamo a integrarle per creare un modello facciale generalizzato.

Maschere bianche

La soluzione: gli elementi chiave contestuali

Anche se l’incapacità di riconoscere i volti è la caratteristica più rilevante della prosopagnosia, in certi casi il soggetto riesce a riconoscere quelli delle persone vicine, ma solo se presentano una determinata caratteristica. In questo senso, usano diversi elementi chiave contestuali e strategie per attenuare possibili situazioni imbarazzanti e dedurre attraverso questo dettaglio caratteristico chi è la persona che hanno di fronte. Per esempio, concentrarsi sul  colore dei capelli, sugli occhiali, sul suo modo di parlare, sul tono della pelle, su certe cicatrici particolari, su un neo o sulla tonalità della voce.

Più è peculiare la caratteristica di una persona, più facile sarà riconoscerla: sopracciglia molto folte, orecchie molto grandi, un paio di occhiali di colore verde acceso o un intenso profumo possono aiutare a identificare una determinata persona rispetto agli altri.

Si nasce con la prosopagnosia?

Questa malattia può avere un’origine innata, essere ereditaria e può tramandarsi di generazione in generazione, anche se non è molto comune. Nella maggior parte dei casi si tratta di un disturbo acquisito, la cui causa principale è una lesione cerebrale in entrambi gli emisferi provocata da un incidente cerebrovascolare, un tumore cerebrale o, in minor misura, da un trauma cranico o da infezioni nel sistema nervoso centrale, come l’encefalite.

La percezione dei visi implica una serie di processi cognitivi connessi a diverse aree e strutture cerebrali. Nonostante ciò, vi è un’area del nostro cervello che si occupa nello specifico del riconoscimento degli elementi fissi dei volti: la  circonvoluzione fusiforme o area fusiforme facciale (FFA). Si trova nel lobo temporale.

Donna con viso cancellato

Qual è la cura?

Attualmente, la prosopagnosia non ha una cura. Tuttavia, si possono “allenare” i pazienti a usare questi elementi chiave a livello contestuale; inoltre le persone attorno a loro dovrebbero rendere la loro vita quotidiana il più facile possibile. Per esempio, ricordandogli il nome dei presenti, evitando grandi eventi e riunioni sociali o scegliendo film nei quali compaiono pochi personaggi.

Avevate mai sentito parlare di questa malattia che, anche se poco conosciuta, interessa un vasto numero di persone, le quali diventano “ciechi facciali”?